Kratos ed il Guanto dell’Infinito: un Easter Egg permette di sbloccarlo

Recentemente degli utenti di Reddit hanno scoperto un Easter Egg dedicato ad Avengers Infinity War.  Vi piacerebbe ottenere il Guanto dell’infinito?

Grazie a una quest speciale assegnata da Sindri, questo è possibile.
“Attenzione possibili Spoiler”

Durante la quest Family Business assegnata da Sindri si potrà trovare un talismano chiamato “Shattered Gauntlet of Ages”. La descrizione dell’oggetto recita: “Un’antica reliquia di Hel viene ritenuta troppo potente per rimanere integra, i frammenti della sua antica forza giacciono sparsi per i regni”

Approfondendo si finisce per scoprire che il gioco contiene 6 incantesimi sparsi nei regni, che sono paralleli alle Infinity Stones trovate nell’universo Marvel.
Eccoli di seguito: (a sinistra nome incantesimo e a destra l’equivalente stone del mondo Marvel):

  • Andvari’s Soul – Soul Stone
  • Njord’s Temporal Stone – Time Stone
  • Eye of the Outer Realm – Space Stone
  • Ivaldi’s Corrupted Mind – Mind Stone
  • Asgard’s Shard of Existence – Reality Stone
  • Muspelheim Eye of Power – Power Stone

Quando tre di questi incantesimi epici vengono incastonati nel guanto si ottiene una grande ricompensa: la versione di Kratos del Guanto dell’Infinito, che vi permetterà di sparare raggi viola dal pugno. Ad inizio Notizia vi abbiamo lasciato il video.

Chi affronterà la sfida? fatecelo sapere nei commenti.

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“Scatena le tue Passioni”

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Fonte: reddit
Fonte: everyeye

DISCUTIAMONE: Ambientazioni dei videogiochi

battlecraft

Uno dei pregi principali dei videogiochi, è la possibilità di creare ambientazioni che vanno dal verosimile all’assurdo, spesso anche folli ed uniche, nelle quali i giocatori possono immedesimarsi e vivere storie ed emozioni fantastiche. A quanti di noi piace perderci in questi mondi 3D, pensati e costruiti fin nei minimi dettagli con amore e passione da parte di sviluppatori dediti a farci immergere pienamente nelle loro fantasie, tanto da farci sentire quasi fisicamente lì?

Il “Discutiamone” di oggi vuole trattare proprio questo tema, portando alcune delle più iconiche ambientazioni come anche quelle che maggiormente hanno colpito chi vi sta scrivendo, chiedendo anche a voi quali vi siano rimaste più nel cuore e nella memoria, di fatto quelle che potreste definire “vostre preferite”.

I miei ricordi mi impongono di cominciare da Cyrodiil, la regione di Tamriel che ha ospitato The Elder Scrolls IV: Oblivion. A dir la verità, l’intera serie meriterebbe di esser citata, ma scelgo questo capitolo poiché per me è stato quello più magico. Nell’immedesimarsi, conta molto anche il periodo che si sta vivendo, l’età che si ha e la propria predisposizione a lasciarsi coinvolgere da ciò che gli sviluppatori ci vogliono proporre. Questo infatti è stato il mio primo TES, e lo giocai nei mesi che precedevano l’uscita di Skyrim, quindi ormai anche “tardi” rispetto all’uscita effettiva sugli scaffali. Fu amore a prima vista. Mai prima di allora mi ero sentito così magicamente trascinato in un mondo digitale, un individuo con un compito così importante e speciale, mentre vagavo in una terra tanto meravigliosa quanto terribile. Tutto sembrava così vero e vivo attorno a me. L’unico gioco in grado di ridarmi certe sensazioni, posso affermare senza remore, è poi stato solo Kingdom Come Deliverance. Titoli magari non perfetti, ma sviluppati con così tanto amore e dedizione da trasudare magia allo stato puro.

wolfenstein

Appena un anno prima, però, avevo vissuto altre due spettacolari avventure, questa volta in mondi sì realistici, ma lontani da noi nel tempo. Parlo dell’Italia di Assassin’s Creed II e il West di Red Dead Redemption. Nel primo caso, parliamo del miglior titolo di Ubisoft, a mio parere; e quindi il punto più alto della saga. Firenze, Venezia, San Gimignano, Forlì ed un piccolo excursus nel finale a Roma. La straordinaria ricostruzione dell’ambientazione rinascimentale andava a braccetto con una storia incredibile, che mischiava personaggi reali e fittizzi con tale maestria da farti quasi credere che fosse realmente tutto vero. Il secondo invece, lo giocai all’uscita. Inizio dell’estate, scuola quasi e poi finita, io smanicato e accaldato su una sdraio davanti alla tv. Come detto prima, anche noi facciamo la nostra parte nel vivere un’ambientazione, perché così vissi personalmente a modo mio il West. Era John Marston, quindi non eccezionalmente immersivo da quel punto di vista (ovviamente non come un RPG), ma caspita se ne ho macinati di chilometri sotto il Sole, a cavallo del confine. Quanta sabbia ho mangiato, quanto sollievo provavo nel buttarmi la sera sul mio giaciglio, in quella bettola di Chuparosa. Cosa, dite che in realtà io non ho mai vissuto tutto ciò? Mah, io sono quasi sicuro del contrario, che sia questo il famoso Effetto Osmosi di cui parlano nella saga poco fa citata?

Un’altra menzione che mi sento assolutamente di fare riguarda The Witcher 3: Wild Hunt. CD Projekt RED, in questo terzo e finale capitolo della saga ha creato qualcosa di veramente meraviglioso ed unico. Ogni regione con il suo carattere, tutte caratterizzate e memorabili. Le luci, i suoni, i panorami stupendi e pericolosi e ci si ponevano davanti. Non dimenticherò mai il mio arrivo nelle Skellige, dopo il naufragio; ancora infuriava la tempesta, Geralt a cavallo di Rutilia con “The fields of Ard Skellig” in sottofondo. Magia. Oltretutto, aggiungo che mi ero così ben immedesimato nel Macellaio di Blaviken, che provavo il suo stesso fastidio ed odio nello stare in città (Novigrad), preferendogli di gran lunga la libertà e la natura di quelle che in realtà dovevano essere delle fogne a cielo aperto zeppe di mostri, ovvero le ripugnanti paludi del Velen. Potere dei videogiochi.

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Altre ambientazioni eccezionali e folli, invece, sono state Rapture e Columbia, di Bioshock e Bioshock Infinite. Unica, per impatto, è anche Anor Londo, quando vi si arriva per la prima volta in Dark Souls; così bella ed irreale, in un mondo tanto tetro e desolato. Sempre in tema “souls”, vogliamo parlare della Yharnam di Bloodborne?

Vi potete ritrovare nei mondi da me appena citati? E pensate che si tratta solo della punta dell’iceberg, sotto la superficie ci sarebbe così tanto, che un solo articolo non basterebbe. Ecco così che quindi do la parola a voi, alla vostra esperienza ed ai vostri ricordi. Quali sono le vostre ambientazioni preferite, quali vi sono rimaste più nel cuore, tanto da ricordarle ancora magari dopo anni ed anni? Ed invece, quali preferite tra quelle più recenti, e che ve ne pare delle lande nordiche che state scoprendo con Kratos, voi fortunati che state giocando al nuovo God of War? Fatecelo sapere, siamo qua apposta. Discutiamone!

 

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Avengers: Infinity War, la Recensione (no spoiler)

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Finalmente dopo anni e anni di costruzione di questo gigantesco universo cinematografico, siamo arrivati al culmine della storia: tutti gli eroi della Terra (e non solo) si uniscono per combattere il nemico più pericoloso della galassia.
Se si dovesse usare una parola per descrivere Avengers: Infinity War, sicuramente sarebbe “epico”; un film dal fortissimo impatto visivo, con colpi di scena continui in cui i fan sono sobbalzati dalle loro poltrone, scontri che sicuramente più avanti nel tempo verranno ricordati come memorabili, tra le storie delle battaglie Marvel e una sana dose di risate che in questi film non manca mai.

I fratelli Russo dopo Captain America: the winter soldier e Captain America: civil war, dimostrano ancora una volta di essere tra i migliori in questo genere; avevano un onere terribile sulle spalle e nonostante i cinquecento milioni di dollari di budget; dovevano gestire un cast gigantesco e soprattutto avevano l’incombenza di costruire Thanos. Questo “super cattivo” ci viene mostrato nella sua interezza, se prima era “una minaccia fantasma” (citazione dovuta) che muoveva i fili dei suoi burattini, ora è un cattivo fisico, con una volontà di ferro, assolutamente concentrato nel raggiungere il suo scopo e tra le altre cose non del tutto scontato.
Però il film comunque non è esente da difetti, come ad esempio alcune gag comiche forzate e un ritmo non troppo omogeneo; per i fan poco interessati all’universo MCU sarà difficile digerire il film, la storia potrebbe annoiare, anche se appositamente cosi è stato costruito. Non dove essere un film lineare, ma un prodotto che arrivi ad un punto di rottura, evitando spoiler (al quale dedicheremo un futuro articolo) la trama arriva ad un altissimo livello narrativo, visivo e soprattutto epico.

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Gli eroi lavorano benissimo insieme, tutti hanno il loro spazio nella storia, condividono grandi momenti e scontri mozzafiato, molti hanno dovuto compiere scelte difficili e avranno sicuramente dei cambiamenti dopo questo film. Per concludere, il film è davvero buono e probabilmente il miglior cinecomic del Marvel cinematic universe; in quanto i Marvel Studios hanno costruito pazientemente per ben dieci anni questo universo, tutto ruotava intorno a queste gemme dell’infinito e i Vendicatori si sono uniti proprio a causa di questa caccia al tesoro. Tutto adesso è connesso e a causa degli eventi del film e molte cose cambieranno per sempre.

CONSIDERAZIONE FINALE: congiunzione perfetta di un universo ben costruito
VOTO: 9

DISCUTIAMONE: Next Gen in arrivo?

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Nell’ultima settimana, per la prima volta dal 2013, c’è stato un costante susseguirsi di rumors e supposte anticipazioni riguardo le future console di nuova generazione di Sony e Microsoft, che erediteranno ciò che nel bene e nel male hanno costruito PlayStation 4 e Xbox One. Nulla di ufficiale, è d’obbligo specificarlo, ma se fin troppi insider hanno iniziato a parlarne, qualcosa di vero vuol dire che c’è.

L’ipotetica finestra di lancio, almeno seguendo la gran maggioranza delle voci, dovrebbe inserirsi tra il 2019 ed il 2020; quasi certamente in autunno/inverno, come d’abitudine per sfruttare poi anche Black Friday e feste natalizie. Quindi ancora pressappoco due anni di pieno supporto all’attuale generazione (sulla quale si spera di vedere uscire presto Death Stranding, ndr), per poi confluire tutti verso macchine più prestanti e moderne.

A proposito di ciò, vi sono numerose voci a riguardo. In molti non si aspettano nulla di rivoluzionario dalle nuove console, poiché per fare un vero “sbalzo” dovrebbero utilizzare della componentistica troppo costosa per il mercato di massa. Effettivamente con queste premesse sembrerebbe preannunciarsi un’ottava generazione-bis, con quindi hardware non estremamente all’avanguardia già dall’uscita, ma con effettivamente costi più contenuti (chi si ricorda quanto costava PlayStation 3 al suo debutto?); lasciando così modo ai due giganti del settore di proporre poi anche altre versioni ammodernate giusto qualche anno più tardi, come successo con Pro e S/X.

Cosa sarebbe meglio per noi giocatori, avere delle console tecnologicamente sbalorditive ma per pochi oppure aver subito qualcosa di più appetibile per il nostro portafogli, ma castrante per sviluppatori e creativi in termini di hardware? Qui sta un primo quesito che voglio porvi.

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Secondo, con PlayStation Pro e Xbox One X uscite rispettivamente da un anno e mezzo e sei mesi, quindi fresche fresche; è corretto verso i propri clienti andare a pensionarle dopo così poco tempo? Prendiamo la più recente, ovvero la nuova corazzata di casa Microsoft. Dopo aver costruito “la console più potente di sempre” ed averla venduta a 499€, perché rimpiazzarla dopo appena 3 anni di vita? E se consideriamo anche Pro, nata addirittura già arretrata rispetto alla X, la domanda è solo una: ha avuto senso questa mid-gen? O forse è servita solo a salvarsi la faccia, dopo il disastro effettuato immettendo sul mercato nel 2013 due console che praticamente non riescono a tenere i 30 frame fissi in 1080p (la One addirittura a 720p), in un decennio in cui lo standard si sta spostando verso il 4K?

Queste le perplessità, i dubbi e perché no anche le accuse, rivolte agli artefici dell’attuale generazione, i quali si spera abbiano ormai imparato la lezione e possano così quindi “regalarci” un futuro più roseo. Perché sì, ciò che ci aspetta è nelle loro mani e nelle loro teste. Vedremo PlayStation 5 puntare ancor più forte sulla tecnologia VR? Sarà retrocompatibile, dopo l’ondata di remaster giunta sulla 4? E Microsoft, come si risolleverà dal tracollo subito in questi anni? Nuove esclusive di valore o punterà ancora su un’offerta multimediale su più livelli, andando magari a fondersi con Windows e quindi il PC?

Anche qua, lasciamo a voi la parola. Ancora non si sa nulla, quindi perché non sbizzarrirsi e provare ad immaginare dove ci porterà la nuova generazione? Nel bene e nel male, noi siamo curiosi di sentire opinioni e desideri, di sapere come i nostri lettori vorrebbero che il gaming si evolvesse. Diteci la vostra, discutiamone!

 

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Kratos è cambiato, cosa aspettarci dal nuovo God of War

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Cari amici di CineVideogiochi, vi premetto che questa non è una recensione, ma più che altro vuole essere una breve panoramica sul ruolo di Kratos in questa nuova avventura e su alcune anticipazioni, che vi aiutino a capire meglio cosa aspettarsi.

Da dove siamo partiti?
Ricordiamoci come milioni di gamer acquistarono una nuova e lucente playstation 3 solo per scoprire se l’allora Dio della Guerra, sarebbe riuscito ad uccidere suo Padre Zeus. Quindi dopo altri 8 anni è scontato, come altri milioni di gamer acquisteranno una Ps4 solo per il nuovo capitolo della vita del nostro semi-Dio preferito.

Ora bando alle ciance ed entriamo nel vivo della questione; Kratos è cambiato. Cambia in primis l’ambientazione storica, che dalla buon vecchia cara antica Grecia, ci fa spostare in un’ambientazione più Fredda e infida come quella Nordica.
Ma i ragazzi di Santa Monica Studios non si sono fermati qui con i cambiamenti, dando un volto totalmente nuovo al nostro protagonista e donandogli un ruolo; apparentemente inappropriato di Padre, che si manifesterà per tutto il nostro lungo viaggio, donandoci un introspettività molto più profonda e viva di quello che abbiamo visto in tutti e 3 i precedenti capitoli.

Atreus, il figlio di Kratos, dovrà crescere velocemente per stare al fianco di un padre sempre impegnato ad uccidere i propri nemici a suon di colpi d’ascia, che tra le altre cose, se tirata nel modo giusto, riuscirà a congelare i nemici dando vita a combattimenti corpo a corpo quasi mai visti fin ad oggi nella saga.

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E allora Atreus che aiuto potrà darci?
Se usato con intelligenza e tempismo , egli potrà con le sue frecce distrarre e stordire i nostri nemici dando un ottimo aiuto al Padre, che a tal proposito confida enorme fiducia in lui, ma sempre con sguardo cinico e attento a tutti gli errori che commetterà.

Insomma, meno sanguinario ma più riflessivo , il nuovo Kratos piace e convince per carattere , un aggressività più pacata ma sempre attenta a ricordare ciò che contraddistingueva i propri combattimenti nell’antica Grecia e complice di questo grande cambiamento; il rivoluzionario gameplay, che cambia per sempre il modo di combattere per come lo conoscevamo, però mantenendo sempre lo stesso movimento di azione frenetico e conciso, che contraddistingue lo stile di God of War.

Ci fermiamo qui senza aggiungere altro, è un gioco che si vende da solo sia per chi ha passato ore davanti alla ps2 e ps3 scalando l’olimpo e sia per chi è la prima volta che si avvicina a questo titolo, facendolo restare una delle pochissime esclusive “must have” della console giapponese.

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Recensione: BUD SPENCER & TERENCE HILL – Slaps And Beans

slapsE’ finalmente uscito dall’accesso anticipato il videogioco che tutti gli amanti dei film di Carlo Pedersoli (Bud Spencer) e Mario Girotti (Terence Hill) stavano aspettando!

Il titolo, sviluppato dall’italianissimo Trinity Team, ci riporta nei lavori dell’indimenticabile coppia, in un viaggio che partendo da “Lo Chiamavano Trinità” va a ripercorrere l’intera loro carriera. Ve lo anticipiamo subito, sappiate che Schiaffi e Fagioli è considerabile come l’ultimo lavoro della coppia, poiché è presente una storia nuova ed originale, inserita nell’apoteosi del fanservice.

La scrittura è meravigliosa. I dialoghi vi sembrerà di sentirli davvero con le voci originali, da quanto sono in tono con i caratteri dei personaggi. Bud è sempre Bud, burbero ed amante dei fagioli, come Terence farà sempre il marpione con qualunque donzella incontri sul suo cammino. Insomma, sembra davvero il capitolo finale delle loro avventure.

Artisticamente il gioco è un capolavoro. Riprendendo lo stile da cabinato arcade dei tempi che furono (e non solo per modo di dire, il menù lo è letteralmente!), gli sviluppatori hanno trasformato quella che doveva essere la semplicità della grafica retrò in una festa per gli occhi, tra dettagli maniacali e continui richiami ad elementi noti dei loro film, quasi sfidandovi a riconoscerli tutti uno per uno. Sappiamo che ve lo stavate chiedendo, e sì, la colonna sonora del gioco è composta dai pezzi originali dei loro film, quindi vi avvisiamo che potreste incantarvi ad ascoltare le canzoni che insieme a loro due sono state simbolo dell’infanzia (e non) di tanti, tantissimi di noi.

Il gameplay è divertentissimo. Ovviamente si tratta di un picchiaduro (che volevate fare con Bud e Terence, scusate?) “beat ‘em up” a scorrimento orizzontale, con talvolta anche interazioni “verticali” nell’ambiente visualizzato a schermo. Non stiamo a dire quanto sia consigliato giocarci con un amico, per di più appassionato anche lui dei loro film. Botte e risate assicurate. Il gioco cooperativo l’abbiamo trovato molto simile a titoli come Trine 2, in cui i giocatori non solo danno mazzate insieme agli avversari, ma hanno anche bisogno di lavorare coordinati e “di squadra” per superare alcuni punti della storia. Un avviso, al momento la cooperativa è solo locale, mentre gli sviluppatori hanno annunciato che continueranno a lavorare ed arricchire il titolo, aggiungendo in futuro anche quella online. Comunque, aggiunta a questo, vi sono anche vari minigiochi o sezioni di trama dal gameplay completamente diverso, come ad esempio l’iconica corsa a bordo della dune buggy rossa con cappottina gialla, altri richiamo che farà venire la bava alla bocca a tutti gli appassionati.

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Il titolo ha una discreta longevità, ed è anche rigiocabile (sempre considerando la coop) scambiandosi il personaggio con l’amico, poiché Bud e Terence avranno mosse ed abilità diverse che vanno a cambiare di gran lunga il gameplay e richiamano le storiche scazzottate viste su schermo, come il classico pugno in testa del primo e la raffica di schiaffi del secondo.

Sinceramente non ce la sentiamo di dirvi di più per paura di fare spoiler, il gioco è questo e sappiate che è di altissima qualità. E’ fatto con amore e passione, ed è diretto in primis a chi si divora i loro film come fa Terence quando ha davanti un bel piatto di fagioli fumanti. E’ piacevole anche per chi conosce poco la loro storia cinematografica, poiché come detto il gioco è divertente ed anche ben scritto, ma si andrebbe a perdere la miriade di chicche pensate ed incastonate per colpirci direttamente al cuore; quindi nel caso vi consigliamo di recuperare prima i loro film (anzi, fatelo ugualmente, con o senza gioco!).

Ricordiamo infine la produzione completamente italiana, con questi ragazzi che hanno davvero fatto un lavorone e meritano di essere premiati per le loro fatiche. Un grazie anche a Giuseppe Pedersoli (figlio di Bud) e Mario Girotti (Terence) che hanno supportato il progetto ed hanno reso tutto ciò possibile. Slaps & Beans è più che promosso, ora sta a voi acquistarlo ed amarlo!

 

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Lost in Space, la Recensione della serie Netflix (no spoiler)

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Vi piacciono i viaggi spaziali? e la fantascienza in generale?, poi se ci uniamo l’umano innato desiderio d’esplorare e un nome come quello “Robinson”, certamente questa è una serie che fa per voi.

Lost in space, remake dell’omonima serie del 1965, ci teletrasporta all’interno di un viaggio verso nuovi mondi; la trama senza farvi spoiler, gira sostanzialmente attorno le vicende di una famiglia in viaggio per colonizzare un nuovo pianeta. Non entrando nei dettagli, il motivo principale di questo viaggio è che la terra piano piano sta diventando inospitale e una colonia extraterrestre sembra proprio una buona idea, peccato che un incidente di percorso porterà i nostri protagonisti a dover affrontare diverse difficoltà.

La componente, che principalmente richiama a prima vista maggiormente il tema dei viaggi e delle esplorazioni, è quella del nome Robinson attribuito alla famiglia dei protagonisti. Non è un caso sia lo stesso del famoso personaggio letterario Robinson Crusoe, che evoca subito il tema dell’avventura e del viaggio esplorativo.
Nome a parte, il tema del viaggio spaziale oggi giorno è sempre più ricorrente nella nostra quotidianità, in particolare riguardo Marte e i prossimi viaggi spaziali con equipaggio umano; quindi questa serie targata Netflix, riesce particolarmente a farsi apprezzare e coinvolgere. Il lavoro di recitazione del cast è di buon livello, gli effetti speciali ottimi; cosa questa molto importante per le serie fantascientifiche, in cui la resa visiva conta moltissimo.

Ovviamente non tutto oro quel che luccica, non mancano delle cadute nella banalità tipica di alcuni stereotipi classici di questo genere o dei passaggi tra alcune situazioni non del tutto chiare e coerenti; ma sostanzialmente è una serie che si fa guardare benissimo e vale la pena godersela senza dubbio. Soprattutto se si è amanti di questo genere.

Decisamente intuibile dalle prime fasi e confermato guardando il finale, è chiaro che ci sarà una seconda stagione, certo come succede in questi casi si attenderà il responso da parte di pubblico e critica prima delle conferme; ma se vengono fatti seguiti a serie senza motivo di esistere, certamente questa andrà avanti.

Quindi concludendo mi sento di consigliarla un po a tutti, perché non è esclusivamente spazio e fantascienza, ma è ben presente il tema della pura avventura, adatta anche ad un pubblico meno avvezzo all’esclusiva fantascienza.
Fatemi sapere se è piaciuta anche a voi o cosa ne pensate.

Tutto considerato Voto Finale 7,5

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CineVideogiochi consiglia: AGE OF EMPIRES II: HD EDITION

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Siamo seri, la saga di Age of Empires ha bisogno di presentazioni? Voi più giovani, sappiate che è un colosso del genere RTS (real-time strategy), che ha debuttato con il primo capitolo nel 1997 e ha visto due seguiti nel 1999 e nel 2005. Da allora la serie si è interrotta, a causa della chiusura di Enseble Studios, ovvero gli sviluppatori della serie. Con il marchio passato direttamente in mano a Microsoft, nel 2013 è stata prodotta l’HD Edition del secondo capitolo, probabilmente quello rimasto più nel cuore degli appassionati; mentre alla Gamescom dello scorso anno sono state annunciati sia remake (Definitive Edition) del primo capitolo che la futura uscita di un Age of Empires IV, del quale però ancora non si sa nulla.

Oggi siamo qui proprio a parlare di questo pezzo di storia del gaming, AoE II: The Age of Kings, riproposto in alta definizione per adeguarsi agli standard dei PC odierni. Signori, si torna nel Medioevo, all’Età dei Re.

Il gioco, come ogni altro capitolo, ha infatti un setting temporale abbastanza preciso, nel quale potremo portare la nostra civiltà dall’Alto Medioevo, passando per l’età feudale e dei castelli, fino a quella imperiale. A proposito dei popoli utilizzabili, in questa edizione avremo una scelta abnorme; questo perché oltre alle 13 originali ne sono state aggiunte molte altre tra aggiornamenti e dlc vari, per un totale di 26.

In quanto a modalità, solo il gioco base offre 5 campagne storiche diverse (con un’altra dozzina tramite contenuti scaricabili), schermaglie personalizzabili ed un tostissimo reparto multiplayer online (lo dico perché stiate attenti, potreste trovare vere e proprie macchine da guerra umane), nel quale potrete sia affrontare giocatori randomici che organizzare partite insieme o contro i vostri amici.

Il gameplay è quello classico degli strategici in tempo reale (e che ci dovremmo aspettare, dalla rivisitazione di un gioco del 1999?), basato sempre sul rodato sistema rock-paper-scissors di contro-unità ed equilibri, anch’esso elemento comune del genere.

Graficamente, ovviamente è un videogioco di 19 anni tirato a lucido. Impossibile pretendere miracoli, dopotutto è solo una remaster, ma se non siete troppo giovani e schizzinosi non dovreste avere problemi; anzi vi farà piacere vedere come sia stato “aggiornato” il titolo con i contenuti in alta definizione.

Come detto prima, questa edizione ha anche visto l’uscita di 3 nuovissimi ed originali dlc, cosa abbastanza rara per la remastered di un gioco così datato. Ognuno di questi aggiunge tanti contenuti nuovi, come civiltà, campagne, mappe, unità ed altro ancora; andando ad arricchire l’enorme offerta che racchiude il titolo.

Il gioco offre anche pieno supporto al lavoro della community, essendo compatibile con il Workshop di Steam e quindi moddabile a piacere, seguendo i vostri gusti e la vostra fantasia.

Age of Empires II è storia, e speriamo con questo articolo di aver sia ricordato a qualche giocatore più stagionato le ore passate anni fa sul gioco, come magari di aver invogliato “nuove leve” ad approcciarsi al titolo, con la consapevolezza di avere davanti un capolavoro senza tempo, magari più digeribile per gli appassionati del genere ma un’esperienza ugualmente consigliabile a tutti. Magari mettetelo in Lista Desideri, e quando sarà scontato fatevi questo regalo.

 

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