DISCUTIAMONE: soldi, contributi e fan, dove andremo a finire?

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Ciao a tutti, come avrete notato c’è stata un po d’inattività in quest’ultimo mese, bhè come chi ci segue da più tempo saprà, siamo una realtà piccola e fan made, che non ha mai chiesto e mai chiederà soldi sotto forma di contributo o altro, quindi in base alle risorse siamo più o meno presenti.

A proposito; quello del chiedere soldi è un qualcosa che non concepisco, nel senso, è vero che per vivere ci vogliono soldi, è vero che le piattaforme d’informazione o intrattenimento a tema videogiochi, cinema o altro sono fatte da persone che devono guadagnare; ma è pur vero che l’industria del settore è disposta a pagare per sponsor e pubblicità. Chi ha voglia di nascere in questo settore, se proprio vuole guadagnare, non dovrebbe chiedere soldi a chi li segue, perché chi li segue è il motore che gli permette di esistere. Se tu esisti grazie a me, perché devo pagarti per farti esistere?
Secondo me si dovrebbe pensare a fare bene, parlare con la gente, divertirsi e semmai farsi notare dall’industria, che guadagna da tutto ciò e che semmai sarà lei a foraggiarmi.

Noi che siamo il popolo, perché CineVideogiochi nasce per questo, essere una voce in mezzo a tutti noi; dovremmo ricordarci che il settore e l’industria esistono perché noi spendiamo e compriamo. Dovremmo riappropriarci della nostra importanza.
Ma non è solo una questione di pagare chi vuole provare a guadagnare da tutto questo, il fenomeno si allarga e si rispecchia nel modo con cui ormai le case produttrici ci gestiscono, con pacchetti a pagamento, pay to win, skin estetiche e giochi incompleti che necessitano di DLC a pagamento per completarsi.

L’industria è più concentrata su come spillarci soldi, che fare buoni videogiochi. 20 anni fa, si preoccupavano di fare buoni giochi per incentivare la gente a comprarli, far conoscere il mondo dei videogiochi, per conquistare e trovare nuove persone che lo potessero avvicinarsi al settore. Oggi tutti conoscono i videogiochi, sono nei cellulari, nei tablet, nelle console, nei pc, nelle edicole e l’elenco continua. Oggi l’industria non si preoccupa più di farsi conoscere, ma solo come di levarci più soldi.

Allora ragazzi, almeno nell’informazione o nei portali che seguiamo, facciamo caso che siano i fan i protagonisti, che non ci vengano imposte regole e censure, ma soprattutto che non ci tolgano altri soldi.

Se non arrestiamo questo sistema, dove andremo a finire? Tutto questo sistema economico, ormai incide profondamente sulla nostra libertà d’espressione, avete provato a girare su pagine o gruppi importanti di videogiochi? Poco poco parlate di qualcosa che non va a genio alla direzione e siete fuori.
Tutto questo sempre perché la gente non ha capito, che loro esistono grazie a Noi!

Con questo voglio chiudere e ringraziarvi per anche 1 solo minuto che ci dedicate. CineVideogiochi nasce per essere parte della comunità, per esprimere la passione di videogiocatori, appassionati di cinema e serie TV. Non a caso il nostro motto è “Scatena le tue Passioni”.

P.S. l’immagine sopra dovrebbe esprimere “passioni” mi piaceva, anche se può sembrare equivoca 🙂

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DISCUTIAMONE: State of Decay 2, alla fine vale la pena?

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È passato 1 mesetto circa dalla sua uscita, criticato, amato, pubblicizzato più o meno che sia, cosi oggi voglio tirare qualche bilancio e parlarne insieme a voi partendo dalle mie riflessioni.

Da dove partire?

Io vorrei cominciare con una premessa, perché leggo come tutti voi tanti articoli in generale sul mondo dei videogiochi e spesso mi trovo a pensare, che troppo frequentemente il giudizio dato sui videogiochi in generale sia viziato da due elementi formali; che sono “la fretta” e “gli sponsor”.

Per fretta mi riferisco alle recensioni lampo, date ancor prima dell’uscita ufficiale, magari basate proprio sulle poche ore di gioco, con le copie in anteprima spedite ai recensori “major”, per fargli fare l’articolo anticipando l’uscita di qualche giorno. Oppure mi riferisco a tutti quegli articoli creati come consigli per gli acquisti, magari mascherati da altro, ma che servono a questo scopo.
Ho reso l’idea? Mi spiego meglio, ma come si fa a capire veramente un videgioco in qualche ora giocata con l’imbuto?, con la fretta di doversi sbrigare a scrivere l’articolo da far uscire prima degli altri e quindi mi chiedo, come si può realmente capire un gioco, apprezzarlo, oppure no, in così poco tempo e poi poter essere obiettivi nel descriverlo e giudicarlo, spiegandolo a chi dovrà andarlo a compare, magari proprio in funzione del giudizio letto.
Insomma la domanda è, se io da fan devo giocare ore e ore per capire realmente un videogioco, perché poi mi faccio influenzare da chi ne parla dopo appena un occhiata? Vale solo per me?

Comunque Tutto questo si ricollega al secondo elemento, “gli sponsor” e da qui nasce la domanda che da sempre tutti ci facciamo, questi articoli saranno obiettivi? oppure i giudizi sono comprati dalle pubblicità?
Ma le domande non finiscono, come ad esempio perché vengono stroncati dalle recensioni solo giochi con un basso investimento promozionale? Vi ricordate un solo gioco molto pubblicizzato di cui si è parlato male?
Alla fine questa mia premessa prima di parlare di SoD2 è più che altro l’articolo nell’articolo, ma che affronta il nocciolo della questione.
State of Decay 2 è vittima di questi fenomeni? Vale la pena giocarlo?

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Quindi passiamo a SoD2, io ho voluto giocarci ampiamente prima di decidere di volerne scrivere e non terrò minimamente conto dei giudizi dati da tutta la critica fino ad oggi, ma come sempre scriverò basandomi sulle mie impressioni personali.

Ci sono tre parole che riassumono tutta l’esperienza di SoD2: “tecnica”, “storia” e “gameplay”.

Riguardo la tecnica purtroppo il lavoro rispetto gli standard attuali, lascia davvero a desiderare, ma non mi riferisco solo alla grafica scadente, bensì sull’infinità di bug e problemi strutturali di cui il gioco è pieno. Troppi per spiegarli tutti qui, ma tra questi e la grafica ai livelli dell’xbox 360, fanno si che secondo me il pubblico dovrebbe recarsi negli studi Microsoft a bastonarli. Qualcuno starà pensando alla solita scusa, il gioco nasce come progetto sconosciuto, basso costo, non è un tripla A ecc… ecc…, però nel momento in cui Microsoft ne ha acquisito la testata e lo ha pubblicizzato come una delle esclusive più attese del 2018, allora non ci sono più scuse. Il gioco doveva essere rifinito adeguatamente.
Come se God of War su ps4 fosse uscito con la grafica della PlayStation 3, la gente lo sarebbe andato a spaccare sui banconi dei vari gamestop e compagnie varie.

Qui voglio aprire una parentesi (a me il gioco piace!), lo chiarisco per chi sta pensando eccone un’altro che parla e pensa solo alla grafica…

Però prima di parlare del perché mi piace, torniamo alle tre parole, la seconda è “storia” e qui mi chiedo quale storia?
È ridicolo, che anche qui sono riusciti a fare un lavoro ridicolo (reso l’idea? Ridicolo!) Qualcuno ha capito quale è la storia? Nel senso d’accordo c’è un senso nel gioco, ma si tratta giusto di quello, un senso. Possibile che ancora un esclusiva così attesa, pubblicizzata come l’esclusiva Microsoft tanto desiderata, sia riuscita a rimanere in uno stato cosi semplicistico?

A questo punto, dopo tutte queste criticità; viene il “gameplay”.
A mio parere riesce veramente a colpire nel segno, anzi va oltre, è talmente ben sviluppato che riesce ad oscurare parzialmente anche gli altri due aspetti negativi. Sostanzialmente se siete gente che non basa tutto sulla grafica o sull’epicità o filo logico che può avere una storyline, ma vi interessa il divertimento, questo SoD2, vi farà divertire. Rende bene l’idea dell’ambientazione survivalista post apocalisse zombie e vi regala ore d’intrattenimento in serenità.
Alla fine è questo che dovrebbe contare in un videogioco, il “divertimento” e proprio per questo penso che il gameplay in un videogioco sia l’elemento fondamentale.

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La sola grafica, ambientazione o storia non bastano a creare l’esperienza che da la voglia di continuare a giocare, mentre il gameplay ben fatto riesce a mantenere incollati.
Certo non è un gioco con una longevità elevatissima, perché dopo un po anche facendo nuove partite diventa ripetitivo e le variabili non sono moltissime. Però certamente vale il rapporto qualità prezzo.
In particolare se siete amanti degli scenari a tema fine del mondo e zombie, qui troverete soddisfazione. Nota negativa, forse il livello di difficoltà è un pelo troppo semplice, conoscendo un minimo le dinamiche, diventerà molto semplice sopravvivere e avere risorse sempre a sufficienza.

A questo punto non saprei che altro dire, infondo non voglio fare una recensione, ma più che altro una riflessione sulle criticità dl gioco, rapportate alla domanda se alla fine, dopo tutto, vale la pena giocarlo e la mia risposta è si.
Consigliato soprattutto se possessori di Xbox Game Pass, con un mese di abbonamento a 10 euro, ve lo stragiocate alla grande.

Ovviamente questo è un mio spunto di riflessione, potete essere o non essere d’accordo, fatemi sapere la vostra opinione.

Alla prossima.

CineVideogiochi
“Scatena le tue Passioni”

DISCUTIAMONE: Kratos è cambiato, perché un successo?

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Kratos è cambiato, uno slogan che racchiude tanto significato.

Cosi voglio iniziare questa riflessione, sul perché quest’ultimo God of War è riuscito a stupire tutti; pubblico, critica e addirittura addetti ai lavori.

Credo che la chiave sia proprio il cambiamento, quest’aggiornamento nel modello e lo stile di gioco ai nostri giorni è uno degli elementi chiave che hanno determinato questo successo e mi chiedo, ma è tutto qui? secondo voi?

Molte persone attribuiscono all’elemento gameplay, il motivo di questo successo, trovare un gameplay attualizzato, in linea con altri giochi del genere, ha fatto si che piacesse; ma secondo me non è cosi semplice. Anzi sicuramente il nuovo gameplay, moderno e attuale è un fattore che contribuisce ad arricchire il gioco, ma io ho trovato e riassunto tutto questo successo, in un elemento, la narrazione.

La narrazione è quel plus che enfatizza tutti gli altri aspetti ed elementi del gioco; dal gameplay, alla storia o alla grafica e lavoro tecnico stesso. Voglio spiegare bene cosa intendo per narrazione, non soltanto la trama o storia, ma proprio il modo come viene raccontata, come sono state magistralmente fuse le scene d’intermezzo, come la componente del viaggio tra padre e figlio, diventi proprio un racconto tra i due personaggi. Il gioco piace perché senza che il videogiocatore se ne accorga, riesce a trasportarlo veramente in questo viaggio, fatto di scoperte, sorprese e il continuo conoscere questo rapporto tra il padre e il figlio.
Kratos è un personaggio rinnovato, in realtà assolutamente diverso rispetto gli altri God of War; lui stesso è stato artefice di questo cambiamento e ha voluto diventare una persona diversa. Effettivamente questi elementi psicologici ed introspettivi ci fanno conoscere un nuovo Kratos e qui torniamo all’aspetto del cambiamento, che a questo punto viene costruito in una narrazione progressiva, supportata dalla tematica del viaggio. Questo viaggio è psicologicamente il miglior espediente possibile, che Studio Santa Monica ha saputo utilizzare, per poterci costruire tutta l’esperienza e lasciatemi dire, ci è riuscita alla grande.

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Nel viaggio conosciamo il nuovo Kratos, ci vengono introdotti tanti nuovi elementi e viviamo proprio questa sensazione di scoperta che ci coinvolge sempre più. Inizialmente può sembrare quasi banale la storia, ma uno dei suoi punti di forza è proprio questo, iniziare il viaggio non sapendo nulla di cosa aspettarsi.
I colpi di scena ed il collegamento con il passato di Kratos, in tutto ciò forniscono un ottimo legame per tutti i fan storici della saga; anche se per come è strutturato è un titolo, che risulta godibile a tutti, vecchi e nuovi fan.

E’ tutto qui il segreto del successo?

Non solo, come ho detto il segreto sta nel cambiamento ed ora voglio tornare proprio sul gameplay. Perché è cosi vincente?, se ci pensiamo bene è simile a tanti giochi attuali, ma secondo me c’è una cosa che particolarmente lo rende vincente; sto parlando della semplicità. Per me la semplicità è tutto, riesce a rendere il giocare un elemento di relax, invece di trasformarlo in un qualcosa di stressante. Certo ci sono i vari livelli di difficoltà che rendono il tutto impegnativo, ma con semplice non intendo quindi il grado di difficoltà, ma proprio l’immediatezza con cui si riesce a giocare. L’immediatezza è stato il cavallo di battaglia storico di God of War, telecamera fissa, scorrimento in avanti e ammazza tutto. Bhé, secondo me sono riusciti a mantenere la stessa sensazione, pur attualizzando il concetto di telecamera e gestione dei comandi. Non finisce qui però, quest’immediatezza del gameplay è perfettamente fusa nella narrazione e qui mi ricollego alle riflessioni di prima.

Sostanzialmente giocando si vive lo stesso svago dei vecchi GoD, ma con la sensazione di giocare un Horizon Zero Dawn per fare un esempio, o un L’Ombra della Guerra; c’è stato un passaggio da un concetto antico di gioco, quasi platform, alla modernità, mantenendo comunque quella sensazione classica del gioco. Il tutto condito da una profondità narrativa, molto più importante e studiata.

Credo sia evidente di come dietro questo grande lavoro c’è stata la voglia di costruire delle nuove basi su cui sviluppare altri capitoli. Senza dubbio sarà un’altra trilogia, magari non i cinque titoli di cui si è parlato in questo periodo, ma certamente l’avventura non finirà presto.

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Ora come avete letto, non sono voluto entrare nell’analisi del gioco tecnica, o visiva, non era questa una recensione, in realtà proprio perché molto colpito dall’intensità di questo “viaggio”, ho voluto ragionare sulla ragione del successo di questa esperienza e spero possa aver trovato un riscontro in voi che state leggendo.
In conclusione, bisogna proprio ribadire Kratos è cambiato e menomale! Grazie Studio Santa Monica.

Amici sarei curioso di sapere la vostra opinione in merito, se volete lasciate un commento per fare due chiacchiere.
Alla prossima.

CineVideogiochi
“Scatena le tue Passioni”

DISCUTIAMONE: Ambientazioni dei videogiochi

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Uno dei pregi principali dei videogiochi, è la possibilità di creare ambientazioni che vanno dal verosimile all’assurdo, spesso anche folli ed uniche, nelle quali i giocatori possono immedesimarsi e vivere storie ed emozioni fantastiche. A quanti di noi piace perderci in questi mondi 3D, pensati e costruiti fin nei minimi dettagli con amore e passione da parte di sviluppatori dediti a farci immergere pienamente nelle loro fantasie, tanto da farci sentire quasi fisicamente lì?

Il “Discutiamone” di oggi vuole trattare proprio questo tema, portando alcune delle più iconiche ambientazioni come anche quelle che maggiormente hanno colpito chi vi sta scrivendo, chiedendo anche a voi quali vi siano rimaste più nel cuore e nella memoria, di fatto quelle che potreste definire “vostre preferite”.

I miei ricordi mi impongono di cominciare da Cyrodiil, la regione di Tamriel che ha ospitato The Elder Scrolls IV: Oblivion. A dir la verità, l’intera serie meriterebbe di esser citata, ma scelgo questo capitolo poiché per me è stato quello più magico. Nell’immedesimarsi, conta molto anche il periodo che si sta vivendo, l’età che si ha e la propria predisposizione a lasciarsi coinvolgere da ciò che gli sviluppatori ci vogliono proporre. Questo infatti è stato il mio primo TES, e lo giocai nei mesi che precedevano l’uscita di Skyrim, quindi ormai anche “tardi” rispetto all’uscita effettiva sugli scaffali. Fu amore a prima vista. Mai prima di allora mi ero sentito così magicamente trascinato in un mondo digitale, un individuo con un compito così importante e speciale, mentre vagavo in una terra tanto meravigliosa quanto terribile. Tutto sembrava così vero e vivo attorno a me. L’unico gioco in grado di ridarmi certe sensazioni, posso affermare senza remore, è poi stato solo Kingdom Come Deliverance. Titoli magari non perfetti, ma sviluppati con così tanto amore e dedizione da trasudare magia allo stato puro.

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Appena un anno prima, però, avevo vissuto altre due spettacolari avventure, questa volta in mondi sì realistici, ma lontani da noi nel tempo. Parlo dell’Italia di Assassin’s Creed II e il West di Red Dead Redemption. Nel primo caso, parliamo del miglior titolo di Ubisoft, a mio parere; e quindi il punto più alto della saga. Firenze, Venezia, San Gimignano, Forlì ed un piccolo excursus nel finale a Roma. La straordinaria ricostruzione dell’ambientazione rinascimentale andava a braccetto con una storia incredibile, che mischiava personaggi reali e fittizzi con tale maestria da farti quasi credere che fosse realmente tutto vero. Il secondo invece, lo giocai all’uscita. Inizio dell’estate, scuola quasi e poi finita, io smanicato e accaldato su una sdraio davanti alla tv. Come detto prima, anche noi facciamo la nostra parte nel vivere un’ambientazione, perché così vissi personalmente a modo mio il West. Era John Marston, quindi non eccezionalmente immersivo da quel punto di vista (ovviamente non come un RPG), ma caspita se ne ho macinati di chilometri sotto il Sole, a cavallo del confine. Quanta sabbia ho mangiato, quanto sollievo provavo nel buttarmi la sera sul mio giaciglio, in quella bettola di Chuparosa. Cosa, dite che in realtà io non ho mai vissuto tutto ciò? Mah, io sono quasi sicuro del contrario, che sia questo il famoso Effetto Osmosi di cui parlano nella saga poco fa citata?

Un’altra menzione che mi sento assolutamente di fare riguarda The Witcher 3: Wild Hunt. CD Projekt RED, in questo terzo e finale capitolo della saga ha creato qualcosa di veramente meraviglioso ed unico. Ogni regione con il suo carattere, tutte caratterizzate e memorabili. Le luci, i suoni, i panorami stupendi e pericolosi e ci si ponevano davanti. Non dimenticherò mai il mio arrivo nelle Skellige, dopo il naufragio; ancora infuriava la tempesta, Geralt a cavallo di Rutilia con “The fields of Ard Skellig” in sottofondo. Magia. Oltretutto, aggiungo che mi ero così ben immedesimato nel Macellaio di Blaviken, che provavo il suo stesso fastidio ed odio nello stare in città (Novigrad), preferendogli di gran lunga la libertà e la natura di quelle che in realtà dovevano essere delle fogne a cielo aperto zeppe di mostri, ovvero le ripugnanti paludi del Velen. Potere dei videogiochi.

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Altre ambientazioni eccezionali e folli, invece, sono state Rapture e Columbia, di Bioshock e Bioshock Infinite. Unica, per impatto, è anche Anor Londo, quando vi si arriva per la prima volta in Dark Souls; così bella ed irreale, in un mondo tanto tetro e desolato. Sempre in tema “souls”, vogliamo parlare della Yharnam di Bloodborne?

Vi potete ritrovare nei mondi da me appena citati? E pensate che si tratta solo della punta dell’iceberg, sotto la superficie ci sarebbe così tanto, che un solo articolo non basterebbe. Ecco così che quindi do la parola a voi, alla vostra esperienza ed ai vostri ricordi. Quali sono le vostre ambientazioni preferite, quali vi sono rimaste più nel cuore, tanto da ricordarle ancora magari dopo anni ed anni? Ed invece, quali preferite tra quelle più recenti, e che ve ne pare delle lande nordiche che state scoprendo con Kratos, voi fortunati che state giocando al nuovo God of War? Fatecelo sapere, siamo qua apposta. Discutiamone!

 

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“Scatena le Tue Passioni”

DISCUTIAMONE: Next Gen in arrivo?

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Nell’ultima settimana, per la prima volta dal 2013, c’è stato un costante susseguirsi di rumors e supposte anticipazioni riguardo le future console di nuova generazione di Sony e Microsoft, che erediteranno ciò che nel bene e nel male hanno costruito PlayStation 4 e Xbox One. Nulla di ufficiale, è d’obbligo specificarlo, ma se fin troppi insider hanno iniziato a parlarne, qualcosa di vero vuol dire che c’è.

L’ipotetica finestra di lancio, almeno seguendo la gran maggioranza delle voci, dovrebbe inserirsi tra il 2019 ed il 2020; quasi certamente in autunno/inverno, come d’abitudine per sfruttare poi anche Black Friday e feste natalizie. Quindi ancora pressappoco due anni di pieno supporto all’attuale generazione (sulla quale si spera di vedere uscire presto Death Stranding, ndr), per poi confluire tutti verso macchine più prestanti e moderne.

A proposito di ciò, vi sono numerose voci a riguardo. In molti non si aspettano nulla di rivoluzionario dalle nuove console, poiché per fare un vero “sbalzo” dovrebbero utilizzare della componentistica troppo costosa per il mercato di massa. Effettivamente con queste premesse sembrerebbe preannunciarsi un’ottava generazione-bis, con quindi hardware non estremamente all’avanguardia già dall’uscita, ma con effettivamente costi più contenuti (chi si ricorda quanto costava PlayStation 3 al suo debutto?); lasciando così modo ai due giganti del settore di proporre poi anche altre versioni ammodernate giusto qualche anno più tardi, come successo con Pro e S/X.

Cosa sarebbe meglio per noi giocatori, avere delle console tecnologicamente sbalorditive ma per pochi oppure aver subito qualcosa di più appetibile per il nostro portafogli, ma castrante per sviluppatori e creativi in termini di hardware? Qui sta un primo quesito che voglio porvi.

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Secondo, con PlayStation Pro e Xbox One X uscite rispettivamente da un anno e mezzo e sei mesi, quindi fresche fresche; è corretto verso i propri clienti andare a pensionarle dopo così poco tempo? Prendiamo la più recente, ovvero la nuova corazzata di casa Microsoft. Dopo aver costruito “la console più potente di sempre” ed averla venduta a 499€, perché rimpiazzarla dopo appena 3 anni di vita? E se consideriamo anche Pro, nata addirittura già arretrata rispetto alla X, la domanda è solo una: ha avuto senso questa mid-gen? O forse è servita solo a salvarsi la faccia, dopo il disastro effettuato immettendo sul mercato nel 2013 due console che praticamente non riescono a tenere i 30 frame fissi in 1080p (la One addirittura a 720p), in un decennio in cui lo standard si sta spostando verso il 4K?

Queste le perplessità, i dubbi e perché no anche le accuse, rivolte agli artefici dell’attuale generazione, i quali si spera abbiano ormai imparato la lezione e possano così quindi “regalarci” un futuro più roseo. Perché sì, ciò che ci aspetta è nelle loro mani e nelle loro teste. Vedremo PlayStation 5 puntare ancor più forte sulla tecnologia VR? Sarà retrocompatibile, dopo l’ondata di remaster giunta sulla 4? E Microsoft, come si risolleverà dal tracollo subito in questi anni? Nuove esclusive di valore o punterà ancora su un’offerta multimediale su più livelli, andando magari a fondersi con Windows e quindi il PC?

Anche qua, lasciamo a voi la parola. Ancora non si sa nulla, quindi perché non sbizzarrirsi e provare ad immaginare dove ci porterà la nuova generazione? Nel bene e nel male, noi siamo curiosi di sentire opinioni e desideri, di sapere come i nostri lettori vorrebbero che il gaming si evolvesse. Diteci la vostra, discutiamone!

 

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“Scatena le tue Passioni”

DISCUTIAMONE: perché siamo schiavi delle Microtransazioni?

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Le microtransazioni ormai sono spesso l’argomento al centro delle discussioni di ogni nuovo videogioco in uscita, laddove sono o saranno presenti, immediatamente noi videogiocatori ci dividiamo tra chi a favore e chi no; ma vi siete mai chiesti come ha avuto inizio questo fenomeno?

In questo articolo voglio affrontare insieme a voi l’origine e le motivazioni, che spingono sempre di più il settore a puntare in questa direzione.

Inizio con il ripercorrere velocemente la storia evolutiva del videogioco, di quando era un qualcosa basato puramente sul concetto di divertimento, quando lo si giocava in purezza, divertendosi ed apprezzandolo esclusivamente per come fosse uscito dalla casa di produzione.
Qualche anno fa, gli sviluppatori si impegnavano per far uscire qualcosa che fosse realmente un prodotto finito e di successo, perché sapevano che non avrebbero avuto altre occasioni per metterci mano e arricchirlo successivamente di contenuti. Il mercato dei videogiochi e il modo di farci soldi, era basato tutto sul fare il maggior numero possibile di vendite e di conseguenza si doveva per forza puntare sullo sviluppo di prodotti il più ottimizzati (anche completi) possibile; cosi da vendere il maggior numero di copie.
Successivamente con la diffusione di internet e del multiplayeronline, i videogiochi hanno cominciato ad usufruire delle correzioni di eventuali bug o glitch e piano piano della possibilità di potersi ampliare con contenuti aggiuntivi, ma non fondamentali, che ne arricchissero la longevità. Questo passaggio inizialmente non era concepito come qualcosa di fondamentale e vitale all’interno di un videogioco, si tendeva sempre a lanciare sul mercato giochi completi e ricchi.

Qui mi fermo un attimo e apro una parentesi parallela su un altro fenomeno, che si sviluppava contemporaneamente in questi anni, ovvero lo sviluppo dei social network con facebook come capo bandiera.

Mano a mano che i videogiochi si evolvevano, anche i social prendevano piede e crescevano, con sempre più studi a base psicologica mirati a trovare nuovi modi di coinvolgere le persone e creare sistemi, che quasi generassero dipendenza, basati tutti su un sistema di ricompense a seguito di un azione. Vi state chiedendo a cosa mi riferisco?
Ormai è acclamato e confermato, di quanto i social riescano a generare dipendenze e come le piccole interazioni basate su notifiche, mi piace, commenti e condivisioni, possano influenzare il nostro modo di vivere il social. Parlo di quella voglia (spesso inconsapevole) sfrenata di vedere quanti mi piace si ottengono, interazioni nei propri post e la curiosità di leggere le attività degli altri. Ora questa non vuole essere un analisi dei social o una critica; ma uno spunto di riflessione che funge da premessa, come elemento fondamentale al fine di capire la psicologia delle microtransazioni.

Quindi da una parte abbiamo il videogioco che passa da prodotto finito basato sulla vendita, ad un prodotto che può ampliarsi e aggiornarsi facilmente tramite internet; mentre dall’altro lato la nascita dei social, gli studi connessi al fenomeno e su come coinvolgere sempre di più le persone creando una sorta di dipendenza.

Cominciate a farvi un idea?

Partendo da tutta questa serie di evoluzioni, si è affermato il concetto di multiplayer come community e il sempre maggior bisogno da parte delle persone, di voler dei videogiochi che li tenessero letteralmente incollati al gioco stesso, cercando sempre maggiori stimoli.
Cosi secondo voi, quanto è stato veloce il pensiero di abbinare a tutto ciò, la voglia di fare più soldi? lo sapete che addirittura EA ha un brevetto per il loro sistema e algoritmo di gestione delle microtransazioni? e su come farne fare sempre di più?

Alla fine tutta questa industria gira intorno ad un macrosistema basato sulle ricompense, il cercare di premiarci per ogni cosa che andiamo a fare, costruire videogiochi appositamente concepiti per farci venire voglia di avere sempre di più e non farci accontentare mai. Farci sapere che quel di più arriverà più avanti e instillare dentro di noi la voglia di avere, avere e avere sempre qualcosa di meglio, più forte e più ricco.

Siamo stati tutti addestrati a non accontentarci e soprattutto a sentirci insoddisfatti. Questa è la dura e cruda verità, perché potete credermi, io che sono un videogiocatore che ha vissuto tutta questa era d’innovazioni e trasformazioni, vi dico che i videogiochi prima bastavano a noi stessi, perché erano fatti per soddisfarci; mentre oggi vengono sviluppati all’origine proprio per non soddisfarci. Noi tutti spesso commentiamo e critichiamo quasi tutti i videogiochi, perché ci sembrano incompleti o pensati per farci pagare e poi finiamo sempre per pagare e volerne ancora. Realmente pensiamo che gli sviluppatori oggi siano incompetenti e non sappiano come si costruisca qualcosa di completo? che solo a noi vengano le idee su quello che serve all’interno di uno o dell’altro videogioco?
Veniamo tutti manipolati dal grande sistema economico, fatto da miliardi di dollari annuali, che ci vuole incastrati in questo sistema a commentarlo, criticarlo ed apprezzarlo. Qualcuno una volta ha detto: “non esiste cattiva pubblicità, esiste solo la pubblicità”, perciò tutto quello che alimenta le discussioni e questo grande ingranaggio va sempre e comunque bene.

Cari amici, sull’argomento c’è ancora moltissimo da dire e volendo potrei scrivere ancora il doppio; probabilmente tornerò sull’argomento, ma per oggi voglio fermarmi qui e sapere voi che cosa ne pensate.

Voi vi siete mai fermati a ragionare su tutto questo mondo? Parliamone insieme.

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“Scatena le tue Passioni”

DISCUTIAMONE: perché Black Panther è un campione d’incassi?

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Come molti già sapranno, Black Panther si è classificato da pochi giorni al 10° posto nella classifica mondiale dei film con più alto incasso di tutti i tempi e al 3° posto nella classifica degli USA.

Ovviamente è un risultato incredibile, soprattutto se si pensa che stiamo parlando di un Cinecomic Marvel, un genere di film spesso non preso molto in considerazione dalla critica di livello e a riprova di questo, generalmente nessuno di questi film è stato mai candidato a premi importanti di settore.

Queste due premesse messe insieme da sole, bastano già per denotare come ci sia qualcosa che non quadri; come fa un film appartenente ad una categoria altamente commerciale e da molti inquadrata come di puro intrattenimento, a diventare il 10° film a questo punto più guardato di tutti i tempi al cinema?
Questa è la domanda che mi sono fatto io e da cui ho pensato di scriverci su, facendo un analisi da poter condividere insieme, voi ci avete pensato? Infinity War di conseguenza batterà altri record?

Sono tutte riflessioni che vengono spontanee, sono passati 10 anni di Marvel Cinematic Universe (MCU), prima di questo già da molti anni esistevano i film tratti dai fumetti, eppure dopo tutta questa popolarità ad oggi nessuno di questi film è mai stato preso seriamente in considerazione nei più popolari festival mondiali del cinema.
Mi chiedo forse qualcosa sta cambiando, oppure le domande più importanti da farsi sono: se sia proprio tutto merito di Black Panther? se sia un caso isolato? o se sia stato esageratamente strumentalizzato?

Sicuramente ci stiamo imbarcando in un mare ricco di possibilità e argomenti potenzialmente enormi da dover affrontare, io mi voglio concentrare su delle mie riflessioni, poi voi potreste dare le vostre.

Black Panther è un film molto politicamente impegnato, soprattutto nello scenario Holywoodiano che si è configurato negli ultimi anni, che vede il dibattito sull’importanza degli attori neri all’interno del mondo del cinema. Sempre più si sta spingendo sul ruolo dei neri all’interno del cinema, si discute di quanti pochi attori di successo ci siano in confronto ai bianchi e anche di quanti pochi premi a paragone siano dati agli attori neri a confronto di quelli bianchi. Quindi vien da se che un film, che sia per il 90% composto da attori neri, che abbia come protagonista un Super Eroe nero, che capovolge paradossalmente lo scenario mondiale attuale; facendo sembrare tutto l’occidente e le potenze economiche mondiali di paesi a maggioranza bianchi il terzo mondo, a confronto di un paese africano sviluppatissimo come il Wakanda.

Quindi in pratica Black Panther è un manifesto di proclamazione nera all’interno del mondo cinematografico, in un periodo dove c’è una fortissima sensibilità all’argomento.
Secondo me questo è stato un elemento di fortissimo impatto, che a cascata ha creato un meccanismo autoalimentante del suo successo e del suo forte impatto mediatico. Ma facciamo un passo indietro, è tutto qui? il successo arriva solo perché il pubblico ha voluto premiare questo ruolo dei neri nel cinema?

Non credo assolutamente sia solo questa la motivazione, come detto sono 10 anni di MCU, il pubblico che lo segue è arrivato alle stelle, milioni e milioni, a cui non frega nulla dei premi e della critica, che dall’alto della sua sapienza giudica riguardo il cinema di livello, d’autore, impegnato e chi più ne ha, più ne metta, che da anni si rifiuta di riconoscere il ruolo che hanno conquistato questo genere di film. Tutto questo successo ha preparato la strada per un’esplosione cosi importante di popolarità, a maggior ragione mettiamoci anche che a breve arriverà l’attesissimo Infinity War, rappresentante il culmine di un percorso durato 10 anni; costato ben 150 milioni di dollari solo in pubblicità, con il più grande e popolare cast racchiuso in solo film mai visto. Insomma credo che Black Panther sia capitato proprio al posto giusto e nel momento giusto. Sarà un caso quindi che la Marvel abbia deciso di prendere un personaggio del genere, e proporcelo nel suo film stand-alone proprio in questo periodo storico e quasi all’apice di tutto questo suo percorso?

Assolutamente no, anzi è stata studiata e siamo stati indotti a recepire senza rendercene conto tutti questi stimoli che ci portano ad incoronare questo film come a successo.
Un film unico, in nessuna scena a differenza di tutti gli altri, ci sono altri personaggi dell’MCU, un film totalmente stand-alone, con uno slogan Wakanda per sempre; quindi un vero e proprio manifesto nei confronti del mondo nero del cinema.

A questo punto ci si chiede, ma sarà un film ben fatto o dipende tutto dalla pubblicità?
A mio parere è un ottimo film, ben strutturato e con un parziale abbandono della comicità esagerata ormai straripante nei film del genere, complice sicuramente questa vena sociale della sua tematica di fondo; cioè il ruolo dei paesi del terzo mondo e come noi li percepiamo, spesso con una mancanza di voglia ed egoismo nel volerli aiutare e condividere le nostre risorse in eccesso. In questo film ho voluto leggerci questa morale impegnata, su come il Wakanda rappresenti il nostro attuale benessere e sia restio nel condividerlo, mascherandosi dietro false scuse e perbenismo, solo per non voler rischiare d’intaccare il proprio status e il resto del mondo invece, che a confronto rappresenta i paesi in difficoltà.
La morale è come può farlo il Wakanda, potrebbe farlo tutto il mondo.

Come già detto secondo me il film merita, ben strutturato, una trama più profonda rispetto altri film, una comicità dosata, un ottima prova del cast generale e ovviamente grandi effetti speciali.

Io o affrontato un po la tematica dal mio punto di vista, soprattutto quello sociale, come sempre è uno spunto per una discussione, quindi commentate e parliamone insieme.

 

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DISCUTIAMONE: companion nei videogiochi

companion

Qual è la miglior “spalla” che abbiate mai trovato nella vostra carriera videoludica? La mia domanda ci introduce in medias res nel tema che tratteremo quest’oggi. Tantissimi giochi ci propongono un compagno d’avventura controllato dall’IA, sia esso umano, animale o robotico (od anche un’IA stessa, vero Cortana?); oggi voglio sapere quale sia il vostro “preferito” e discutere anche del ruolo che ricoprono e dell’importanza che possono avere.

Per iniziare, individuiamone qualcuno. In quest’articolo parleremo solo di compagni abbastanza recenti, così da semplificare a voi lettori la comprensione avendo più facilmente comune esperienza. Voi però sentitevi liberi di nominare chiunque, con la massima libertà.

Partiamo con i nostri simili che ci hanno affiancato con più successo, di pubblico e di critica, negli ultimi anni. Personalmente, chi vi scrive può citare ad esempio Elizabeth di Bioshock Infinite, personaggio perfettamente caratterizzato sia per ruolo all’interno della storia che come spalla da un certo punto del gioco in poi. Non disturba, non infastidisce, anzi ci fa compagnia e si rende utile approfondendo la narrativa e recuperando oggetti utili. Forse in questo senso paragonabile anche ad Ellie, The Last of Us; questo ammetto di dirlo per sentito dire, non avendo avuto purtroppo l’opportunità di giocarlo. Meritano la menzione anche i roster di personaggi dei giochi Bioware (Mass Effect, Dragon Age), sempre ottimamente caratterizzati, grandi chiacchieroni e abili combattenti. Da giocatore di lunga data dei Gears of War, ho il Delta Team nel cuore; ed anche lo stesso Marcus Fenix, passato da protagonista a compagno, non sfigura nel quarto capitolo.

In quanto ad animali, mi pare più che scontato sottolineare come principalmente cani e soprattutto cavalli abbondino in questa categoria. Se mi sento di ricordarvi DD (Diamond Dog, Metal Gear Solid V) e Dogmeat nella serie Fallout, con tutti i fedeli equini che potrei citarvi monopolizzerei l’articolo. Ne bastano due per dare l’idea: Rutilia, il buggatissimo ed adorato cavallo di Geralt di Rivia (The Witcher 3); e Agro, compagno di Wander, riscoperto nel recente remake di Shadow of the Colossus. Aggiungo che mi ispira il felino nostro accompagnatore in Monster Hunter World, altro titolo che spero di recuperare su PC questo autunno.

“Amici” tecnologici invece personalmente non ne ho avuto mai avuti di significativi, gli unici per me degni di nota sono stati Cortana della serie Halo e Claptrap di Borderlands.

Nominati quelli che meglio ricordo per mia esperienza, posso dire che comunque la figura del companion, se resa bene, può essere davvero fondamentale, principalmente per immersività ed approfondimento del gioco stesso. Questo per gli umani o comunque per gli individui parlanti, mentre gli animali “digitali” li ho sempre trovati più che altro utili, come trasporto o ad esempio per strategie e sfruttamento di meccaniche di gameplay (esempio DD che individua e tagga i nemici). Essendo controllati dall’intelligenza artificiale, c’è da ricordare che una buona resa di questi è anche dovuta ad un buon lavoro/scelte furbe degli sviluppatori. Devono parlare il giusto e non essere invasivi, quindi essere ben integrati nel gioco: come non rovinare l’esperienza al giocatore (molte volte sono invisibili agli occhi del nemico, scelta facile per aggirare il problema che scaturirebbe dal dover scrivere un’IA molto complessa apposita per il nostro compagno). Una volta realizzati bene però, possono diventare per davvero quasi un “amico” digitale a cui affezionarsi.

Ognuno di noi, anche a seconda della propria sensibilità, come ha creato legami con i giochi, le musiche e con le storie, ha fatto lo stesso con i loro personaggi. Ed oltre ai protagonisti, meritano un certo riguardo anche coloro che ci accompagnano lungo le nostre avventure. Anche loro ci restano nel cuore. Ecco perché, a nome di CineVideogiochi, vi chiedo ancora: chi è il migliore, per voi? E vi fanno piacere, o li trovate fastidiosi ed/od invadenti?

 

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