Kratos è cambiato, cosa aspettarci dal nuovo God of War

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Cari amici di CineVideogiochi, vi premetto che questa non è una recensione, ma più che altro vuole essere una breve panoramica sul ruolo di Kratos in questa nuova avventura e su alcune anticipazioni, che vi aiutino a capire meglio cosa aspettarsi.

Da dove siamo partiti?
Ricordiamoci come milioni di gamer acquistarono una nuova e lucente playstation 3 solo per scoprire se l’allora Dio della Guerra, sarebbe riuscito ad uccidere suo Padre Zeus. Quindi dopo altri 8 anni è scontato, come altri milioni di gamer acquisteranno una Ps4 solo per il nuovo capitolo della vita del nostro semi-Dio preferito.

Ora bando alle ciance ed entriamo nel vivo della questione; Kratos è cambiato. Cambia in primis l’ambientazione storica, che dalla buon vecchia cara antica Grecia, ci fa spostare in un’ambientazione più Fredda e infida come quella Nordica.
Ma i ragazzi di Santa Monica Studios non si sono fermati qui con i cambiamenti, dando un volto totalmente nuovo al nostro protagonista e donandogli un ruolo; apparentemente inappropriato di Padre, che si manifesterà per tutto il nostro lungo viaggio, donandoci un introspettività molto più profonda e viva di quello che abbiamo visto in tutti e 3 i precedenti capitoli.

Atreus, il figlio di Kratos, dovrà crescere velocemente per stare al fianco di un padre sempre impegnato ad uccidere i propri nemici a suon di colpi d’ascia, che tra le altre cose, se tirata nel modo giusto, riuscirà a congelare i nemici dando vita a combattimenti corpo a corpo quasi mai visti fin ad oggi nella saga.

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E allora Atreus che aiuto potrà darci?
Se usato con intelligenza e tempismo , egli potrà con le sue frecce distrarre e stordire i nostri nemici dando un ottimo aiuto al Padre, che a tal proposito confida enorme fiducia in lui, ma sempre con sguardo cinico e attento a tutti gli errori che commetterà.

Insomma, meno sanguinario ma più riflessivo , il nuovo Kratos piace e convince per carattere , un aggressività più pacata ma sempre attenta a ricordare ciò che contraddistingueva i propri combattimenti nell’antica Grecia e complice di questo grande cambiamento; il rivoluzionario gameplay, che cambia per sempre il modo di combattere per come lo conoscevamo, però mantenendo sempre lo stesso movimento di azione frenetico e conciso, che contraddistingue lo stile di God of War.

Ci fermiamo qui senza aggiungere altro, è un gioco che si vende da solo sia per chi ha passato ore davanti alla ps2 e ps3 scalando l’olimpo e sia per chi è la prima volta che si avvicina a questo titolo, facendolo restare una delle pochissime esclusive “must have” della console giapponese.

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Recensione: BUD SPENCER & TERENCE HILL – Slaps And Beans

slapsE’ finalmente uscito dall’accesso anticipato il videogioco che tutti gli amanti dei film di Carlo Pedersoli (Bud Spencer) e Mario Girotti (Terence Hill) stavano aspettando!

Il titolo, sviluppato dall’italianissimo Trinity Team, ci riporta nei lavori dell’indimenticabile coppia, in un viaggio che partendo da “Lo Chiamavano Trinità” va a ripercorrere l’intera loro carriera. Ve lo anticipiamo subito, sappiate che Schiaffi e Fagioli è considerabile come l’ultimo lavoro della coppia, poiché è presente una storia nuova ed originale, inserita nell’apoteosi del fanservice.

La scrittura è meravigliosa. I dialoghi vi sembrerà di sentirli davvero con le voci originali, da quanto sono in tono con i caratteri dei personaggi. Bud è sempre Bud, burbero ed amante dei fagioli, come Terence farà sempre il marpione con qualunque donzella incontri sul suo cammino. Insomma, sembra davvero il capitolo finale delle loro avventure.

Artisticamente il gioco è un capolavoro. Riprendendo lo stile da cabinato arcade dei tempi che furono (e non solo per modo di dire, il menù lo è letteralmente!), gli sviluppatori hanno trasformato quella che doveva essere la semplicità della grafica retrò in una festa per gli occhi, tra dettagli maniacali e continui richiami ad elementi noti dei loro film, quasi sfidandovi a riconoscerli tutti uno per uno. Sappiamo che ve lo stavate chiedendo, e sì, la colonna sonora del gioco è composta dai pezzi originali dei loro film, quindi vi avvisiamo che potreste incantarvi ad ascoltare le canzoni che insieme a loro due sono state simbolo dell’infanzia (e non) di tanti, tantissimi di noi.

Il gameplay è divertentissimo. Ovviamente si tratta di un picchiaduro (che volevate fare con Bud e Terence, scusate?) “beat ‘em up” a scorrimento orizzontale, con talvolta anche interazioni “verticali” nell’ambiente visualizzato a schermo. Non stiamo a dire quanto sia consigliato giocarci con un amico, per di più appassionato anche lui dei loro film. Botte e risate assicurate. Il gioco cooperativo l’abbiamo trovato molto simile a titoli come Trine 2, in cui i giocatori non solo danno mazzate insieme agli avversari, ma hanno anche bisogno di lavorare coordinati e “di squadra” per superare alcuni punti della storia. Un avviso, al momento la cooperativa è solo locale, mentre gli sviluppatori hanno annunciato che continueranno a lavorare ed arricchire il titolo, aggiungendo in futuro anche quella online. Comunque, aggiunta a questo, vi sono anche vari minigiochi o sezioni di trama dal gameplay completamente diverso, come ad esempio l’iconica corsa a bordo della dune buggy rossa con cappottina gialla, altri richiamo che farà venire la bava alla bocca a tutti gli appassionati.

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Il titolo ha una discreta longevità, ed è anche rigiocabile (sempre considerando la coop) scambiandosi il personaggio con l’amico, poiché Bud e Terence avranno mosse ed abilità diverse che vanno a cambiare di gran lunga il gameplay e richiamano le storiche scazzottate viste su schermo, come il classico pugno in testa del primo e la raffica di schiaffi del secondo.

Sinceramente non ce la sentiamo di dirvi di più per paura di fare spoiler, il gioco è questo e sappiate che è di altissima qualità. E’ fatto con amore e passione, ed è diretto in primis a chi si divora i loro film come fa Terence quando ha davanti un bel piatto di fagioli fumanti. E’ piacevole anche per chi conosce poco la loro storia cinematografica, poiché come detto il gioco è divertente ed anche ben scritto, ma si andrebbe a perdere la miriade di chicche pensate ed incastonate per colpirci direttamente al cuore; quindi nel caso vi consigliamo di recuperare prima i loro film (anzi, fatelo ugualmente, con o senza gioco!).

Ricordiamo infine la produzione completamente italiana, con questi ragazzi che hanno davvero fatto un lavorone e meritano di essere premiati per le loro fatiche. Un grazie anche a Giuseppe Pedersoli (figlio di Bud) e Mario Girotti (Terence) che hanno supportato il progetto ed hanno reso tutto ciò possibile. Slaps & Beans è più che promosso, ora sta a voi acquistarlo ed amarlo!

 

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CineVideogiochi consiglia: AGE OF EMPIRES II: HD EDITION

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Siamo seri, la saga di Age of Empires ha bisogno di presentazioni? Voi più giovani, sappiate che è un colosso del genere RTS (real-time strategy), che ha debuttato con il primo capitolo nel 1997 e ha visto due seguiti nel 1999 e nel 2005. Da allora la serie si è interrotta, a causa della chiusura di Enseble Studios, ovvero gli sviluppatori della serie. Con il marchio passato direttamente in mano a Microsoft, nel 2013 è stata prodotta l’HD Edition del secondo capitolo, probabilmente quello rimasto più nel cuore degli appassionati; mentre alla Gamescom dello scorso anno sono state annunciati sia remake (Definitive Edition) del primo capitolo che la futura uscita di un Age of Empires IV, del quale però ancora non si sa nulla.

Oggi siamo qui proprio a parlare di questo pezzo di storia del gaming, AoE II: The Age of Kings, riproposto in alta definizione per adeguarsi agli standard dei PC odierni. Signori, si torna nel Medioevo, all’Età dei Re.

Il gioco, come ogni altro capitolo, ha infatti un setting temporale abbastanza preciso, nel quale potremo portare la nostra civiltà dall’Alto Medioevo, passando per l’età feudale e dei castelli, fino a quella imperiale. A proposito dei popoli utilizzabili, in questa edizione avremo una scelta abnorme; questo perché oltre alle 13 originali ne sono state aggiunte molte altre tra aggiornamenti e dlc vari, per un totale di 26.

In quanto a modalità, solo il gioco base offre 5 campagne storiche diverse (con un’altra dozzina tramite contenuti scaricabili), schermaglie personalizzabili ed un tostissimo reparto multiplayer online (lo dico perché stiate attenti, potreste trovare vere e proprie macchine da guerra umane), nel quale potrete sia affrontare giocatori randomici che organizzare partite insieme o contro i vostri amici.

Il gameplay è quello classico degli strategici in tempo reale (e che ci dovremmo aspettare, dalla rivisitazione di un gioco del 1999?), basato sempre sul rodato sistema rock-paper-scissors di contro-unità ed equilibri, anch’esso elemento comune del genere.

Graficamente, ovviamente è un videogioco di 19 anni tirato a lucido. Impossibile pretendere miracoli, dopotutto è solo una remaster, ma se non siete troppo giovani e schizzinosi non dovreste avere problemi; anzi vi farà piacere vedere come sia stato “aggiornato” il titolo con i contenuti in alta definizione.

Come detto prima, questa edizione ha anche visto l’uscita di 3 nuovissimi ed originali dlc, cosa abbastanza rara per la remastered di un gioco così datato. Ognuno di questi aggiunge tanti contenuti nuovi, come civiltà, campagne, mappe, unità ed altro ancora; andando ad arricchire l’enorme offerta che racchiude il titolo.

Il gioco offre anche pieno supporto al lavoro della community, essendo compatibile con il Workshop di Steam e quindi moddabile a piacere, seguendo i vostri gusti e la vostra fantasia.

Age of Empires II è storia, e speriamo con questo articolo di aver sia ricordato a qualche giocatore più stagionato le ore passate anni fa sul gioco, come magari di aver invogliato “nuove leve” ad approcciarsi al titolo, con la consapevolezza di avere davanti un capolavoro senza tempo, magari più digeribile per gli appassionati del genere ma un’esperienza ugualmente consigliabile a tutti. Magari mettetelo in Lista Desideri, e quando sarà scontato fatevi questo regalo.

 

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CineVideogiochi consiglia: INSURGENCY

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Quanti first-person shooter ci sono sul mercato, oggi? Forse troppi, e la maggior parte è palesemente di dubbia qualità. Anche i colossi del genere, come Call of Duty e Battlefield, si sono un po’ persi negli ultimi dieci anni, diventando semplici arene multiplayer e poco più. Il feeling poi, s’è perso totalmente; finiti a sparare petardini e a vagare con il coltello per colpire alle spalle l’avversario. In questa stagnazione del genere, che attualmente non riesce a trovare una vera e propria via d’uscita dai suoi problemi, CineVideogiochi vuole consigliarvi un “piccolo” titolo, ma tosto e molto realistico. Intendiamoci, non intendiamo simulativo, è pur sempre un gioco; semplicemente non garantisce aiuti particolari, ormai classici nel genere.

Parliamo di Insurgency, titolo il quale ha debuttato nel 2014 e che al momento si trova scontato a 1,49€ sullo store di Steam. Vi ricordiamo che questa non è una recensione, ma un consiglio; un nostro tentativo di mettervi una pulce nell’orecchio, così da interessarvi e rendervi consapevoli di titoli magari non così famosi, ma  di qualità e che anzi magari offrono pure qualcosa in più rispetto ai loro “cugini” più rinomati.

Il gioco si presenta come uno sparatutto tattico su mappe aperte e molto grandi, che offrono vari tipi di approccio a seconda della propria attrezzatura, ampia e personalizzabile come più si preferisce. Le meccaniche di base del genere sono ovviamente sempre le stesse, ma Insurgency si differenzia sostanzialmente in un punto: il realismo. L’unico mirino è quello montato sull’arma, non vi è HUD, niente hitmarker né segnalazione della morte del nemico (già, dovrete rendervene conto voi se avete eliminato la minaccia). Altra chicca carina, che a nostro parere aumenta il feeling con la propria arma, è che non si ricarica in automatico; è necessario quantomeno essere accorti (se non lo si vuole proprio imparare) riguardo il numero di colpi a nostra disposizione, altrimenti si finisce con il fare “click click” in faccia al nemico nel momento peggiore e topico della battaglia. E sì, da tale situazione non se ne esce bene.

Credeteci, non vi sentite “privati” di qualcosa, senza tutte queste meccaniche fin troppo giocose. Ne guadagna l’immersività, perché a ciò si aggiunge un grandissimo gunplay che stacca, e di parecchio, l’esperienza offerta dalla concorrenza. Questa forse è la nota migliore di Insurgency, un gioco che costa come 3 caffè alle macchinette, ma che offre la miglior sensazione “armi in mano” a nostro parere disponibile sul mercato. Ripetiamo però, che il gioco è sì realistico ma non intende esser simulativo. Non è la serie Arma, state attenti; chiunque ci si può approcciare senza troppa fatica, basta non aspettarsi di poter correre a sparacchiare in giro.

Il gioco offre diverse modalità, tutte in multiplayer. Possiamo fare sia partite in cooperativa contro l’intelligenza artificiale (tutt’altro che stupida, anzi vorrei sottolineare come sia scalabile su più livelli di difficoltà, e come offra sempre una dura sfida) che scegliere tra le varie modalità contro altri giocatori umani. Tanta scelta, perché sono almeno 5 diverse per la prima categoria e 9 per la seconda; spaziando dai deathmatch alle infiltrazioni, conquista di avamposti e molto altro.

Quella che può essere la nota dolente è la grafica. Non che sia brutta, ma non è assolutamente al passo con i tempi. Fatto sta che è funzionale, permette al gioco di girare pure su PC poco performanti e se la rapportiamo al prezzo d’acquisto, è una meraviglia senza pari.

Il nostro consiglio è di giocarlo con un amico, parlandosi in cuffia. Sentire così la tatticità di questo gioco, è il modo migliore di affrontarlo. Non che sia necessaria chissà che strategia, ma come detto il feeling realistico di ciò che ci circonda è ancora più soddisfacente se vissuto in compagnia. Comunque, sappiate che l’utenza è ancora molto, tanto numerosa, quindi troverete sempre altre persone online con cui giocare.

Crediamo di avervi detto tutto riguardo Insurgency, o quanto meno il necessario per provare a suscitarvi interesse. Costa poco, ma l’offerta è grande. Se siete amanti di questo genere, dategli una chance, non ve ne pentirete. Dopotutto, fa sì le stesse cose che fanno gli altri giochi (non è certo rivoluzionario, intendiamoci); ma per quanto assurdo sia, le fa meglio.

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CineVideogiochi consiglia: CRUSADER KINGS II

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Siamo tutti consapevoli della mole impressionante di videogiochi presente sul mercato, e spesso capita di perdersi titoli interessantissimi e d’alta qualità, per poi scoprirli in ritardo e provare un sanissimo “dove sei stato per tutto questo tempo, perché non ci siamo incontrati prima?”. Noi di CineVideogiochi vogliamo proporvi quindi questa rubrica, se così vogliamo chiamarla, dove recuperiamo per voi alcuni di questi titoli (che siano vecchi, di nicchia, magari temporaneamente gratuiti), li analizziamo, e vediamo cos’hanno da offrire e perché ve li consigliamo. In futuro “CV consiglia” potrebbe trattare anche altri medium, come cinema e serie tv, che tanto ci stanno a cuore. Piccole perle poco note ai più, ma sempre d’indiscussa qualità.

Partiamo oggi con questo titolo, Crusader Kings II. Il gioco è riscattabile gratuitamente su Steam fino alla sera di sabato 7 aprile, quindi vi consiglio di approfittarne ora che è addirittura in regalo!

CKII è uno strategico in tempo reale ambientato nel Medioevo ed una delle punte di diamante nel roster di giochi di Paradox Interactive (gli amanti del genere avranno già ben noto il nome della casa). Il tratto distintivo, rispetto alla concorrenza, è l’obiettivo del gioco. Sì, perché solo qui sarete in grado di guidare una dinastia. Si tratta infatti di un simulatore dinastico, dove l’obiettivo è portare onore e prestigio al proprio blasone. Ovviamente controlliamo anche i nostri territori (che possono andare da una baronia sperduta in Islanda al Sacro Romano Impero), ma non sarà solo la guerra a permetterci di forgiare i nostri successi. Matrimoni e accordi politici saranno più importanti che mai, e poco ci vorrà perché vi trasformiate in un mostro assetato di potere e potenza. I personaggi hanno sistemi di tratti e punteggi in stile rpg, ereditabili in parte dagli eredi o trasmissibili tramite insegnamento. Vi troverete presto di fronte a decisioni come: “alleanza tramite matrimonio con la principessa gobba, o popolana con il tratto geniale?”. Il futuro della vostra casata è nelle vostre mani. Tutto ciò che farete, avrà una conseguenza.

Per gli appassionati di Game of Thrones, sappiate che questo gioco è uscito direttamente dalla testa di Tywin Lannister. La famiglia ed il nome di essa sopra di tutto. Anche a costo di fare cose indicibili. Volete un titolo in mano ad un bambino, e voi ne siete erede per qualche motivo dinastico? Dopo poche ore, sarete senza problemi a fare il tifo per il serpente che un vostro sottoposto gli avrà nascosto nel letto; ovviamente se avete abbastanza potere e capacità d’intrigo per farlo. Avete avuto un figlio nano, magari pure bastardo (cercatevi la teoria secondo cui Tyrion sia un altro Targaryen, nei libri è più che plausibile); ma è l’unico vostro erede ed riceverà il lavoro della vostra vita, e dei vostri padri prima di voi? A fatica, ve lo farete andar bene. Gli organizzerete un matrimonio con una bella nobildonna del Nord e il vostro blasone sarà salvo. E no, non vi sto solo raccontando le vicende dei Lannister, tutto ciò si può tranquillamente verificare anche nel gioco! PS nel caso, c’è una mod meravigliosa a tema GoT, con una ricostruzione al 100% fedele soprattutto ai libri di Martin.

Il gioco, abbastanza chiaramente, è diretto solo ad una certa nicchia di giocatori. Finchè gratuito, raccomando a tutti di riscattarlo e provarlo; scaduta la promozione mi sento di consigliarlo solo ad appassionati di storia e/o amanti di strategici e gestionali. Il gioco è completamente in inglese, ma non è difficile da padroneggiare; stesso per l’interfaccia, i menu e le meccaniche. E’ profondo e complesso, ma dopo poche ore saprete già come maneggiarlo. Uscito nel 2012, ad oggi è ancora supportato ed aggiornato dagli sviluppatori; l’ultimo dlc per l’appunto è stato pubblicato solo nel novembre dello scorso anno. A proposito di contenuti scaricabili a pagamento; sono tanti e variegati. Consiglio di approfittarne ora che sono scontati, ma non di acquistarli tutti in una volta; dati i prezzi. Non sono fondamentali per godere del titolo, ma aggiungono features preziose; quindi vi consiglio di “studiarli” e recuperare prima, magari due a due, quelli che più vi interessano e fanno per voi. Il dlc che vi consigliamo “über alles”, e che riteniamo aggiunga parecchio pepe al gioco, è Way of Life; vi permetterà di veder approfondite le meccaniche rpg del gioco, con varie quest ruolistiche molto immersive ed interessanti.

A voi che siete arrivati a legger fin qui, noi di CineVideogiochi speriamo di aver messo la pulce nell’orecchio. Il gioco merita, tantissimo. Ovvio, non è per tutti, ma se si confà alle vostre passioni, allora non potete lasciarvelo sfuggire.

 

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Sea of Thieves, la recensione

Eccoci qui a parlare di Sea of Thieves, ultima esclusiva rilasciata da pochi giorni per casa Microsoft su PC e XboxOne. Sviluppato da Rare, la famosa casa di videogiochi anni 90′ sviluppatrice di molti successi su console Super Nintendo ed acquisita nel 2002 da Microsoft.

Oggi Sea of Thieves a distanza di circa 10 giorni dalla sua uscita, sta letteralmente dividendo il pubblico tra chi lo ama alla follia e chi già grida al bluff.
Cominciamo subito con il dire che per gli abbonati Xbox Game Pass, il titolo è giocabile interamente senza doverlo acquistare (prezzo proposto al pubblico €70) e che è crossplay tra utenti PC e XboxOne; quindi si può liberamente fare gruppo tra chi gioca al PC e XboxOne con gli stessi server.

Per prima cosa voglio darvi una piccola panoramica generale descrittiva su cosa offra il gioco in termini di gameplay e meccaniche, per poi analizzarlo con considerazioni tratte dal mio punto di vista di giocatore.

Anzi tutto, ci sono 2 modalità principali di gruppo, che si possono scegliere ogni volta che si lancia una partita, rispettivamente quella Galeone e Sloop:

In Galeone potrete formare un team da 4 giocatori o meno, per lanciarvi nelle vostre avventure condivise alla guida appunto del Galeone; un grande vascello con i suoi pregi e difetti, più difficile da manovrare, o per meglio dire con un grande bisogno di ottima coordinazione per guidarlo al meglio, infine più resistente e con più potenza di fuoco.
Sicuramente all’apparenza più sicuro e distruttivo, anche se poi non sempre risulta vittorioso in tutti gli scontri.

La Sloop è una barca ridotta, con massimo equipaggio 2 persone o anche in versione singola. Facile da manovrare, agile e più veloce del Galeone con vento a sfavore; quindi richiede abilità negli scontri, ma con le giuste continue manovre può uscirne vittoriosa anche contro i Galeoni, la sua ottima manovrabilità lo rende una buona scelta per sessioni meno impegnative.

Il gioco è lo stesso sia che si affronti da solo che con dei compagni, ad oggi si basa tutto su una principale crescita di reputazioni nelle tre rispettive compagnie di NPC (personaggi non giocanti del computer), al fine di raggiungere un massimo grado detto Leggendario, dove a quanto pare una volta raggiunto, si dovrebbe accedere alla fase di end game del gioco.
Per far salire queste reputazioni ci sono diversi metodi; si possono fare delle missioni chiamate viaggi comprate dalla rispettive compagnie, che vi daranno obiettivi come recuperare tesori o uccidere dei bersagli specifici, oppure completare il raid, un evento a spawn casuale dove ci si reca su un isola obiettivo e si deve ripulirla da tutti gli scheletri che la infestano. Al termine dell’evento si ottiene una chiave, che da accesso ad un bel tesoro da riconsegnare agli avamposti dove, si otterrà in cambio grande quantitativo d’oro e reputazioni per le suddette compagnie. La cosa da considerare in tutto ciò è che anche altri giocatori contemporaneamente in genere arrivano per fare il raid, quindi questo scatena intense battaglie PvP.
A proposito di PvP, il gioco è completamente open world e PvP abilitato, quindi ogni altro pirata al di fuori del vostro gruppo è un potenziale nemico pronto ad affondarvi e derubarvi.
In tutto ciò, da tutte queste attività si ottiene oro che potrete spendere per acquistare oggetti estetici e personalizzazioni delle proprie navi.

Sostanzialmente vi ho descritto le meccaniche generali del gameplay attuale e specifico “attuale”, perché come annunciato già prima del lancio, Rare intende ampliare SoT e arricchirlo nel tempo con contenuti ed attività. Proprio questo punto sembra essere un tasto dolente molto premuto oggi da una grande fetta di comunità, se non tutta. La critica principale è proprio la limitata variabilità di contenuti e attività da fare, in sostanza l’elemento ripetitivo subentra dopo i primi giorni di gioco, i viaggi sono molto simili e il raid abbastanza monotono. Questo aspetto divide tra chi già lo vede come un gioco morto e accusa Rare di far parte di quel malato sistema odierno; in cui si rilasciano giochi incompleti o poveri di contenuti per poi andarli ad ampliare piano piano nel tempo, mentre tanti altri lo apprezzano e lo approvano cosi come si presenta, essendo consapevoli che i contenuti arriveranno e si arricchirà strada facendo.

Per me in tutte queste considerazioni ci sono verità, credo in parte che i videogiocatori non siano più abituati ad apprezzare i videogiochi semplicemente per il divertimento che può offrire il gameplay puro, inteso come giocarci fine a se stesso. Oggi siamo troppo abituati a videogiochi che offrono ricompense in cambio di attività e su questo si è creato l’impero economico delle microtransazioni. Sea of Thieves come chiaramente affermato dai suoi sviluppatori, vuole proporre un esperienza all’insegna del puro gameplay, dove proprio l’interazione tra i giocatori deve dar vita al gioco stesso, dove il protagonista sia il divertimento generato dal condividere, chiacchierare, collaborare, divertirsi e gli utenti siano gli artefici delle loro avventure.

Secondo me questo è un videogioco che vuole uscire dagli schemi che ormai hanno imprigionato tutte le produzioni attuali, c’è un ritorno al passato cercando di implementarlo con le novità del presente. Io mi diverto tantissimo, il solo fatto di vivere le meccaniche di gameplay per come è concepito il gioco, creano il divertimento stesso; apprezzo il gioco per come è stato proposto incentivando socialità e amicizia tra i partecipanti.

Come ho detto non esiste un sistema di crescita e ricompense legato a nuovi equipaggiamenti più forti o sblocco di abilità, tipo una classica progressione a livelli; infatti questo è un altro elemento fortemente criticato. Secondo me invece è una cosa fantastica, che come ho detto premia il puro divertimento e soprattutto l’abilità di gioco. In uno scontro navale tra 1 o più Galeoni vince sempre quello con l’equipaggio più bravo nel saper manovrare e combattere, non quello con le attrezzature più forti solo perché magari ha giocato più ore. Giocare di più non conta nulla, in questo mondo totale PvP vincono i più bravi sempre e comunque.

In conclusione secondo me siamo difronte ad un videogioco che merita, che si pone l’obbiettivo di andare contro corrente, che non vuole essere un altro clone di cose già viste, ma che vuole trovare la sua originalità e proporre qualcosa di innovativo.
Indubbiamente arricchendosi nel tempo di nuove attività e esperienze, diventerà migliore, ma non per questo oggi mi sento di accusarlo.

Io mi diverto tantissimo, le battaglie navali tra tempeste, arrembaggi ed altro valgono tutto, la soddisfazione per aver vinto scontri difficili è una ricompensa ben più grande di una nuova armatura più forte e con statistiche migliori. Anzi spero proprio non cambi mai questo sistema.

Certamente qualcuno non concorderà con me, ma ragazzi il bello è proprio questo, chiacchieriamoci sopra e ditemi la vostra idea.

P.S. la grafica? secondo me fantastica, ottimo connubio tra fantasia e realismo, alcuni ritagli di paesaggi come ad esempio tramonti sul mare sono eccezionali.

Tutto Considerato Voto Finale:  8

 

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DISCUTIAMONE: Kingdom Come: Deliverance

Questo inizio di 2018 ci ha portato molti giochi, per tutti i gusti, ma soprattutto tanti temi su cui discutere. Se il primo è stato Metal Gear Survive, ho pensato che Kingdom Come: Deliverance (KC:D d’ora in poi) non potesse che meritare anch’esso tale trattamento. Specifico, l’articolo vuole essere il più possibile informale; il mio obiettivo è portarvi le mie impressioni e le mie idee riguardo il gioco in questione, cercando di creare spunti di discussione analizzando ed argomentando però sia elementi soggettivi che fattori anche più che oggettivi.

KC:D, gioco di ruolo story-driven open-world, ci porta nel 1403 in Boemia (facente allora parte del Sacro Romano Impero), nel pieno delle lotte di potere succedute alla morte di Carlo IV, aventi come protagonisti due figli del sovrano, il legittimo re (ed imperatore, anche se non fu mai incoronato tale) Vanceslao IV, e il re d’Ungheria Sigismondo. Il nostro protagonista è un ragazzo, Henry, figlio di un fabbro; il quale, diversamente da molti giochi e storie del genere, è un Signor Nessuno. Dico veramente, non è un prescelto di qualcosa, non è un eroe né un avventuriero in cerca di fortuna; potremmo per davvero essere noi catapultati indietro fino al Medioevo. Questo perchè il gioco vuole essere storicamente realistico: infatti fin dall’inizio, quando ancora era un semplice progetto su Kickstarter, riportava tra le descrizioni poste dagli sviluppatori la dicitura “Dungeons and (not) Dragons”. Questa cosa mi è rimasta a cuore, perchè come il più famoso dei GDR da tavolo, riesce a farti immedesimare davvero tanto nel mondo in cui ti trasporta; ma a differenza di esso questo è realmente il nostro mondo. Niente magia né bestie fantastiche, la vera sfida è la vita medievale di tutti i giorni (ed allora, rispetto a molte comodità che abbiamo oggi, era davvero molto più rispecchiante la parte “Dungeons” della descrizione sopra). Non so voi, ma per me anche questa è “magia”.

Il gioco, per come è strutturato è pensato per farti vivere le reali condizioni di questo ragazzo, e comunque quelle di un normalissimo popolano dell’epoca, può sembrare a molti fin troppo lento, noioso e macchinoso. Il punto che vorrei trattare in questo articolo è proprio questo: è gusto personale, oppure un difetto? Perché il titolo ha fatto discutere, eccome, spaccando in due il pubblico dei videogiocatori.

Fin dai primi istanti, il feeling che regala KC:D riesco ad associarlo solo all’ormai vecchiotto Oblivion, ovvero The Elder Scrolls IV. Riesce ad essere classico ed innovativo, grezzo e pieno di dettagli preziosi allo stesso tempo. La lentezza ti consente di sentirti vivo all’interno di quel mondo, perchè ti permette di scoprire tutto l’amore che gli sviluppatori hanno infuso nella loro opera. Per gli appassionati di storia, dire che è manna dal cielo è fin troppo limitante. Io, personalmente, potrei chiudermici per ore solo a leggere il codex, dettagliatissimo e ricco, strabordante di informazioni e nozioni riguardo l’epoca, dalla vita dei sovrani alla dieta e l’abbigliamento dell’ultimo dei contadini. Parlando del gameplay vero e proprio, come non citare dei pareri di esperti di scherma medievale ed equitazione, che ho avuto la fortuna di leggere in proposito giusto nei giorni scorsi? Il combattimento si rifà al realismo storico, dimenticandosi l’imbarazzante sistema quasi hack-and-slash che, ad esempio, Bethesda continua a propinarci da una ventina d’anni; anzi è una gioia per chi è consapevole di come avvenivano le schermaglie all’arma bianca a quell’epoca. Il cavallo? Pare sia uno dei meglio realizzati nei videogiochi, per comportamento e movimenti, tanto da destare sorpresa per la realistica responsività dei comandi in chi, più di me e di molti altri, vive a stretto contatto con essi tutti i giorni. I dettagli da citare sono tantissimi, dalla diminuzione del tuo chiamiamolo “carisma” se sei ferito o sporco di sangue alla capacità di ammaliare le donne tramite il tuo medievale “puzzo” virile, nel caso non ci si lavasse frequentemente, rimediando però una scarsa considerazione da parte dalle altre persone. Potrei continuare per chilometri e chilometri di pagine, ma ci siamo capiti; il gusto personale te ne fa innamorare, perchè se sei amante della storia ed uno dei tuoi sogni è “vivere” il Medioevo, questo gioco non ha paragoni.

Ma se non è la tua passione, anzi magari hai sempre fatto fatica a digerirla a scuola ed ora te la trovi pure in casa dopo una dura giornata di lavoro, quando vorresti semplicemente svagare un po’, come recepisci questo gioco? Male. Almeno, questo è quello che ho colto leggendo e sentendo opinioni di giocatori con gusti molto diversi dai miei (se non si fosse capito dal paragrafo sopra). Il gioco risulta snervante, morboso; inutilmente macchinoso ed un passo indietro rispetto ad altri titoli, che parcheggiando il realismo hanno portato una struttura più action e alla portata di tutti. Li capisco. Una sezione del gioco ti porta a diventare una guardia cittadina, e sarai costretto a fare una lunga ronda camminando adagio, mentre il tuo superiore ti racconta l’interessantissima storia della sua vita e delle torri della cinta muraria. Dato che ciò ha spazientito un pelo pure me, non faccio fatica ad immaginare gente che avrà coloritamente maledetto la torre, la guarda, sua mamma, gli sviluppatori e le loro mamme a loro volta. Proprio per questi motivi il gioco, complici comunque tanti altri difetti, piccoli per un appassionato (ad esempio più di qualche glitch grafico o bug di sorta, che stanno provando a risolvere con varie patch) ma fastidiosi per un giocatore normale, si è attirato addosso anche parecchio dissenso e critiche, contrapposte invece ai tantissimi elogi più che meritati ricevuti dalla critica specializzata, la quale nella maggior parte ha riconosciuto il gran lavoro svolto dal debuttante studio; sopratutto considerando che tutto era partito da un piccolo progetto indie su Kickstarter.

Vorrei concludere il discorso arrivando al dunque. Viviamo in un’epoca che contrappone il bianco al nero, dimenticandosi tutte le tonalità nel mezzo. Per voi, il fatto che il gioco sia realmente e pienamente apprezzabile solo da chi ama profondamente il contesto, è un difetto sì o no? E se fosse semplicemente “ni”, per cui potrebbe solamente essere un gioco di nicchia che ha avuto un’enorme risonanza mediatica, fino ad arrivare in mano a consumatori poco attenti e/o disinformati, tanto da trovarsi semplicemente un prodotto non nelle loro corde?

Qualcuno già l’ha bollato come “brutto gioco”, proprio per i motivi spiegati sopra; mentre altri al tempo stesso già ne parlano come di un “capolavoro grezzo”. Per me è appunto un titolo non per tutti, tutt’altro che perfetto ma che sarà amato e ricordato da chi riuscirà a comprenderlo. Per gli altri, invece, non prendetevela con KC:D; semplicemente non è stato fatto per voi.

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DISCUTIAMONE: Metal Gear Survive

Oggi parliamo di Metal Gear Survive; primo titolo appartenente alla saga ideata da Hideo Kojima ad essere pubblicato dopo la sua fuoriuscita da Konami. L’azienda produttice, tra gli altri, anche degli storici Castlevania, Silent Hill e dello sportivo PES.

Una premessa è dovuta, più che altro un’analisi della backstory di produzione, poiché Survive non è un titolo come gli altri. La saga di Metal Gear Solid è Storia, con la “S” maiuscola ed il suo creatore Hideo Kojima è un maestro e genio visionario.

Sono passati 3 anni dall”arrivo di MGSV The Phantom Pain nelle nostre case e altrettanti dall’addio di Kojima a Konami; periodo che ha portato alla creazione di questo  titolo spin-off,  dichiaratamente non canonico e quindi estraneo ai capitoli precedenti. 
Il gioco è stato visto fin dal suo annuncio, dai giocatori e soprattutto dagli appassionati della saga, come un insulto al contesto in cui si inseriva, un progetto che abusava degli asset di MGSV per inserirsi nel mondo dei survival cooperativi con gli zombie, genere che un paio di anni fa era di moda tanto quanto lo sono ora i vari Battle Royal come PUBG e Fortnite. Sembrerebbe trattarsi di una mera mossa commerciale senza cuore ed anima e dedita al semplice guadagno, almeno apparentemente.

Ma com’è il software arrivato nelle nostre case? E’ davvero il titolo mediocre, o addirittura il disastro che tutti ci aspettavamo?

La risposta è semplice: no. Ed anzi, molto di ciò che pensate di questo gioco è dovuto ad una campagna pubblicitaria totalmente erronea, sballata e confusa riguardo a ciò che si è rivelato realmente Survive. Ecco, si potrebbe dire che questa erronea pubblicità sia la vera ed unica colpa grave di Konami in questo progetto, assieme alla folle richiesta di 10€ per il save slot del secondo personaggio (anche se, alla lunga, aggirabile accumulando il denaro in-game regalato ai giocatori come daily reward).

In primis, il gioco si basa principalmente sulla campagna single-player. Sorpresi? Proprio così, la co-op tanto anticipata fin dai primi trailer, non è altro che una modalità accessoria, un passatempo di contorno a ciò che è il vero cuore pulsante del gioco, la modalità in singolo. Una storyline alternativa che ci butta in un modo parallelo, specifico (come fa immediatamente anche il gioco) per tranquillizzare i Kojimiani più integralisti ed intransigenti. Niente di memorabile, ma superiore alle attese, con promesse di colpi di scena (anche se ogni tanto telefonati) e misteri da svelare. Il vero problema è come ci viene narrata, ovvero principalmente attraverso dialoghi statici, schermate in stile Codec; intervallati da qualche rara cutscene anche ben fatta che si rifà alla regia del passato Director. Può non piacere, può essere giudicata una scelta al risparmio, ma se comunque consideriamo il prezzo budget del gioco (pubblicato a 40€ e non a prezzo pieno) la si può accettare, con un po’ di pazienza e lasciandosi intrigare dalle vicende di questi sopravvissuti.

La parte migliore del gioco è proprio la “polpa” del single-player, ovvero il gameplay, che riprende le basi di The Phantom Pain e le ribalta. Perchè, se anche ad un primo impatto visivo possa non sembrare, pad alla mano è un gioco molto diverso. Riparte da quegli asset e li trasforma (integrandoli con idee interessanti e ben pensate) in ottime meccaniche da gioco survival, con un alto livello di sfida anche superiore alla media del genere. Sì, perchè, sarete sorpresi ancora, il gioco non è una mera operazione commerciale alla portata di tutti, ma richiede dedizione, pazienza ed abilità per essere portato a termine, dovendo saper sfruttare bene le risorse a propria disposizione e richiedendo anche una discreta tattica di approccio a certi combattimenti (ad esempio, diverse ondate di nemici in stile tower defense vi daranno filo da torcere, se non posizionerete bene le vostre difese e non sarete sempre pronti anche a cambi di strategia in corso d’opera). Nota a margine: le microtransazioni presenti non aiutano o sbilanciano il gioco come ci si potrebbe aspettare, anzi possono avere influenza solo verso l’endgame e sono totalmente secondarie.

E’ un survival, e va fino in fondo a questa sua natura. Fame, sete ed ossigeno vi ricorderanno sempre che la morte è dietro l’angolo, così come anche la gestione di ferite e malanni (che in parte si rifà a Snake Eater). Vi sarà d’aiuto la gestione della base, più viva ed utile rispetto alla vecchia Motherbase, inserendo quindi anche un lato gestionale più che apprezzato.

Come detto prima, il gioco (come tutti i survival) richiede pazienza. Più proseguirete nella trama, più saranno sbloccate meccaniche e possibilità che andranno ad arricchire il vostro gameplay, rendendolo sempre più interessante e complesso. Dategli tempo se l’inizio vi può sembrare lento, sappiate che più avanti vi ricompenserà a dovere.

Qual è quindi il risultato di questo progetto? Un gioco divertente, poco pretenzioso ma che ci pone davanti ad un sandbox survival con “zombie” e diversi misteri da svelare.

E’ un crimine il fatto che porti nella saga un genere diverso e che sia estraneo al creatore originale?

No, perchè non è il primo “esperimento” in questo senso, anzi; per andare sul semplice credo mi basti citare il più che apprezzato action game Metal Gear Rising Revengeance, sviluppato da Platinum Games. Purtroppo viviamo in anni in cui i lavori vengono classificati solo come capolavori e fallimenti, il senso di appartenenza a qualcosa è più importante della logica in un giudizio ed il pubblico della rete ha scoperto un piacevole e sadico gusto nell’affossare opere che non meriterebbero tale trattamento, come ad esempio Mass Effect Andromeda, altro gioco piacevole ma non eccellente, demolito a più riprese per la questione delle animazioni facciali (per altro corretto prontamente con una patch), ma che ormai era stato scelto come barzelletta virale dagli influencer della rete, che si sono portati dietro i click del loro pubblico e a catena le opinioni di parte della critica specializzata, che pur di accontentare la fame di distruzione della rete, si è aggiunta a questo movimento becero dedito alla distruzione del titolo e della saga in questione, poi parcheggiata da Electronic Arts fino a data da destinarsi.  

E’ doveroso boicottare il titolo a causa del comportamento pregresso di Konami nei confronti di Kojima, come chiedono molti fan che vorrebbero solamente veder bruciare Survive?

No. Riprendendo “Sins of the father”, dalla colonna sonora di MGSV, possiamo dire che in primis è sbagliato punire il gioco a causa delle colpe del “padre”, Konami appunto. Soprattutto se tale prodotto si è rivelato diverso a ciò che il pubblico si aspettava. C’è del lavoro dietro, della passione. C’è ancora gente brava a fare videogiochi all’interno dell’azienda, e se il risultato di ciò è valido, perchè boicottarlo? E’ uno spin-off, non offende nulla e nessuno, e garantisce ore di intrattenimento. Ovviamente, a patto che piaccia il genere survival, perchè in quel caso entra in gioco la soggettività, il gusto del giocatore in questione.

Questa è un mia riflessione sul gioco, l’opinione di un ragazzo che si è dovuto ricredere mettendo mano sul software in questione. Sì, perchè anche io non mi aspettavo niente di buono, ma ne sono uscito sorpreso. Faccio mea culpa. E’ un gioco piacevole, divertente e difficile, Non è un capolavoro, non è eccellente. Ma neanche un disastro come molti desideravano o si immaginavano. E’ un bel titolo, e a mio parere un ottimo survival, sicuramente per me uno dei più piacevoli da giocare.


Concludo qui questa mia prima “discussione”, possiamo parlarne e sentire anche chi di voi la pensa diversamente, sono sempre interessato ai feedback di ogni eventuale lettore! Spero di poter tornare per affrontare in futuro nuovi argomenti, intanto grazie di esservi interessati ed alla prossima!

Articolo scritto da Marco Costantin

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5 buoni motivi per giocare Dragon Ball FighterZ

Approdato da poco nel panorama dei picchiaduro su console e pc, Dragon Ball FighterZ ha da subito voluto mostrare la sua forte componente classic, ovvero il picchiaduro come era una volta. Combattimento a scorrimento laterale come dalle più sane tradizioni videoludiche.

Ormai eravamo abituati al 3D, al concetto di combattimento integrato quasi ad un gioco di ruolo con la saga Xenoverse, eppure Bandainamco ha deciso di spiazzare tutti con la proposta di un qualcosa dai sapori retrò e dei più classici.

In breve questo nuovo Dragon Ball FighterZ offre combattimenti vecchia maniera a scorrimento laterale, istantanei e reattivi, dove la skill (abilita nel giocare) conta tutto.

Se vi state chiedendo, a me piace il genere, ma ne vale la pena?, avete già Mortal Kombat o Injustice e pensate perché prendere anche questo?

Ecco 5 buoni motivi:

  • Il primo ed immancabile motivo, Dragon Ball è sempre Dragon Ball! L’ambientazione ed il suo fascino la rende una scelta obbligata per gli amanti del genere.
  • La sua immediatezza ed il gameplay sono eccellenti, troverete tutto il sapore delle sale giochi, o dei doppi fatti in casa con gli amici. Divertimento immediato, facile e semplice da capire.
  • Vi piace la competizione? non fatevi ingannare, è facile e semplice da capire, ma allo stesso tempo richiede grande abilita e skill per vincere contro i giocatori più esperti. Reattività ed estrema conoscenza delle mosse di tutti i personaggi sono fondamentali, si sente il bilanciamento quando l’abilita dei giocatori si assomiglia. Basta un errore o perdita di tempo e siete finiti.
  • Una bella scelta di personaggi che si andranno ad arricchire sicuramente con DLC e nuovi aggiornamenti. Ogni personaggio è differente e permette combinazioni diverse.
  • In ultimo la geniale combinazione di un concetto Tag match, ovvero combattimenti 3vs3 in cui si switcha istantaneamente tra uno o l’altro personaggio, creando combo concatenate e rimescolando continuamente le carte in tavola. Non è facile prevedere l’avversario e con i giusti cambi il dinamismo dello scontro cambia costantemente.

Concludendo vi ho parlato di 5 motivi, ma ve ne lascio un’ultimo bonus, c’è un ottima gestione della social lobby che vi fa lanciare tutte le modalità disponibili comodamente ed in maniera molto intuitiva, e da questo mi aggancio sottolineandovi come siano proprio le modalità un’altro punto di forza.
La componente social unità alle modalità è protagonista, si potranno vedere round da spettatori, classifiche, combattimenti classificati e non, modalità allenamento, arcade, storia e insomma non vi sto dicendo tutto, ma c’è molto materiale.

Da 5 motivi mi sono allargato e a giusta ragione, se siete amanti dei picchiaduro sicuramente è consigliato. Se volete provare il genere o avere qualcosa per rilassarvi ogni tanto alla vecchia maniera, senza cimentarvi in un gioco impegnato rimane comunque la scelta giusta.

 

Come sempre ti ricordo di Commentare, la Tua Opinione Conta!

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