State of Decay la Recensione

In attesa di State of Decay 2, uno dei più attesi titoli previsti per il 2018, andiamo a riscoprire il primo titolo ed il perché del suo successo.

State of Decay è un videogioco uscito originariamente per Xbox 360 e Pc, poi è stato riproposto in versione HD per XboxOne e ad oggi è tutt’ora presente nel catalogo dell’Xbox Game Pass. Oltre il gioco base sono seguiti due DLC Breakdown e Lifelife. Scopriamo insieme come un gioco, addirittura sviluppato a basso costo, sia diventato uno dei più apprezzati del genere.

La storia ci teletrasporta all’indomani di quella che sembra essere un’apocalisse zombie, la società sta collassando e i pochi superstiti cercano di organizzarsi e trovare la maniera di sopravvivere. In un certo senso si vive un senso di disorientamento soprattutto all’inizio, perché non è chiaro assolutamente come mai tutto questo stia succedendo e cosa si andrà a trovare avanzando nella storia.

Le dinamiche di gioco sono un misto tra il survival horror, open world esplorativo e arcade/action. Per fare un paragone, simile ad un GTA in un contesto zombie.

Potrete esplorare a piedi o in auto, da soli o in compagnia, scegliere un approccio silenzioso o aggressivo, ma la cosa importante da tenere a mente è quella che come vi muoverete e le scelte che prenderete, avranno un forte impatto sulla piega che la situazione prenderà durante il gioco. Essere rumorosi, potrebbe farvi trovare in pochi attimi circondati da una mandria di zombie, anzi un orda famelica, girare di notte con torce accese e corsa all’aperto potrebbe essere il modo migliore per finire fatti a pezzi. D’altro canto non è possibile fare tutto a piedi o lentamente, alcune volte sarà indispensabile girare in auto per fare scorte e provviste o determinate missioni troppo lontane per arrivare vivi a piedi.
Non finisce qui, in tutto questo macello non sarete soli, anzi potrete costruire dei vostri rifugi, scegliere il punto strategicamente che preferite per costruire la vostra comunità, dovrete espanderla, accogliere altra gente e renderla sicura ed operativa. Potrete controllare molti personaggi ognuno con statistiche o abilità differenti, cosi che potrebbe essere più adatto interagire con uno piuttosto che altro personaggio in diverse fasi del gioco.

La componente tensione horror è ben bilanciata, giocherete soprattutto nelle fasi esplorative con la tensione di finire sotto agguato in qualsiasi momento, se farete un passo falso o troppo rumore nel rovistare ad esempio in un armadio, gli zombi potrebbero fare irruzione e la cosa da non sottovalutare è che non sono tutti uguali, alcuni saranno pericolosissimi e in grado di farvi a pezzi in pochissimo.

Vi starete chiedendo e se dovessi morire cosa succederà?, semplice il personaggio che stavate utilizzando morirà per sempre. Quindi bisogna fare ben attenzione a come ci si comporta e alle giuste scelte gestionali, una grande comunità costerà molto in termini di mantenimento, ma sarà utile per supporto ed operatività, viceversa una piccola comunità sarà più semplice da gestire, ma più rischiosa in termini di sopravvivenza ai pericoli e forza lavoro. Probabilmente può sembrare scontata la scelta di avere una numerosa schiera di sopravvissuti, ma fate attenzione, il gioco va avanti anche quando non giocate, la gente consuma risorse, le strutture si deteriorano e le scorte finiscono. Quindi le variabili da considerare sono tante, a tante persone corrispondono tante scorte, tante scorte corrispondono a tanti pericoli.

Che dire, un grande gioco appassionante e coinvolgente, con due DLC che ne aumentano notevolmente la longevità. Ho spiegato sicuramente tanto, ma non è tutto, per conoscerlo affondo dovrete avventuravi nei suoi pericoli e ricompense. Se già lo avete giocato, spero che questo breve ripasso possa aver alimentato ulteriormente la voglia di questo atteso seguito e di tutte le novità e aggiunte che porterà con se.

 

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Metal Gear Solid un tuffo nel passato

Il fascino del retrò

Nell’ormai lontano 1998 se si considera il divario tecnologico che ci separa, veniva rilasciato Metal Gear Solid. Sviluppato dalla Konami sotto il genio creativo di Hideo Kojima, si tratta di uno dei giochi che hanno rivoluzionato un era, facendo da apripista ed ispirazione per nuovi titoli e nuovi modi di concepire il gaming.

Basta pensare alle moderne campagne in cui si coinvolge sempre di più il giocatore in un gameplay cinematografico, dove oltre ad essere protagonisti al tempo stesso si è spettatori di una storia narrata come quasi si vedesse un film ed oggi ripensando a Metal Gear Solid si può trovare una delle risposte su dove tutto questo possa esser cominciato. Notevole non solo nelle riprese, inquadrature e sequenze cinematografiche, ma anche con sceneggiatura e colpi di scena degni di un film da Oscar.

Metal Gear Solid introduceva la rivoluzione che portava tutto questo, il gioco di spionaggio con un coinvolgimento emozionale senza precedenti, che a mio parere rimane una delle storyline migliori di tutti i tempi.

Un gameplay molto realistico per i tempi ed intuitivo, che mescolava brillantemente azione e narrazione, dando vita oltre tutto al nuovo genere di gioco denominato Stealth Action.

Questo articolo è dedicato ai nostalgici come tributo al buon gaming, e allo stesso tempo vuole essere un invito per nuove generazioni a mettere da parte l’aspetto grafico sicuramente datato per gli standard moderni, e provarlo come un esperienza nuova che vi assicuro non tradirà le vostre aspettative.
Immaginate di approcciarla come fosse un buon film che non invecchia mai.

 

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MediEvil un viaggio nel tempo

Un viaggio condiviso tra le vecchie e nuove generazioni

Se mi chiedessero quale potrebbe essere secondo me un anno d’oro per i videogiochi da dire al volo senza pensarci sicuramente direi il 1998.
In questo anno di grandi successi viene rilasciato dalla stessa Sony un grande classico, il nostro cavaliere pauroso in cerca di riscatto Sir Daniel Fortesque, che funge da protagonista in MediEvil.
Un titolo che immediatamente ci conquistò con il suo gameplay rapido, intuitivo e divertente, che ci teletrasportava nel regno di Gallowmere nei panni di un cavaliere non morto risvegliato da un incantesimo del malvagio mago Zarok. La storia è il viaggio di Sir Daniel tra i vari livelli per liberare tutto il regno di Gallowmere fino allo scontro finale con Zarok, seppur concettualmente semplice la trama contiene elementi classici della morale fiabesca, propria di favole classiche come ad esempio quelle dei fratelli Grimm. Riscatto e voglia di fare la cosa giusta sono il filo guida di questo viaggio, quasi come una favola divertente, intuitiva ed adatta a tutte le età, che per un appassionato di videogiochi è certamente un esperienza consigliata da non perdere.

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Recentemente è stata annunciata una versione Remastered per Ps4 che dovrebbe supportare il 4k per ps4Pro ed a quanto si lascia intuire sarà un lavoro simile a quello fatto per il recente Crash Bandicoot.
A tal proposito la comunità sembra piuttosto divisa sull’argomento, alcuni sostengono che un semplice Remastered sia incompleto perché vorrebbero un nuovo vero e proprio capitolo, mentre i più critici lo vedono proprio come un progetto inutile da non doversi fare. A prescindere da tutto ciò, ovviamente c’è anche una grande comunità che ha apprezzato questa notizia e vede il progetto come un omaggio ad un gioco, che ha saputo e saprà smuovere la fantasia delle vecchie e nuove generazioni di videogiocatori.

 

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