DISCUTIAMONE: soldi, contributi e fan, dove andremo a finire?

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Ciao a tutti, come avrete notato c’è stata un po d’inattività in quest’ultimo mese, bhè come chi ci segue da più tempo saprà, siamo una realtà piccola e fan made, che non ha mai chiesto e mai chiederà soldi sotto forma di contributo o altro, quindi in base alle risorse siamo più o meno presenti.

A proposito; quello del chiedere soldi è un qualcosa che non concepisco, nel senso, è vero che per vivere ci vogliono soldi, è vero che le piattaforme d’informazione o intrattenimento a tema videogiochi, cinema o altro sono fatte da persone che devono guadagnare; ma è pur vero che l’industria del settore è disposta a pagare per sponsor e pubblicità. Chi ha voglia di nascere in questo settore, se proprio vuole guadagnare, non dovrebbe chiedere soldi a chi li segue, perché chi li segue è il motore che gli permette di esistere. Se tu esisti grazie a me, perché devo pagarti per farti esistere?
Secondo me si dovrebbe pensare a fare bene, parlare con la gente, divertirsi e semmai farsi notare dall’industria, che guadagna da tutto ciò e che semmai sarà lei a foraggiarmi.

Noi che siamo il popolo, perché CineVideogiochi nasce per questo, essere una voce in mezzo a tutti noi; dovremmo ricordarci che il settore e l’industria esistono perché noi spendiamo e compriamo. Dovremmo riappropriarci della nostra importanza.
Ma non è solo una questione di pagare chi vuole provare a guadagnare da tutto questo, il fenomeno si allarga e si rispecchia nel modo con cui ormai le case produttrici ci gestiscono, con pacchetti a pagamento, pay to win, skin estetiche e giochi incompleti che necessitano di DLC a pagamento per completarsi.

L’industria è più concentrata su come spillarci soldi, che fare buoni videogiochi. 20 anni fa, si preoccupavano di fare buoni giochi per incentivare la gente a comprarli, far conoscere il mondo dei videogiochi, per conquistare e trovare nuove persone che lo potessero avvicinarsi al settore. Oggi tutti conoscono i videogiochi, sono nei cellulari, nei tablet, nelle console, nei pc, nelle edicole e l’elenco continua. Oggi l’industria non si preoccupa più di farsi conoscere, ma solo come di levarci più soldi.

Allora ragazzi, almeno nell’informazione o nei portali che seguiamo, facciamo caso che siano i fan i protagonisti, che non ci vengano imposte regole e censure, ma soprattutto che non ci tolgano altri soldi.

Se non arrestiamo questo sistema, dove andremo a finire? Tutto questo sistema economico, ormai incide profondamente sulla nostra libertà d’espressione, avete provato a girare su pagine o gruppi importanti di videogiochi? Poco poco parlate di qualcosa che non va a genio alla direzione e siete fuori.
Tutto questo sempre perché la gente non ha capito, che loro esistono grazie a Noi!

Con questo voglio chiudere e ringraziarvi per anche 1 solo minuto che ci dedicate. CineVideogiochi nasce per essere parte della comunità, per esprimere la passione di videogiocatori, appassionati di cinema e serie TV. Non a caso il nostro motto è “Scatena le tue Passioni”.

P.S. l’immagine sopra dovrebbe esprimere “passioni” mi piaceva, anche se può sembrare equivoca 🙂

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DISCUTIAMONE: State of Decay 2, alla fine vale la pena?

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È passato 1 mesetto circa dalla sua uscita, criticato, amato, pubblicizzato più o meno che sia, cosi oggi voglio tirare qualche bilancio e parlarne insieme a voi partendo dalle mie riflessioni.

Da dove partire?

Io vorrei cominciare con una premessa, perché leggo come tutti voi tanti articoli in generale sul mondo dei videogiochi e spesso mi trovo a pensare, che troppo frequentemente il giudizio dato sui videogiochi in generale sia viziato da due elementi formali; che sono “la fretta” e “gli sponsor”.

Per fretta mi riferisco alle recensioni lampo, date ancor prima dell’uscita ufficiale, magari basate proprio sulle poche ore di gioco, con le copie in anteprima spedite ai recensori “major”, per fargli fare l’articolo anticipando l’uscita di qualche giorno. Oppure mi riferisco a tutti quegli articoli creati come consigli per gli acquisti, magari mascherati da altro, ma che servono a questo scopo.
Ho reso l’idea? Mi spiego meglio, ma come si fa a capire veramente un videgioco in qualche ora giocata con l’imbuto?, con la fretta di doversi sbrigare a scrivere l’articolo da far uscire prima degli altri e quindi mi chiedo, come si può realmente capire un gioco, apprezzarlo, oppure no, in così poco tempo e poi poter essere obiettivi nel descriverlo e giudicarlo, spiegandolo a chi dovrà andarlo a compare, magari proprio in funzione del giudizio letto.
Insomma la domanda è, se io da fan devo giocare ore e ore per capire realmente un videogioco, perché poi mi faccio influenzare da chi ne parla dopo appena un occhiata? Vale solo per me?

Comunque Tutto questo si ricollega al secondo elemento, “gli sponsor” e da qui nasce la domanda che da sempre tutti ci facciamo, questi articoli saranno obiettivi? oppure i giudizi sono comprati dalle pubblicità?
Ma le domande non finiscono, come ad esempio perché vengono stroncati dalle recensioni solo giochi con un basso investimento promozionale? Vi ricordate un solo gioco molto pubblicizzato di cui si è parlato male?
Alla fine questa mia premessa prima di parlare di SoD2 è più che altro l’articolo nell’articolo, ma che affronta il nocciolo della questione.
State of Decay 2 è vittima di questi fenomeni? Vale la pena giocarlo?

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Quindi passiamo a SoD2, io ho voluto giocarci ampiamente prima di decidere di volerne scrivere e non terrò minimamente conto dei giudizi dati da tutta la critica fino ad oggi, ma come sempre scriverò basandomi sulle mie impressioni personali.

Ci sono tre parole che riassumono tutta l’esperienza di SoD2: “tecnica”, “storia” e “gameplay”.

Riguardo la tecnica purtroppo il lavoro rispetto gli standard attuali, lascia davvero a desiderare, ma non mi riferisco solo alla grafica scadente, bensì sull’infinità di bug e problemi strutturali di cui il gioco è pieno. Troppi per spiegarli tutti qui, ma tra questi e la grafica ai livelli dell’xbox 360, fanno si che secondo me il pubblico dovrebbe recarsi negli studi Microsoft a bastonarli. Qualcuno starà pensando alla solita scusa, il gioco nasce come progetto sconosciuto, basso costo, non è un tripla A ecc… ecc…, però nel momento in cui Microsoft ne ha acquisito la testata e lo ha pubblicizzato come una delle esclusive più attese del 2018, allora non ci sono più scuse. Il gioco doveva essere rifinito adeguatamente.
Come se God of War su ps4 fosse uscito con la grafica della PlayStation 3, la gente lo sarebbe andato a spaccare sui banconi dei vari gamestop e compagnie varie.

Qui voglio aprire una parentesi (a me il gioco piace!), lo chiarisco per chi sta pensando eccone un’altro che parla e pensa solo alla grafica…

Però prima di parlare del perché mi piace, torniamo alle tre parole, la seconda è “storia” e qui mi chiedo quale storia?
È ridicolo, che anche qui sono riusciti a fare un lavoro ridicolo (reso l’idea? Ridicolo!) Qualcuno ha capito quale è la storia? Nel senso d’accordo c’è un senso nel gioco, ma si tratta giusto di quello, un senso. Possibile che ancora un esclusiva così attesa, pubblicizzata come l’esclusiva Microsoft tanto desiderata, sia riuscita a rimanere in uno stato cosi semplicistico?

A questo punto, dopo tutte queste criticità; viene il “gameplay”.
A mio parere riesce veramente a colpire nel segno, anzi va oltre, è talmente ben sviluppato che riesce ad oscurare parzialmente anche gli altri due aspetti negativi. Sostanzialmente se siete gente che non basa tutto sulla grafica o sull’epicità o filo logico che può avere una storyline, ma vi interessa il divertimento, questo SoD2, vi farà divertire. Rende bene l’idea dell’ambientazione survivalista post apocalisse zombie e vi regala ore d’intrattenimento in serenità.
Alla fine è questo che dovrebbe contare in un videogioco, il “divertimento” e proprio per questo penso che il gameplay in un videogioco sia l’elemento fondamentale.

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La sola grafica, ambientazione o storia non bastano a creare l’esperienza che da la voglia di continuare a giocare, mentre il gameplay ben fatto riesce a mantenere incollati.
Certo non è un gioco con una longevità elevatissima, perché dopo un po anche facendo nuove partite diventa ripetitivo e le variabili non sono moltissime. Però certamente vale il rapporto qualità prezzo.
In particolare se siete amanti degli scenari a tema fine del mondo e zombie, qui troverete soddisfazione. Nota negativa, forse il livello di difficoltà è un pelo troppo semplice, conoscendo un minimo le dinamiche, diventerà molto semplice sopravvivere e avere risorse sempre a sufficienza.

A questo punto non saprei che altro dire, infondo non voglio fare una recensione, ma più che altro una riflessione sulle criticità dl gioco, rapportate alla domanda se alla fine, dopo tutto, vale la pena giocarlo e la mia risposta è si.
Consigliato soprattutto se possessori di Xbox Game Pass, con un mese di abbonamento a 10 euro, ve lo stragiocate alla grande.

Ovviamente questo è un mio spunto di riflessione, potete essere o non essere d’accordo, fatemi sapere la vostra opinione.

Alla prossima.

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“Scatena le tue Passioni”

Solo A Star Wars Story, la Recensione (no spoiler)

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Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…….

C’era un giovane, che sognava di diventare un pilota, voleva essere il miglior pilota della galassia, ma la vita per lui era stata difficile sin dall’infanzia.
Le vicissitudini della vita lo avevano portato a diventare un furfantello, che nonostante tutto sognava di fuggire da quella situazione, forse per fortuna personale, forse per amore o semplicemente per brama di gloria, comunque sia, il suo percorso era agli inizi e quello che sarebbe stato il suo futuro è già storia……

Cari amici proprio cosi, tutti conosciamo  le avventure del nostro amato Han contro l’impero e quella che è stata la sua vita, ma certamente quello che ci aspettiamo da questo Solo, è conoscere come e perché il nostro Han sia diventato, quell’intrigante personaggio conosciuto per la prima volta su Tatooine in episodio IV.
Tutti ci siamo chiesti almeno una volta, come sarà diventato quel malfidato individualista che abbiamo conosciuto in quella iconica cantina di Mos Eisley tanto tempo fa, come avrà ottenuto il leggendario Millennium Falcon e quali altri personaggi avranno influenzato la sua storia? Insomma tutte queste e tante altre domande ci affascinano da sempre, è vero che nella letteratura di Star Wars si trovano tante risposte o approfondimenti, ma vedere tutto in un film è un’altra storia.
Il mito di Star Wars è cominciato con un film e non con un libro (come spesso accade), quindi tutto ciò che gli riguarda, trova la sua massima resa nei suoi prodotti cinematografici e televisivi.

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Dopo questa breve introduzione, veniamo al sodo, merita o non merita? se leggete le mie recensioni, sapete che non mi piace essere neutro, anzi scrivo semplicemente la mia opinione con il mio giudizio personale.

Complessivamente ottimo prodotto e mi sento di dargli un bel 8!

Strano vero? non che gli ho dato 8, ma che il voto sta in mezzo alla recensione, lo so in genere va alla fine…. Ovviamente vi prendo in giro, non per l’8, ma per aver scritto in mezzo!

Scherzi a parte, ho voluto giocare con voi su questa tematica del voto, proprio perché come sempre, per questi ultimi film canonici e non di Star Wars, il pubblico si sta dividendo tra chi lo ama, chi lo odia, chi non lo sa ecc… ecc…

Secondo me c’è solo una cosa di cui bisogna rendersi conto, Harrison Ford si è invecchiato, se no, lo avrebbero fatto con lui il film, tolto questo piccolo particolare sostituirlo non sarebbe stato facile per nessuno (come attore) soprassedere all’affetto che tutti noi fan proviamo per Ford non è facile e nessun regista o produttore (Lucas compreso) avrebbe potuto farci cambiare idea. Allora vi chiedete cosa sto cercando di dirvi?
Il film è bello e Alden Ehrenreich ha fatto un ottimo lavoro nell’interpretare Han, il vero problema è che dobbiamo essere noi fan a renderci conto che Ford non poteva esserci e dobbiamo fare uno sforzo mentale nel dimenticarci il paragone e guardare il film senza pregiudizi.

Se riuscirete a fare questo, guardarlo senza criticismo ed apprezzarlo per quella che è l’opera in se stessa, vi piacerà tantissimo. Passati i primi 10 minuti in cui dovete superare questo senso d’ambientamento e in cui secondo me c’è proprio la parte più debole del film, infatti l’inizio non mi ha molto convinto, ma superato questo start-up poco convincente, va tutto alla grande; ci si diverte, si conoscono personaggi accattivanti ed in particolare il personaggio di Tobias Beckett (Woody Harrelson), fantastico, mi piace molto quest’attore. Non solo, anche Lando Calrissian (Donald Glover), funziona molto, pensando al Lando della vecchia trilogia, questo è molto credibile da giovane.
Insomma il cast ottimo, la storia divertente e convincente, poi lasciatemelo passare perché questo che vi dico non lo reputo uno spoiler, saprete finalmente come il Falcon sia diventato famoso per aver fatto la rotta di Kessel in 12 parsec. Vale la pena no?

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Fidatevi funziona il film, basta non stare li a pensare a Ford e all’immagine che conosciamo di Han, in generale la galassia di Star Wars presentata in questo film è molto credibile, piacevole e rende bene l’idea del mondo criminale che ruota dietro a tutto questo grande universo.

Poi ragazzi non finisce qui, state certi, ci saranno altre avventure……

Voto Finale: quello di prima non era uno scherzo!

P.S. andatelo a vedere, se non siete d’accordo con me, vi aspetto nei commenti.

Deadpool 2, la Recensione “irriverente” (no spoiler)

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Come da titolo rasserenatevi, non ci saranno spoiler, ma se volete avere un anticipazione del fenomeno che vi aspetta al cinema, la lettura fa proprio al caso vostro.

Deadpool, alias Wade Wilson, alias Ryan Reynolds, alias… troppi alias? Ebbene si pomparsi, darsi arie e tanti nomi, è proprio da Deadpool! Perché lo troverete cosi, carico, irriverente, sarcastico, divertente e spumeggiante.
Ve lo ricordate il primo Deadpool? forte no?, allora prendetelo e moltiplicatelo x10, perché il nuovo Deadpool ha lavorato molto sulle caratteristiche che lo hanno reso indimenticabile e le ha proprio maggiorate.

Bene penso di avere reso l’idea con quest’introduzione, allora entriamo nel vivo della questione, di cosa parla questa nuova avventura;  degli X-man? dei super criminali? di amore e odio?, no! Parla di famiglia, parola di DP! dovrete vederlo per sapere il perché.
Quindi avete capito? non vi parlerò della trama, salvo farvi sapere che il nostro DP si unirà a nuovi amici per salvare il suo presente, passato e futuro!

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Troverete divertimento assicurato, azione, coinvolgimento e soprattutto intrattenimento! Se lo scopo di un film è quello d’intrattenere, Deadpool 2 rende onore a questo altissimo senso artistico del cinema. Infondo il cinema dovrebbe essere questo, “intrattenimento”; un significato ormai spesso dimenticato, dove si vanno a cercare grandi messaggi, messaggi nascosti e significati altissimi e di grandi qualità. Ma alla fine perché noi pubblico guardiamo i film? Io rispondo cosi… intrattenerci e vivere qualche ora del nostro tempo libero facendo qualcosa che ci piace. Deadpool 2 coglie pienamente il bersaglio in questo obbiettivo, alla fine vi lascia soddisfatti, ovviamente deve piacere il genere, se paradossalmente qualcuno odiasse in assoluto i film con comicità e commedia, non dovrebbe guardarlo, anche se scommetto che DP saprebbe farvi cambiare idea.

Cominciate a farvi un idea? confusi?, bhe la mia recensione è come il film, strana ma (spero io) divertentissima (il film) e mi auguro un minimo sullo stile di DP e che gli renda giustizia.

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State pensando e gli attori come recitano? gli effetti speciali? la sceneggiatura? insomma dove sono tutte le cose classiche di una recensione?, a che vi servono vi dico io, non è chiaro ancora? Va visto, assolutamente imperdibile!

Allora non state a perdere tempo con recensioni ed opinioni, andatevelo a vedere e divertitevi!

VOTO FINALE 8,8!!

p.s. pensate perché voto 8,8 e non 10 vista la mia presentazione?
Come dice DP la sceneggiatura è deboluccia, il budget basso e hanno risparmiato sugli attori! Scherzo! Mi raccomando non perdetevi le scene dopo i titoli, Spoiler!

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“Scatena le tue Passioni”

Frontiera, la recensione della serie Netflix

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Eccoci cari amici, a parlare di una di quelle serie, che a prima vista sul catalogo Netflix possono non attirare l’attenzione; Frontiera con il suo protagonista principale Jason Momoa.

Cominciamo subito con il dire, che il nostro Jason riesce bene a mostrare i muscoli in questa serie, ma non soltanto a livello estetico, ma anche come prova artistica. Con questo non voglio esageratamente esaltarlo come recitazione, però certamente riesce a dare quel giusto spessore ad una serie altrimenti molto povera.
Proprio perché non mi ha convinto al 100%, ovvero non posso dire che non mi sia piaciuta, anzi l’ho divorata in 3 giorni, dato anche il purtroppo limitato numero di episodi tra le due stagioni al momento disponibili; però se da una parte a livello d’intrattenimento ha svolto il suo compito, da quello di un analisi più attenta, mi rendo conto che si poteva fare molto meglio.

In sostanza mi è piaciuta, ma poteva essere molto migliorata.

Entrando nel vivo della questione vi chiederete di cosa parla?
Se avete visto Revenant il film con il buon Leonardo Di Caprio, potete farvi un idea del contesto, ossia commercio delle pelli, nativi americani e le varie compagnie impegnate in questa attività del pellame, che si facevano concorrenza estrema. Jason Momoa interpreta Declan Harp, un capo di queste compagnie, mezzo irlandese e mezzo nativo americano, in lotta per una sua vendetta personale con la Compagnia della Baia di Hudson. Le storia ci porterà a conoscere tutta una serie di personaggi secondari, ognuno impegnato a coltivare i suoi interessi personali, ruotando sempre intorno al tema del commercio delle pelli.
Come ho detto è presente il tema della vendetta, che spinge Harp non solo per denaro, ma per motivi personali a questa lotta; questo è uno dei classici stereotipi abbinati a storie del genere.

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A tal proposito ho trovato proprio la trama un po troppo semplice e deboluccia, si poteva fare molto meglio, ma non solo, i set scenici e le ambientazioni sono molto essenziali, si sente fortemente un grande risparmio e limite economico riguardo questi elementi. In pratica tutto si svolge sempre e solo nelle stesse limitate location: Fort James dove si snoda il grosso delle vicende, ed in particolare la casa del governatore e la locanda, Montreal tra la piazza del mercato e la casa di uno degli altri personaggi secondari, dove si articolano le vicende di questo e tutta una serie di altri personaggi ed infine il bosco ed il fiume. In tutto ciò dovremmo avere la sensazione di grandi ed ampissimi spazi, che ovviamente non riesce proprio bene.

Se il set e le ambientazioni risentono dell’evidente limite di budget, in compenso la prova generale del cast è buona e Momoa svolge un discreto lavoro, anche se ogni tanto cade in questo suo modus di recitazione un po tutto uguale, forse perché lo stanno stereotipando troppo in personaggi simili, sarà il caso di cambiare agente Jason?

Comunque in conclusione, se piace il genere è certamente una serie che si guarda spedita e svolge perfettamente il suo compito, non sarà una pietra miliare del genere, ma nemmeno da buttare via; come ho detto all’inizio a prima impressione non attira più di tanto, poi se si guarda è piacevole. Appunto questa sensazione rispecchia il giudizio complessivo, si può vivere anche senza vederla, ma se si guarda non è tempo perso.

Tutto considerato Voto Finale 6,5

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“Scatena le tue Passioni”

DISCUTIAMONE: Kratos è cambiato, perché un successo?

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Kratos è cambiato, uno slogan che racchiude tanto significato.

Cosi voglio iniziare questa riflessione, sul perché quest’ultimo God of War è riuscito a stupire tutti; pubblico, critica e addirittura addetti ai lavori.

Credo che la chiave sia proprio il cambiamento, quest’aggiornamento nel modello e lo stile di gioco ai nostri giorni è uno degli elementi chiave che hanno determinato questo successo e mi chiedo, ma è tutto qui? secondo voi?

Molte persone attribuiscono all’elemento gameplay, il motivo di questo successo, trovare un gameplay attualizzato, in linea con altri giochi del genere, ha fatto si che piacesse; ma secondo me non è cosi semplice. Anzi sicuramente il nuovo gameplay, moderno e attuale è un fattore che contribuisce ad arricchire il gioco, ma io ho trovato e riassunto tutto questo successo, in un elemento, la narrazione.

La narrazione è quel plus che enfatizza tutti gli altri aspetti ed elementi del gioco; dal gameplay, alla storia o alla grafica e lavoro tecnico stesso. Voglio spiegare bene cosa intendo per narrazione, non soltanto la trama o storia, ma proprio il modo come viene raccontata, come sono state magistralmente fuse le scene d’intermezzo, come la componente del viaggio tra padre e figlio, diventi proprio un racconto tra i due personaggi. Il gioco piace perché senza che il videogiocatore se ne accorga, riesce a trasportarlo veramente in questo viaggio, fatto di scoperte, sorprese e il continuo conoscere questo rapporto tra il padre e il figlio.
Kratos è un personaggio rinnovato, in realtà assolutamente diverso rispetto gli altri God of War; lui stesso è stato artefice di questo cambiamento e ha voluto diventare una persona diversa. Effettivamente questi elementi psicologici ed introspettivi ci fanno conoscere un nuovo Kratos e qui torniamo all’aspetto del cambiamento, che a questo punto viene costruito in una narrazione progressiva, supportata dalla tematica del viaggio. Questo viaggio è psicologicamente il miglior espediente possibile, che Studio Santa Monica ha saputo utilizzare, per poterci costruire tutta l’esperienza e lasciatemi dire, ci è riuscita alla grande.

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Nel viaggio conosciamo il nuovo Kratos, ci vengono introdotti tanti nuovi elementi e viviamo proprio questa sensazione di scoperta che ci coinvolge sempre più. Inizialmente può sembrare quasi banale la storia, ma uno dei suoi punti di forza è proprio questo, iniziare il viaggio non sapendo nulla di cosa aspettarsi.
I colpi di scena ed il collegamento con il passato di Kratos, in tutto ciò forniscono un ottimo legame per tutti i fan storici della saga; anche se per come è strutturato è un titolo, che risulta godibile a tutti, vecchi e nuovi fan.

E’ tutto qui il segreto del successo?

Non solo, come ho detto il segreto sta nel cambiamento ed ora voglio tornare proprio sul gameplay. Perché è cosi vincente?, se ci pensiamo bene è simile a tanti giochi attuali, ma secondo me c’è una cosa che particolarmente lo rende vincente; sto parlando della semplicità. Per me la semplicità è tutto, riesce a rendere il giocare un elemento di relax, invece di trasformarlo in un qualcosa di stressante. Certo ci sono i vari livelli di difficoltà che rendono il tutto impegnativo, ma con semplice non intendo quindi il grado di difficoltà, ma proprio l’immediatezza con cui si riesce a giocare. L’immediatezza è stato il cavallo di battaglia storico di God of War, telecamera fissa, scorrimento in avanti e ammazza tutto. Bhé, secondo me sono riusciti a mantenere la stessa sensazione, pur attualizzando il concetto di telecamera e gestione dei comandi. Non finisce qui però, quest’immediatezza del gameplay è perfettamente fusa nella narrazione e qui mi ricollego alle riflessioni di prima.

Sostanzialmente giocando si vive lo stesso svago dei vecchi GoD, ma con la sensazione di giocare un Horizon Zero Dawn per fare un esempio, o un L’Ombra della Guerra; c’è stato un passaggio da un concetto antico di gioco, quasi platform, alla modernità, mantenendo comunque quella sensazione classica del gioco. Il tutto condito da una profondità narrativa, molto più importante e studiata.

Credo sia evidente di come dietro questo grande lavoro c’è stata la voglia di costruire delle nuove basi su cui sviluppare altri capitoli. Senza dubbio sarà un’altra trilogia, magari non i cinque titoli di cui si è parlato in questo periodo, ma certamente l’avventura non finirà presto.

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Ora come avete letto, non sono voluto entrare nell’analisi del gioco tecnica, o visiva, non era questa una recensione, in realtà proprio perché molto colpito dall’intensità di questo “viaggio”, ho voluto ragionare sulla ragione del successo di questa esperienza e spero possa aver trovato un riscontro in voi che state leggendo.
In conclusione, bisogna proprio ribadire Kratos è cambiato e menomale! Grazie Studio Santa Monica.

Amici sarei curioso di sapere la vostra opinione in merito, se volete lasciate un commento per fare due chiacchiere.
Alla prossima.

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“Scatena le tue Passioni”

Star Trek Discovery, la Recensione della serie Netflix

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Oggi voglio parlarvi di questa serie originale Netflix, non tra le ultime uscite certamente, anche se piuttosto recente. Senza Spoiler.

Io inizialmente non sono stato molto incuriosito appena rilasciata, infatti l’ho guardata in questi ultimi giorni. Spesso quando ci si avvicina ad un nome noto, si rischia di rimanere influenzati dal suo peso, nel bene e nel male. Questo è stato il mio caso con Star Trek Discovery, in realtà alla sua uscita non mi sono molto documentato sulla sua trama e sul suo riscontro ottenuto i termini di critica; l’ho semplicemente accantonata perché credevo in un qualche modo di sapere cosa mi aspettasse.
Con questo non voglio dire che non mi piacesse l’universo di Star Trek, ma semplicemente non mi sentivo di aver gran fretta e voglia di seguire questa serie.
Cosi come spesso accade, recentemente cercavo qualcosa di interessante a tema fantascienza, che è tra i miei generi preferiti e girando sul catalogo Netflix, mi sono detto diamogli fiducia.

Ho voluto condividere questa mia premessa, perché spesso come ho anticipato, ci si fa molto influenzare dai marchi e nomi dietro i progetti cinematografici o televisivi; senza realmente farsi un idea propria.

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In questo caso voglio partire subito alla grande, a me è piaciuta la serie, tante buone regole vogliono delle recensioni più letterarie, magari meno soggette al giudizio soggettivo, spesso che accontentino le masse. La verità è che a me piace leggere quando qualcuno mi fa capire cosa gli è piaciuto e cosa lo ha coinvolto, a voi no?

Quindi questa è la mia impressione.

Allora la serie ha un ottimo ritmo, coinvolge gradualmente lo spettatore, introducendolo anche alle grandi dinamiche dell’universo di Star Trek; cosi un’importantissimo pregio è proprio quello di essere adatta a tutti. Non c’è bisogno di essere esperti di Star Trek, delle vecchie serie o film per seguirla; in realtà è una serie perfettamente autosufficiente, che sicuramente darà un nuovo corso a nuove storie ed attuali stagioni. Ovviamente esistono rimandi e collegamenti a personaggi ed eventi visti nella storia del franchise, ma non sono determinanti ai fini della godibilità.

Va presa per quello che è, ovvero un ottima serie di fantascienza, attuale, con buoni effetti speciali, un ottimo cast e una trama avvincente e non del tutto scontata.
Sul fattore trama ci sono dei classici rimandi a cliché del genere, diciamo ci sono degli elementi tipici e non originali, ma non per questo nel complesso minano la riuscita del progetto nella sua interezza. In breve la storia segue le vicende dell’astronave Discovery e del suo equipaggio, che si troveranno coinvolti in una guerra che vedrà l’universo di tutta la galassia appeso ad un filo. Detta cosi, è la più classica delle storie, ma non abbiate paura, saprà appassionarvi a dovere.

A me sono piaciuti molto gli attori e le loro performance, in più ho ben apprezzato questa freschezza per un nome che di per se ha i suoi anni sulle spalle. Non è assolutamente facile spuntarla con qualcosa che funzioni bene quando si lavora con delle tematiche viste e riviste.

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Se il risultato è quello che conta e la sensazione che ti lascia una serie o un film alla fine sono l’essenza della sua riuscita, è questo il caso di dire, Ottimo Lavoro.
A prescindere da tutto, alla fine sono rimasto con la voglia di vedere come prosegue ed aspettare una seconda inevitabile stagione. Direi che questa è la cosa fondamentale.

Se l’avete vista, voi come l’avete trovata?

Tutto considerato Voto Finale 7,5

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“Scatena le tue Passioni”

Quanto sono importanti le esclusive per le console?

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Nelle community di videogiocatori, il tema delle esclusive è sempre uno dei più discussi. Sia per effettiva qualità dei giochi ed importanza tra le piattaforme concorrenti; che per un più semplice e limitato campanilismo, capace anche di sfociare in un simil-tifo calcistico tanto caro a noi italiani.

Sicuramente, i titoli prodotti in esclusiva per una determinata piattaforma sono un modo che hanno le grandi case produttrici (ovviamente Sony e Microsoft), per cercare di portare noi giocatori sulla propria ammiraglia. Quanti, negli anni, hanno acquistato l’una o l’altra console spinti dal desiderio di giocare alcuni determinati titoli, non disponibili sull’altra?

In questo periodo storico però, stiamo assistendo ad un fenomeno alquanto strano. Se la società giapponese continua a puntare forte su questa tipologia di investimenti (tra i tanti, giochi come Bloodborne, Uncharted 4, Horizon: Zero Dawn e God of War), la sua rivale, complici anche le difficoltà di Xbox One al lancio e qualche sfortuna con alcuni titoli cancellati come Scalebound, ha deciso di spingere meno su questa esclusività, provando invece a fondere pian piano il gaming tra console e PC (inteso solo come Microsoft Store però, facendo più problemi verso piattaforme come Steam e compagnia) e sfornando anche un’idea abbastanza nuova per il mondo dei videogiochi (al massimo paragonabile a EA Access), ovvero il videogioco come “servizio”, una libreria di titoli e funzioni ottenibile tramite l’abbonamento a Xbox Game Pass, sulla falsariga del successo ottenuto in altri settori da Netflix, il rampante Amazon Prime Video ed altri che hanno attuato tale politica.

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Solo il futuro ci dirà se sarà una scelta premiante o meno, e chi dei due avrà imboccato la strada migliore per il bene del gaming. Per ora non ci resta che provare a fare ipotesi, immaginare le eventuali conseguenze e vedere se per davvero i due colossi del mercato console si stanno separando verso due direzioni diverse.

Sony sta vedendo la sua linea premiata. Le esclusive vendono, eccome, e fanno vendere la console. Playstation 4 ha surclassato la rivale, che anche con Xbox One X non è riuscita a risollevarsi, e che, nonostante titoli come Sea of Thieves e il prossimo State of Decay 2 (entrambi cross-play con il PC, ricordiamo) non riesce a sfornare titoli capaci di invogliare i giocatori a passare alla casa di Seattle.

La speranza è che Xbox Game Pass possa aiutarla a risollevarsi, perché il mondo del gaming ha assoluta necessità di questo dualismo. La concorrenza, la sfida giorno dopo giorno a far meglio del proprio avversario, è un vantaggio soprattutto per noi giocatori. Più qualità, più scelta. Ma riuscirà a farlo senza esclusive degne della controparte? Halo e Gears of War non sono più quelli di una volta, ed appunto questi nuovi first-party del 2018 non sono al livello dei corrispondenti Sony,per quanto intriganti e divertenti. Speriamo che Phil Spencer e compagnia riescano a rendere davvero valido questo progetto, così da riportare un po’ di verve nel mercato, la quale ormai manca da fin troppo tempo.

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Red Dead Redemption 2: tutte le ultime novità, trama e gameplay

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Recentemente everyeye ha potuto visitare in esclusiva italiana gli studi di Rockstar Games, dove ha potuto mettere mani ad una demo dell’attesissimo Red Dead Redemption 2. Il loro giudizio sembra molto positivo, e preannuncia ad un capolavoro.

Scopriamo insieme i dettagli su questo prossimo capitolo tratti dalla loro esperienza:

Red Dead Redemption 2, come preannunciato nei giorni scorsi, sarà un prequel ambientato nel 1899. Giocandolo impersonerete Arthur Morgan, un membro della banda di Dutch, l’antagonista del primo capitolo. L’obiettivo è quello di farci sentire e vivere l’esperienza come fossimo dei veri fuorilegge. La nostra base del gruppo sarà itinerante, spostandosi all’interno della mappa di gioco. Da qui potremo incontrare altri compagno e pianificare le nostre attività: assalti ai treni, rapine alle banche cittadine, o battute di caccia per rifornire le nostre scorte di cibo.

L’interazione con il mondo di gioco sarà molto importante, vivremo in un ambiente dinamico dove ogni azione avrà il suo contesto e motivazione. Ad esempio dopo la caccia bisognerà caricarsi le pelli raccolte sul nostro cavallo per riportarle a casa, oppure sarà (rispetto al primo titolo) limitato il numero di armi da potersi portare dietro, si potranno trasportare tante armi quante si potranno caricare sul cavallo o su noi stessi.

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L’intelligenza artificiale del titolo sembra essere diventata eccezionale. Gli NPC reagiranno diversamente alle nostre reazioni ed ai nostri dialoghi;,quindi il nostro comportamento sarà direttamente proporzionale alle risposte sia nei dialoghi, che nei comportamenti, che gli NPC terranno nei nostri confronti. In più sembra che si potrà interagire veramente con qualsiasi personaggio.
I caratteri dei vari NPC saranno piuttosto eterogenei: ogni incontro, insomma, potrà trasformarsi in una storia, e ogni storia avrà un esito potenzialmente unico e imprevedibile (questo concetto mi fa pensare alla serie tv Westworld, per chi ha presente). Tutto ciò significa, ovviamente, una maggiore libertà interpretativa nello sviluppo delle missioni, scegliendo ad esempio un nostro grado di bilanciamento tra maniere forti, o un approccio più diplomatico. Le sparatorie in termini di gameplay sembrano molto simili a quelle di GTA V, tuttavia non mancano alcune novità anche per quanto riguarda il sistema di controllo. Alla pressione del dorsale del pad non corrisponde un colpo sparato: tenendo premuto il tasto, Arthur si limita a sollevare il cane del revolver, pronto a rilasciarlo e quindi a far fuoco solo quando il giocatore molla la presa.

Arthur Morgan, il nostro protagonista, avrà un proprio sistema di progressione: potrà insomma aumentare le sue capacità in modo simile alla progressione dei protagonisti di GTA V. Ci sarà anche un semplice, ma non fondamentale, sistema di crafting, che ci darà modo di sfruttare alcune delle risorse accumulate durante il viaggio.

A livello sia grafico, che sonoro, sembra proprio sia stato fatto un lavoro eccellente.

Riguardo il multipalyer, elemento essenziale per una grande fetta di giocatori, al momento non ci sono ulteriori dettagli.

Ragazzi rimaniamo in attesa per ulteriori novità e l’appuntamento rimane confermato per il 26 Ottobre 2018.

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