DISCUTIAMONE: soldi, contributi e fan, dove andremo a finire?

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Ciao a tutti, come avrete notato c’è stata un po d’inattività in quest’ultimo mese, bhè come chi ci segue da più tempo saprà, siamo una realtà piccola e fan made, che non ha mai chiesto e mai chiederà soldi sotto forma di contributo o altro, quindi in base alle risorse siamo più o meno presenti.

A proposito; quello del chiedere soldi è un qualcosa che non concepisco, nel senso, è vero che per vivere ci vogliono soldi, è vero che le piattaforme d’informazione o intrattenimento a tema videogiochi, cinema o altro sono fatte da persone che devono guadagnare; ma è pur vero che l’industria del settore è disposta a pagare per sponsor e pubblicità. Chi ha voglia di nascere in questo settore, se proprio vuole guadagnare, non dovrebbe chiedere soldi a chi li segue, perché chi li segue è il motore che gli permette di esistere. Se tu esisti grazie a me, perché devo pagarti per farti esistere?
Secondo me si dovrebbe pensare a fare bene, parlare con la gente, divertirsi e semmai farsi notare dall’industria, che guadagna da tutto ciò e che semmai sarà lei a foraggiarmi.

Noi che siamo il popolo, perché CineVideogiochi nasce per questo, essere una voce in mezzo a tutti noi; dovremmo ricordarci che il settore e l’industria esistono perché noi spendiamo e compriamo. Dovremmo riappropriarci della nostra importanza.
Ma non è solo una questione di pagare chi vuole provare a guadagnare da tutto questo, il fenomeno si allarga e si rispecchia nel modo con cui ormai le case produttrici ci gestiscono, con pacchetti a pagamento, pay to win, skin estetiche e giochi incompleti che necessitano di DLC a pagamento per completarsi.

L’industria è più concentrata su come spillarci soldi, che fare buoni videogiochi. 20 anni fa, si preoccupavano di fare buoni giochi per incentivare la gente a comprarli, far conoscere il mondo dei videogiochi, per conquistare e trovare nuove persone che lo potessero avvicinarsi al settore. Oggi tutti conoscono i videogiochi, sono nei cellulari, nei tablet, nelle console, nei pc, nelle edicole e l’elenco continua. Oggi l’industria non si preoccupa più di farsi conoscere, ma solo come di levarci più soldi.

Allora ragazzi, almeno nell’informazione o nei portali che seguiamo, facciamo caso che siano i fan i protagonisti, che non ci vengano imposte regole e censure, ma soprattutto che non ci tolgano altri soldi.

Se non arrestiamo questo sistema, dove andremo a finire? Tutto questo sistema economico, ormai incide profondamente sulla nostra libertà d’espressione, avete provato a girare su pagine o gruppi importanti di videogiochi? Poco poco parlate di qualcosa che non va a genio alla direzione e siete fuori.
Tutto questo sempre perché la gente non ha capito, che loro esistono grazie a Noi!

Con questo voglio chiudere e ringraziarvi per anche 1 solo minuto che ci dedicate. CineVideogiochi nasce per essere parte della comunità, per esprimere la passione di videogiocatori, appassionati di cinema e serie TV. Non a caso il nostro motto è “Scatena le tue Passioni”.

P.S. l’immagine sopra dovrebbe esprimere “passioni” mi piaceva, anche se può sembrare equivoca 🙂

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DISCUTIAMONE: Kratos è cambiato, perché un successo?

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Kratos è cambiato, uno slogan che racchiude tanto significato.

Cosi voglio iniziare questa riflessione, sul perché quest’ultimo God of War è riuscito a stupire tutti; pubblico, critica e addirittura addetti ai lavori.

Credo che la chiave sia proprio il cambiamento, quest’aggiornamento nel modello e lo stile di gioco ai nostri giorni è uno degli elementi chiave che hanno determinato questo successo e mi chiedo, ma è tutto qui? secondo voi?

Molte persone attribuiscono all’elemento gameplay, il motivo di questo successo, trovare un gameplay attualizzato, in linea con altri giochi del genere, ha fatto si che piacesse; ma secondo me non è cosi semplice. Anzi sicuramente il nuovo gameplay, moderno e attuale è un fattore che contribuisce ad arricchire il gioco, ma io ho trovato e riassunto tutto questo successo, in un elemento, la narrazione.

La narrazione è quel plus che enfatizza tutti gli altri aspetti ed elementi del gioco; dal gameplay, alla storia o alla grafica e lavoro tecnico stesso. Voglio spiegare bene cosa intendo per narrazione, non soltanto la trama o storia, ma proprio il modo come viene raccontata, come sono state magistralmente fuse le scene d’intermezzo, come la componente del viaggio tra padre e figlio, diventi proprio un racconto tra i due personaggi. Il gioco piace perché senza che il videogiocatore se ne accorga, riesce a trasportarlo veramente in questo viaggio, fatto di scoperte, sorprese e il continuo conoscere questo rapporto tra il padre e il figlio.
Kratos è un personaggio rinnovato, in realtà assolutamente diverso rispetto gli altri God of War; lui stesso è stato artefice di questo cambiamento e ha voluto diventare una persona diversa. Effettivamente questi elementi psicologici ed introspettivi ci fanno conoscere un nuovo Kratos e qui torniamo all’aspetto del cambiamento, che a questo punto viene costruito in una narrazione progressiva, supportata dalla tematica del viaggio. Questo viaggio è psicologicamente il miglior espediente possibile, che Studio Santa Monica ha saputo utilizzare, per poterci costruire tutta l’esperienza e lasciatemi dire, ci è riuscita alla grande.

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Nel viaggio conosciamo il nuovo Kratos, ci vengono introdotti tanti nuovi elementi e viviamo proprio questa sensazione di scoperta che ci coinvolge sempre più. Inizialmente può sembrare quasi banale la storia, ma uno dei suoi punti di forza è proprio questo, iniziare il viaggio non sapendo nulla di cosa aspettarsi.
I colpi di scena ed il collegamento con il passato di Kratos, in tutto ciò forniscono un ottimo legame per tutti i fan storici della saga; anche se per come è strutturato è un titolo, che risulta godibile a tutti, vecchi e nuovi fan.

E’ tutto qui il segreto del successo?

Non solo, come ho detto il segreto sta nel cambiamento ed ora voglio tornare proprio sul gameplay. Perché è cosi vincente?, se ci pensiamo bene è simile a tanti giochi attuali, ma secondo me c’è una cosa che particolarmente lo rende vincente; sto parlando della semplicità. Per me la semplicità è tutto, riesce a rendere il giocare un elemento di relax, invece di trasformarlo in un qualcosa di stressante. Certo ci sono i vari livelli di difficoltà che rendono il tutto impegnativo, ma con semplice non intendo quindi il grado di difficoltà, ma proprio l’immediatezza con cui si riesce a giocare. L’immediatezza è stato il cavallo di battaglia storico di God of War, telecamera fissa, scorrimento in avanti e ammazza tutto. Bhé, secondo me sono riusciti a mantenere la stessa sensazione, pur attualizzando il concetto di telecamera e gestione dei comandi. Non finisce qui però, quest’immediatezza del gameplay è perfettamente fusa nella narrazione e qui mi ricollego alle riflessioni di prima.

Sostanzialmente giocando si vive lo stesso svago dei vecchi GoD, ma con la sensazione di giocare un Horizon Zero Dawn per fare un esempio, o un L’Ombra della Guerra; c’è stato un passaggio da un concetto antico di gioco, quasi platform, alla modernità, mantenendo comunque quella sensazione classica del gioco. Il tutto condito da una profondità narrativa, molto più importante e studiata.

Credo sia evidente di come dietro questo grande lavoro c’è stata la voglia di costruire delle nuove basi su cui sviluppare altri capitoli. Senza dubbio sarà un’altra trilogia, magari non i cinque titoli di cui si è parlato in questo periodo, ma certamente l’avventura non finirà presto.

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Ora come avete letto, non sono voluto entrare nell’analisi del gioco tecnica, o visiva, non era questa una recensione, in realtà proprio perché molto colpito dall’intensità di questo “viaggio”, ho voluto ragionare sulla ragione del successo di questa esperienza e spero possa aver trovato un riscontro in voi che state leggendo.
In conclusione, bisogna proprio ribadire Kratos è cambiato e menomale! Grazie Studio Santa Monica.

Amici sarei curioso di sapere la vostra opinione in merito, se volete lasciate un commento per fare due chiacchiere.
Alla prossima.

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Quanto sono importanti le esclusive per le console?

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Nelle community di videogiocatori, il tema delle esclusive è sempre uno dei più discussi. Sia per effettiva qualità dei giochi ed importanza tra le piattaforme concorrenti; che per un più semplice e limitato campanilismo, capace anche di sfociare in un simil-tifo calcistico tanto caro a noi italiani.

Sicuramente, i titoli prodotti in esclusiva per una determinata piattaforma sono un modo che hanno le grandi case produttrici (ovviamente Sony e Microsoft), per cercare di portare noi giocatori sulla propria ammiraglia. Quanti, negli anni, hanno acquistato l’una o l’altra console spinti dal desiderio di giocare alcuni determinati titoli, non disponibili sull’altra?

In questo periodo storico però, stiamo assistendo ad un fenomeno alquanto strano. Se la società giapponese continua a puntare forte su questa tipologia di investimenti (tra i tanti, giochi come Bloodborne, Uncharted 4, Horizon: Zero Dawn e God of War), la sua rivale, complici anche le difficoltà di Xbox One al lancio e qualche sfortuna con alcuni titoli cancellati come Scalebound, ha deciso di spingere meno su questa esclusività, provando invece a fondere pian piano il gaming tra console e PC (inteso solo come Microsoft Store però, facendo più problemi verso piattaforme come Steam e compagnia) e sfornando anche un’idea abbastanza nuova per il mondo dei videogiochi (al massimo paragonabile a EA Access), ovvero il videogioco come “servizio”, una libreria di titoli e funzioni ottenibile tramite l’abbonamento a Xbox Game Pass, sulla falsariga del successo ottenuto in altri settori da Netflix, il rampante Amazon Prime Video ed altri che hanno attuato tale politica.

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Solo il futuro ci dirà se sarà una scelta premiante o meno, e chi dei due avrà imboccato la strada migliore per il bene del gaming. Per ora non ci resta che provare a fare ipotesi, immaginare le eventuali conseguenze e vedere se per davvero i due colossi del mercato console si stanno separando verso due direzioni diverse.

Sony sta vedendo la sua linea premiata. Le esclusive vendono, eccome, e fanno vendere la console. Playstation 4 ha surclassato la rivale, che anche con Xbox One X non è riuscita a risollevarsi, e che, nonostante titoli come Sea of Thieves e il prossimo State of Decay 2 (entrambi cross-play con il PC, ricordiamo) non riesce a sfornare titoli capaci di invogliare i giocatori a passare alla casa di Seattle.

La speranza è che Xbox Game Pass possa aiutarla a risollevarsi, perché il mondo del gaming ha assoluta necessità di questo dualismo. La concorrenza, la sfida giorno dopo giorno a far meglio del proprio avversario, è un vantaggio soprattutto per noi giocatori. Più qualità, più scelta. Ma riuscirà a farlo senza esclusive degne della controparte? Halo e Gears of War non sono più quelli di una volta, ed appunto questi nuovi first-party del 2018 non sono al livello dei corrispondenti Sony,per quanto intriganti e divertenti. Speriamo che Phil Spencer e compagnia riescano a rendere davvero valido questo progetto, così da riportare un po’ di verve nel mercato, la quale ormai manca da fin troppo tempo.

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Red Dead Redemption 2: tutte le ultime novità, trama e gameplay

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Recentemente everyeye ha potuto visitare in esclusiva italiana gli studi di Rockstar Games, dove ha potuto mettere mani ad una demo dell’attesissimo Red Dead Redemption 2. Il loro giudizio sembra molto positivo, e preannuncia ad un capolavoro.

Scopriamo insieme i dettagli su questo prossimo capitolo tratti dalla loro esperienza:

Red Dead Redemption 2, come preannunciato nei giorni scorsi, sarà un prequel ambientato nel 1899. Giocandolo impersonerete Arthur Morgan, un membro della banda di Dutch, l’antagonista del primo capitolo. L’obiettivo è quello di farci sentire e vivere l’esperienza come fossimo dei veri fuorilegge. La nostra base del gruppo sarà itinerante, spostandosi all’interno della mappa di gioco. Da qui potremo incontrare altri compagno e pianificare le nostre attività: assalti ai treni, rapine alle banche cittadine, o battute di caccia per rifornire le nostre scorte di cibo.

L’interazione con il mondo di gioco sarà molto importante, vivremo in un ambiente dinamico dove ogni azione avrà il suo contesto e motivazione. Ad esempio dopo la caccia bisognerà caricarsi le pelli raccolte sul nostro cavallo per riportarle a casa, oppure sarà (rispetto al primo titolo) limitato il numero di armi da potersi portare dietro, si potranno trasportare tante armi quante si potranno caricare sul cavallo o su noi stessi.

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L’intelligenza artificiale del titolo sembra essere diventata eccezionale. Gli NPC reagiranno diversamente alle nostre reazioni ed ai nostri dialoghi;,quindi il nostro comportamento sarà direttamente proporzionale alle risposte sia nei dialoghi, che nei comportamenti, che gli NPC terranno nei nostri confronti. In più sembra che si potrà interagire veramente con qualsiasi personaggio.
I caratteri dei vari NPC saranno piuttosto eterogenei: ogni incontro, insomma, potrà trasformarsi in una storia, e ogni storia avrà un esito potenzialmente unico e imprevedibile (questo concetto mi fa pensare alla serie tv Westworld, per chi ha presente). Tutto ciò significa, ovviamente, una maggiore libertà interpretativa nello sviluppo delle missioni, scegliendo ad esempio un nostro grado di bilanciamento tra maniere forti, o un approccio più diplomatico. Le sparatorie in termini di gameplay sembrano molto simili a quelle di GTA V, tuttavia non mancano alcune novità anche per quanto riguarda il sistema di controllo. Alla pressione del dorsale del pad non corrisponde un colpo sparato: tenendo premuto il tasto, Arthur si limita a sollevare il cane del revolver, pronto a rilasciarlo e quindi a far fuoco solo quando il giocatore molla la presa.

Arthur Morgan, il nostro protagonista, avrà un proprio sistema di progressione: potrà insomma aumentare le sue capacità in modo simile alla progressione dei protagonisti di GTA V. Ci sarà anche un semplice, ma non fondamentale, sistema di crafting, che ci darà modo di sfruttare alcune delle risorse accumulate durante il viaggio.

A livello sia grafico, che sonoro, sembra proprio sia stato fatto un lavoro eccellente.

Riguardo il multipalyer, elemento essenziale per una grande fetta di giocatori, al momento non ci sono ulteriori dettagli.

Ragazzi rimaniamo in attesa per ulteriori novità e l’appuntamento rimane confermato per il 26 Ottobre 2018.

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DISCUTIAMONE: Ambientazioni dei videogiochi

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Uno dei pregi principali dei videogiochi, è la possibilità di creare ambientazioni che vanno dal verosimile all’assurdo, spesso anche folli ed uniche, nelle quali i giocatori possono immedesimarsi e vivere storie ed emozioni fantastiche. A quanti di noi piace perderci in questi mondi 3D, pensati e costruiti fin nei minimi dettagli con amore e passione da parte di sviluppatori dediti a farci immergere pienamente nelle loro fantasie, tanto da farci sentire quasi fisicamente lì?

Il “Discutiamone” di oggi vuole trattare proprio questo tema, portando alcune delle più iconiche ambientazioni come anche quelle che maggiormente hanno colpito chi vi sta scrivendo, chiedendo anche a voi quali vi siano rimaste più nel cuore e nella memoria, di fatto quelle che potreste definire “vostre preferite”.

I miei ricordi mi impongono di cominciare da Cyrodiil, la regione di Tamriel che ha ospitato The Elder Scrolls IV: Oblivion. A dir la verità, l’intera serie meriterebbe di esser citata, ma scelgo questo capitolo poiché per me è stato quello più magico. Nell’immedesimarsi, conta molto anche il periodo che si sta vivendo, l’età che si ha e la propria predisposizione a lasciarsi coinvolgere da ciò che gli sviluppatori ci vogliono proporre. Questo infatti è stato il mio primo TES, e lo giocai nei mesi che precedevano l’uscita di Skyrim, quindi ormai anche “tardi” rispetto all’uscita effettiva sugli scaffali. Fu amore a prima vista. Mai prima di allora mi ero sentito così magicamente trascinato in un mondo digitale, un individuo con un compito così importante e speciale, mentre vagavo in una terra tanto meravigliosa quanto terribile. Tutto sembrava così vero e vivo attorno a me. L’unico gioco in grado di ridarmi certe sensazioni, posso affermare senza remore, è poi stato solo Kingdom Come Deliverance. Titoli magari non perfetti, ma sviluppati con così tanto amore e dedizione da trasudare magia allo stato puro.

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Appena un anno prima, però, avevo vissuto altre due spettacolari avventure, questa volta in mondi sì realistici, ma lontani da noi nel tempo. Parlo dell’Italia di Assassin’s Creed II e il West di Red Dead Redemption. Nel primo caso, parliamo del miglior titolo di Ubisoft, a mio parere; e quindi il punto più alto della saga. Firenze, Venezia, San Gimignano, Forlì ed un piccolo excursus nel finale a Roma. La straordinaria ricostruzione dell’ambientazione rinascimentale andava a braccetto con una storia incredibile, che mischiava personaggi reali e fittizzi con tale maestria da farti quasi credere che fosse realmente tutto vero. Il secondo invece, lo giocai all’uscita. Inizio dell’estate, scuola quasi e poi finita, io smanicato e accaldato su una sdraio davanti alla tv. Come detto prima, anche noi facciamo la nostra parte nel vivere un’ambientazione, perché così vissi personalmente a modo mio il West. Era John Marston, quindi non eccezionalmente immersivo da quel punto di vista (ovviamente non come un RPG), ma caspita se ne ho macinati di chilometri sotto il Sole, a cavallo del confine. Quanta sabbia ho mangiato, quanto sollievo provavo nel buttarmi la sera sul mio giaciglio, in quella bettola di Chuparosa. Cosa, dite che in realtà io non ho mai vissuto tutto ciò? Mah, io sono quasi sicuro del contrario, che sia questo il famoso Effetto Osmosi di cui parlano nella saga poco fa citata?

Un’altra menzione che mi sento assolutamente di fare riguarda The Witcher 3: Wild Hunt. CD Projekt RED, in questo terzo e finale capitolo della saga ha creato qualcosa di veramente meraviglioso ed unico. Ogni regione con il suo carattere, tutte caratterizzate e memorabili. Le luci, i suoni, i panorami stupendi e pericolosi e ci si ponevano davanti. Non dimenticherò mai il mio arrivo nelle Skellige, dopo il naufragio; ancora infuriava la tempesta, Geralt a cavallo di Rutilia con “The fields of Ard Skellig” in sottofondo. Magia. Oltretutto, aggiungo che mi ero così ben immedesimato nel Macellaio di Blaviken, che provavo il suo stesso fastidio ed odio nello stare in città (Novigrad), preferendogli di gran lunga la libertà e la natura di quelle che in realtà dovevano essere delle fogne a cielo aperto zeppe di mostri, ovvero le ripugnanti paludi del Velen. Potere dei videogiochi.

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Altre ambientazioni eccezionali e folli, invece, sono state Rapture e Columbia, di Bioshock e Bioshock Infinite. Unica, per impatto, è anche Anor Londo, quando vi si arriva per la prima volta in Dark Souls; così bella ed irreale, in un mondo tanto tetro e desolato. Sempre in tema “souls”, vogliamo parlare della Yharnam di Bloodborne?

Vi potete ritrovare nei mondi da me appena citati? E pensate che si tratta solo della punta dell’iceberg, sotto la superficie ci sarebbe così tanto, che un solo articolo non basterebbe. Ecco così che quindi do la parola a voi, alla vostra esperienza ed ai vostri ricordi. Quali sono le vostre ambientazioni preferite, quali vi sono rimaste più nel cuore, tanto da ricordarle ancora magari dopo anni ed anni? Ed invece, quali preferite tra quelle più recenti, e che ve ne pare delle lande nordiche che state scoprendo con Kratos, voi fortunati che state giocando al nuovo God of War? Fatecelo sapere, siamo qua apposta. Discutiamone!

 

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DISCUTIAMONE: Next Gen in arrivo?

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Nell’ultima settimana, per la prima volta dal 2013, c’è stato un costante susseguirsi di rumors e supposte anticipazioni riguardo le future console di nuova generazione di Sony e Microsoft, che erediteranno ciò che nel bene e nel male hanno costruito PlayStation 4 e Xbox One. Nulla di ufficiale, è d’obbligo specificarlo, ma se fin troppi insider hanno iniziato a parlarne, qualcosa di vero vuol dire che c’è.

L’ipotetica finestra di lancio, almeno seguendo la gran maggioranza delle voci, dovrebbe inserirsi tra il 2019 ed il 2020; quasi certamente in autunno/inverno, come d’abitudine per sfruttare poi anche Black Friday e feste natalizie. Quindi ancora pressappoco due anni di pieno supporto all’attuale generazione (sulla quale si spera di vedere uscire presto Death Stranding, ndr), per poi confluire tutti verso macchine più prestanti e moderne.

A proposito di ciò, vi sono numerose voci a riguardo. In molti non si aspettano nulla di rivoluzionario dalle nuove console, poiché per fare un vero “sbalzo” dovrebbero utilizzare della componentistica troppo costosa per il mercato di massa. Effettivamente con queste premesse sembrerebbe preannunciarsi un’ottava generazione-bis, con quindi hardware non estremamente all’avanguardia già dall’uscita, ma con effettivamente costi più contenuti (chi si ricorda quanto costava PlayStation 3 al suo debutto?); lasciando così modo ai due giganti del settore di proporre poi anche altre versioni ammodernate giusto qualche anno più tardi, come successo con Pro e S/X.

Cosa sarebbe meglio per noi giocatori, avere delle console tecnologicamente sbalorditive ma per pochi oppure aver subito qualcosa di più appetibile per il nostro portafogli, ma castrante per sviluppatori e creativi in termini di hardware? Qui sta un primo quesito che voglio porvi.

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Secondo, con PlayStation Pro e Xbox One X uscite rispettivamente da un anno e mezzo e sei mesi, quindi fresche fresche; è corretto verso i propri clienti andare a pensionarle dopo così poco tempo? Prendiamo la più recente, ovvero la nuova corazzata di casa Microsoft. Dopo aver costruito “la console più potente di sempre” ed averla venduta a 499€, perché rimpiazzarla dopo appena 3 anni di vita? E se consideriamo anche Pro, nata addirittura già arretrata rispetto alla X, la domanda è solo una: ha avuto senso questa mid-gen? O forse è servita solo a salvarsi la faccia, dopo il disastro effettuato immettendo sul mercato nel 2013 due console che praticamente non riescono a tenere i 30 frame fissi in 1080p (la One addirittura a 720p), in un decennio in cui lo standard si sta spostando verso il 4K?

Queste le perplessità, i dubbi e perché no anche le accuse, rivolte agli artefici dell’attuale generazione, i quali si spera abbiano ormai imparato la lezione e possano così quindi “regalarci” un futuro più roseo. Perché sì, ciò che ci aspetta è nelle loro mani e nelle loro teste. Vedremo PlayStation 5 puntare ancor più forte sulla tecnologia VR? Sarà retrocompatibile, dopo l’ondata di remaster giunta sulla 4? E Microsoft, come si risolleverà dal tracollo subito in questi anni? Nuove esclusive di valore o punterà ancora su un’offerta multimediale su più livelli, andando magari a fondersi con Windows e quindi il PC?

Anche qua, lasciamo a voi la parola. Ancora non si sa nulla, quindi perché non sbizzarrirsi e provare ad immaginare dove ci porterà la nuova generazione? Nel bene e nel male, noi siamo curiosi di sentire opinioni e desideri, di sapere come i nostri lettori vorrebbero che il gaming si evolvesse. Diteci la vostra, discutiamone!

 

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Kratos è cambiato, cosa aspettarci dal nuovo God of War

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Cari amici di CineVideogiochi, vi premetto che questa non è una recensione, ma più che altro vuole essere una breve panoramica sul ruolo di Kratos in questa nuova avventura e su alcune anticipazioni, che vi aiutino a capire meglio cosa aspettarsi.

Da dove siamo partiti?
Ricordiamoci come milioni di gamer acquistarono una nuova e lucente playstation 3 solo per scoprire se l’allora Dio della Guerra, sarebbe riuscito ad uccidere suo Padre Zeus. Quindi dopo altri 8 anni è scontato, come altri milioni di gamer acquisteranno una Ps4 solo per il nuovo capitolo della vita del nostro semi-Dio preferito.

Ora bando alle ciance ed entriamo nel vivo della questione; Kratos è cambiato. Cambia in primis l’ambientazione storica, che dalla buon vecchia cara antica Grecia, ci fa spostare in un’ambientazione più Fredda e infida come quella Nordica.
Ma i ragazzi di Santa Monica Studios non si sono fermati qui con i cambiamenti, dando un volto totalmente nuovo al nostro protagonista e donandogli un ruolo; apparentemente inappropriato di Padre, che si manifesterà per tutto il nostro lungo viaggio, donandoci un introspettività molto più profonda e viva di quello che abbiamo visto in tutti e 3 i precedenti capitoli.

Atreus, il figlio di Kratos, dovrà crescere velocemente per stare al fianco di un padre sempre impegnato ad uccidere i propri nemici a suon di colpi d’ascia, che tra le altre cose, se tirata nel modo giusto, riuscirà a congelare i nemici dando vita a combattimenti corpo a corpo quasi mai visti fin ad oggi nella saga.

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E allora Atreus che aiuto potrà darci?
Se usato con intelligenza e tempismo , egli potrà con le sue frecce distrarre e stordire i nostri nemici dando un ottimo aiuto al Padre, che a tal proposito confida enorme fiducia in lui, ma sempre con sguardo cinico e attento a tutti gli errori che commetterà.

Insomma, meno sanguinario ma più riflessivo , il nuovo Kratos piace e convince per carattere , un aggressività più pacata ma sempre attenta a ricordare ciò che contraddistingueva i propri combattimenti nell’antica Grecia e complice di questo grande cambiamento; il rivoluzionario gameplay, che cambia per sempre il modo di combattere per come lo conoscevamo, però mantenendo sempre lo stesso movimento di azione frenetico e conciso, che contraddistingue lo stile di God of War.

Ci fermiamo qui senza aggiungere altro, è un gioco che si vende da solo sia per chi ha passato ore davanti alla ps2 e ps3 scalando l’olimpo e sia per chi è la prima volta che si avvicina a questo titolo, facendolo restare una delle pochissime esclusive “must have” della console giapponese.

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Recensione: BUD SPENCER & TERENCE HILL – Slaps And Beans

slapsE’ finalmente uscito dall’accesso anticipato il videogioco che tutti gli amanti dei film di Carlo Pedersoli (Bud Spencer) e Mario Girotti (Terence Hill) stavano aspettando!

Il titolo, sviluppato dall’italianissimo Trinity Team, ci riporta nei lavori dell’indimenticabile coppia, in un viaggio che partendo da “Lo Chiamavano Trinità” va a ripercorrere l’intera loro carriera. Ve lo anticipiamo subito, sappiate che Schiaffi e Fagioli è considerabile come l’ultimo lavoro della coppia, poiché è presente una storia nuova ed originale, inserita nell’apoteosi del fanservice.

La scrittura è meravigliosa. I dialoghi vi sembrerà di sentirli davvero con le voci originali, da quanto sono in tono con i caratteri dei personaggi. Bud è sempre Bud, burbero ed amante dei fagioli, come Terence farà sempre il marpione con qualunque donzella incontri sul suo cammino. Insomma, sembra davvero il capitolo finale delle loro avventure.

Artisticamente il gioco è un capolavoro. Riprendendo lo stile da cabinato arcade dei tempi che furono (e non solo per modo di dire, il menù lo è letteralmente!), gli sviluppatori hanno trasformato quella che doveva essere la semplicità della grafica retrò in una festa per gli occhi, tra dettagli maniacali e continui richiami ad elementi noti dei loro film, quasi sfidandovi a riconoscerli tutti uno per uno. Sappiamo che ve lo stavate chiedendo, e sì, la colonna sonora del gioco è composta dai pezzi originali dei loro film, quindi vi avvisiamo che potreste incantarvi ad ascoltare le canzoni che insieme a loro due sono state simbolo dell’infanzia (e non) di tanti, tantissimi di noi.

Il gameplay è divertentissimo. Ovviamente si tratta di un picchiaduro (che volevate fare con Bud e Terence, scusate?) “beat ‘em up” a scorrimento orizzontale, con talvolta anche interazioni “verticali” nell’ambiente visualizzato a schermo. Non stiamo a dire quanto sia consigliato giocarci con un amico, per di più appassionato anche lui dei loro film. Botte e risate assicurate. Il gioco cooperativo l’abbiamo trovato molto simile a titoli come Trine 2, in cui i giocatori non solo danno mazzate insieme agli avversari, ma hanno anche bisogno di lavorare coordinati e “di squadra” per superare alcuni punti della storia. Un avviso, al momento la cooperativa è solo locale, mentre gli sviluppatori hanno annunciato che continueranno a lavorare ed arricchire il titolo, aggiungendo in futuro anche quella online. Comunque, aggiunta a questo, vi sono anche vari minigiochi o sezioni di trama dal gameplay completamente diverso, come ad esempio l’iconica corsa a bordo della dune buggy rossa con cappottina gialla, altri richiamo che farà venire la bava alla bocca a tutti gli appassionati.

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Il titolo ha una discreta longevità, ed è anche rigiocabile (sempre considerando la coop) scambiandosi il personaggio con l’amico, poiché Bud e Terence avranno mosse ed abilità diverse che vanno a cambiare di gran lunga il gameplay e richiamano le storiche scazzottate viste su schermo, come il classico pugno in testa del primo e la raffica di schiaffi del secondo.

Sinceramente non ce la sentiamo di dirvi di più per paura di fare spoiler, il gioco è questo e sappiate che è di altissima qualità. E’ fatto con amore e passione, ed è diretto in primis a chi si divora i loro film come fa Terence quando ha davanti un bel piatto di fagioli fumanti. E’ piacevole anche per chi conosce poco la loro storia cinematografica, poiché come detto il gioco è divertente ed anche ben scritto, ma si andrebbe a perdere la miriade di chicche pensate ed incastonate per colpirci direttamente al cuore; quindi nel caso vi consigliamo di recuperare prima i loro film (anzi, fatelo ugualmente, con o senza gioco!).

Ricordiamo infine la produzione completamente italiana, con questi ragazzi che hanno davvero fatto un lavorone e meritano di essere premiati per le loro fatiche. Un grazie anche a Giuseppe Pedersoli (figlio di Bud) e Mario Girotti (Terence) che hanno supportato il progetto ed hanno reso tutto ciò possibile. Slaps & Beans è più che promosso, ora sta a voi acquistarlo ed amarlo!

 

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