Solo A Star Wars Story, la Recensione (no spoiler)

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Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…….

C’era un giovane, che sognava di diventare un pilota, voleva essere il miglior pilota della galassia, ma la vita per lui era stata difficile sin dall’infanzia.
Le vicissitudini della vita lo avevano portato a diventare un furfantello, che nonostante tutto sognava di fuggire da quella situazione, forse per fortuna personale, forse per amore o semplicemente per brama di gloria, comunque sia, il suo percorso era agli inizi e quello che sarebbe stato il suo futuro è già storia……

Cari amici proprio cosi, tutti conosciamo  le avventure del nostro amato Han contro l’impero e quella che è stata la sua vita, ma certamente quello che ci aspettiamo da questo Solo, è conoscere come e perché il nostro Han sia diventato, quell’intrigante personaggio conosciuto per la prima volta su Tatooine in episodio IV.
Tutti ci siamo chiesti almeno una volta, come sarà diventato quel malfidato individualista che abbiamo conosciuto in quella iconica cantina di Mos Eisley tanto tempo fa, come avrà ottenuto il leggendario Millennium Falcon e quali altri personaggi avranno influenzato la sua storia? Insomma tutte queste e tante altre domande ci affascinano da sempre, è vero che nella letteratura di Star Wars si trovano tante risposte o approfondimenti, ma vedere tutto in un film è un’altra storia.
Il mito di Star Wars è cominciato con un film e non con un libro (come spesso accade), quindi tutto ciò che gli riguarda, trova la sua massima resa nei suoi prodotti cinematografici e televisivi.

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Dopo questa breve introduzione, veniamo al sodo, merita o non merita? se leggete le mie recensioni, sapete che non mi piace essere neutro, anzi scrivo semplicemente la mia opinione con il mio giudizio personale.

Complessivamente ottimo prodotto e mi sento di dargli un bel 8!

Strano vero? non che gli ho dato 8, ma che il voto sta in mezzo alla recensione, lo so in genere va alla fine…. Ovviamente vi prendo in giro, non per l’8, ma per aver scritto in mezzo!

Scherzi a parte, ho voluto giocare con voi su questa tematica del voto, proprio perché come sempre, per questi ultimi film canonici e non di Star Wars, il pubblico si sta dividendo tra chi lo ama, chi lo odia, chi non lo sa ecc… ecc…

Secondo me c’è solo una cosa di cui bisogna rendersi conto, Harrison Ford si è invecchiato, se no, lo avrebbero fatto con lui il film, tolto questo piccolo particolare sostituirlo non sarebbe stato facile per nessuno (come attore) soprassedere all’affetto che tutti noi fan proviamo per Ford non è facile e nessun regista o produttore (Lucas compreso) avrebbe potuto farci cambiare idea. Allora vi chiedete cosa sto cercando di dirvi?
Il film è bello e Alden Ehrenreich ha fatto un ottimo lavoro nell’interpretare Han, il vero problema è che dobbiamo essere noi fan a renderci conto che Ford non poteva esserci e dobbiamo fare uno sforzo mentale nel dimenticarci il paragone e guardare il film senza pregiudizi.

Se riuscirete a fare questo, guardarlo senza criticismo ed apprezzarlo per quella che è l’opera in se stessa, vi piacerà tantissimo. Passati i primi 10 minuti in cui dovete superare questo senso d’ambientamento e in cui secondo me c’è proprio la parte più debole del film, infatti l’inizio non mi ha molto convinto, ma superato questo start-up poco convincente, va tutto alla grande; ci si diverte, si conoscono personaggi accattivanti ed in particolare il personaggio di Tobias Beckett (Woody Harrelson), fantastico, mi piace molto quest’attore. Non solo, anche Lando Calrissian (Donald Glover), funziona molto, pensando al Lando della vecchia trilogia, questo è molto credibile da giovane.
Insomma il cast ottimo, la storia divertente e convincente, poi lasciatemelo passare perché questo che vi dico non lo reputo uno spoiler, saprete finalmente come il Falcon sia diventato famoso per aver fatto la rotta di Kessel in 12 parsec. Vale la pena no?

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Fidatevi funziona il film, basta non stare li a pensare a Ford e all’immagine che conosciamo di Han, in generale la galassia di Star Wars presentata in questo film è molto credibile, piacevole e rende bene l’idea del mondo criminale che ruota dietro a tutto questo grande universo.

Poi ragazzi non finisce qui, state certi, ci saranno altre avventure……

Voto Finale: quello di prima non era uno scherzo!

P.S. andatelo a vedere, se non siete d’accordo con me, vi aspetto nei commenti.

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Deadpool 2, la Recensione “irriverente” (no spoiler)

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Come da titolo rasserenatevi, non ci saranno spoiler, ma se volete avere un anticipazione del fenomeno che vi aspetta al cinema, la lettura fa proprio al caso vostro.

Deadpool, alias Wade Wilson, alias Ryan Reynolds, alias… troppi alias? Ebbene si pomparsi, darsi arie e tanti nomi, è proprio da Deadpool! Perché lo troverete cosi, carico, irriverente, sarcastico, divertente e spumeggiante.
Ve lo ricordate il primo Deadpool? forte no?, allora prendetelo e moltiplicatelo x10, perché il nuovo Deadpool ha lavorato molto sulle caratteristiche che lo hanno reso indimenticabile e le ha proprio maggiorate.

Bene penso di avere reso l’idea con quest’introduzione, allora entriamo nel vivo della questione, di cosa parla questa nuova avventura;  degli X-man? dei super criminali? di amore e odio?, no! Parla di famiglia, parola di DP! dovrete vederlo per sapere il perché.
Quindi avete capito? non vi parlerò della trama, salvo farvi sapere che il nostro DP si unirà a nuovi amici per salvare il suo presente, passato e futuro!

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Troverete divertimento assicurato, azione, coinvolgimento e soprattutto intrattenimento! Se lo scopo di un film è quello d’intrattenere, Deadpool 2 rende onore a questo altissimo senso artistico del cinema. Infondo il cinema dovrebbe essere questo, “intrattenimento”; un significato ormai spesso dimenticato, dove si vanno a cercare grandi messaggi, messaggi nascosti e significati altissimi e di grandi qualità. Ma alla fine perché noi pubblico guardiamo i film? Io rispondo cosi… intrattenerci e vivere qualche ora del nostro tempo libero facendo qualcosa che ci piace. Deadpool 2 coglie pienamente il bersaglio in questo obbiettivo, alla fine vi lascia soddisfatti, ovviamente deve piacere il genere, se paradossalmente qualcuno odiasse in assoluto i film con comicità e commedia, non dovrebbe guardarlo, anche se scommetto che DP saprebbe farvi cambiare idea.

Cominciate a farvi un idea? confusi?, bhe la mia recensione è come il film, strana ma (spero io) divertentissima (il film) e mi auguro un minimo sullo stile di DP e che gli renda giustizia.

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State pensando e gli attori come recitano? gli effetti speciali? la sceneggiatura? insomma dove sono tutte le cose classiche di una recensione?, a che vi servono vi dico io, non è chiaro ancora? Va visto, assolutamente imperdibile!

Allora non state a perdere tempo con recensioni ed opinioni, andatevelo a vedere e divertitevi!

VOTO FINALE 8,8!!

p.s. pensate perché voto 8,8 e non 10 vista la mia presentazione?
Come dice DP la sceneggiatura è deboluccia, il budget basso e hanno risparmiato sugli attori! Scherzo! Mi raccomando non perdetevi le scene dopo i titoli, Spoiler!

CineVideogiochi
“Scatena le tue Passioni”

Avengers: Infinity War, la Recensione (no spoiler)

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Finalmente dopo anni e anni di costruzione di questo gigantesco universo cinematografico, siamo arrivati al culmine della storia: tutti gli eroi della Terra (e non solo) si uniscono per combattere il nemico più pericoloso della galassia.
Se si dovesse usare una parola per descrivere Avengers: Infinity War, sicuramente sarebbe “epico”; un film dal fortissimo impatto visivo, con colpi di scena continui in cui i fan sono sobbalzati dalle loro poltrone, scontri che sicuramente più avanti nel tempo verranno ricordati come memorabili, tra le storie delle battaglie Marvel e una sana dose di risate che in questi film non manca mai.

I fratelli Russo dopo Captain America: the winter soldier e Captain America: civil war, dimostrano ancora una volta di essere tra i migliori in questo genere; avevano un onere terribile sulle spalle e nonostante i cinquecento milioni di dollari di budget; dovevano gestire un cast gigantesco e soprattutto avevano l’incombenza di costruire Thanos. Questo “super cattivo” ci viene mostrato nella sua interezza, se prima era “una minaccia fantasma” (citazione dovuta) che muoveva i fili dei suoi burattini, ora è un cattivo fisico, con una volontà di ferro, assolutamente concentrato nel raggiungere il suo scopo e tra le altre cose non del tutto scontato.
Però il film comunque non è esente da difetti, come ad esempio alcune gag comiche forzate e un ritmo non troppo omogeneo; per i fan poco interessati all’universo MCU sarà difficile digerire il film, la storia potrebbe annoiare, anche se appositamente cosi è stato costruito. Non dove essere un film lineare, ma un prodotto che arrivi ad un punto di rottura, evitando spoiler (al quale dedicheremo un futuro articolo) la trama arriva ad un altissimo livello narrativo, visivo e soprattutto epico.

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Gli eroi lavorano benissimo insieme, tutti hanno il loro spazio nella storia, condividono grandi momenti e scontri mozzafiato, molti hanno dovuto compiere scelte difficili e avranno sicuramente dei cambiamenti dopo questo film. Per concludere, il film è davvero buono e probabilmente il miglior cinecomic del Marvel cinematic universe; in quanto i Marvel Studios hanno costruito pazientemente per ben dieci anni questo universo, tutto ruotava intorno a queste gemme dell’infinito e i Vendicatori si sono uniti proprio a causa di questa caccia al tesoro. Tutto adesso è connesso e a causa degli eventi del film e molte cose cambieranno per sempre.

CONSIDERAZIONE FINALE: congiunzione perfetta di un universo ben costruito
VOTO: 9

Ready Player One, la Recensione

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Immagina di vivere in una realtà dove quello che hai non ti piace, dove sei circondato dall’insoddisfazione e dove non c’è più molto spazio per la fantasia; ora unisci questa visione ad un’alternativa migliore, cioè avere tutte le cose che desideri, averne altre che nemmeno puoi immaginare di desiderare, fare cose oltre il possibile e trasformare l’impossibile in realtà. Bene metti insieme tutta questa visione e immagina di trasferirti all’interno di OASIS, un complesso mondo di realtà virtuale inventato in un futuro non lontano da oggi, nel 2045.
Sostanzialmente questa è la trama in breve; l’idea ti sembra un po strana? la trama ti sembra un tantino contorta o non del tutto chiara?
Non perdere tempo e vai a vedere questo film, perché soltanto vedendolo riuscirai ad avere un idea completa di tutta l’opera e di certo non voglio darti spoiler particolari.

Ora fatta questa dovuta premessa, voglio entrare nel vivo dell’argomento, Ready Player One; ultima visionaria opera diretta da Steven Spielberg, prodotta tra le altre, dalla Amblin Entertainment. Un film che si pone a mio parere un obbiettivo difficilissimo, portare su schermo un insieme di concetti ad oggi molto vicini ad un pubblico specifico, quello del videogiocatore e anche secondariamente (ad una prima impressione) a quello dell’appassionato di film.

Un opera che trascende il concetto di videogioco e realtà virtuale moderno, trasferendolo perfettamente all’interno di un film e facendolo cosi diventare una probabile versione del nostro prossimo futuro. La cosa che mi ha stupito in particolare è stata la capacità di tradurre questo linguaggio, in qualcosa di perfettamente comprensibile a qualsiasi spettatore, di qualsiasi età, anche estraneo a questi mondi. Perciò in particolare è un opera che si rivolge a tutti, di facile visione, ma soprattutto di immediata comprensione e fusione con l’attuale quotidianità, che vivono moltissime persone oggi nella nostra società.
Quindi spiegando meglio, la cosa in cui riesce assolutamente questo film è la semplicità con cui vengono rappresentati tutti questi elementi, tratti dal mondo dei videogiochi, del cinema, delle serie TV animate e non, ed in generale di tutta quella cultura pop tra gli ultimi decenni del secolo 900′ e i nostri giorni attuali. Tutte queste cose vengono sintetizzate in un facile linguaggio capace di avvicinare chiunque alle sue sfaccettature, trasformando tutto in un insieme di divertimento, azione, stupore ed emozioni; proprio le emozioni e una morale di fondo sono fortemente protagoniste in questa opera, che vuole anche metterci in guardia sul non perdere il contatto con la realtà e le possibili conseguenze a cui la nostra società potrebbe andare incontro.

Sicuramente il film viene apprezzato ed esprime il suo massimo potenziale con chi mastica di videogiochi, appassionato di cinema, cartoni animati e serie tv; ma mi sento di consigliarlo a tutti, è un qualcosa che racchiude dentro se stesso un cambiamento e un evoluzione dei tempi. C’è un essenza da dover cogliere guardandolo che spero caro amico lettore saprai cogliere.

Come si può leggere questa non è una classica recensione, ma alcune volte bisogna uscire dagli schemi, è più un voler trasferire le mie emozioni e renderle come augurio nel poterle vivere guardando questo film.
Sopratutto ci troviamo su CineVideogiochi, della cultura di essere “appassionati” tra i videogiochi, film e serie tv, qui se ne è fatta una bandiera e come questo film difficilmente altre opere sapranno omaggiare questa fusione di “arti” insieme tra loro.

In conclusione mi sento di innalzare questo film a vero grande tributo, di chi di queste nostre “passioni”, se ne ciba e alimenta quotidianamente, per la gioia della sua mente e vita.

Ciao alla prossima

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“Scatena le tue Passioni”

 

Annientamento l’originale Netflix, la Recensione

Annientamento è un film del 2018 rilasciato nel mese di marzo sulla piattaforma Netflix, ovviamente si tratta di un film “originale Netflix”, con protagonista Natalie Portman (Star Wars episodi I, II e III).

Il film diretto da Alex Garland (Ex Machina), oltre che regista noto principalmente anche come sceneggiatore, ci trasporta in una storia macchiata da diverse influenze di generi tra l’horror, la fantascienza e il fantasy.
Il nodo centrale del film è una trama basata su degli stereotipi classici della fantascienza, condita con degli elementi canonici del cinema horror fantascientifico, ad esempio sul filone Alien con Sigourney Weaver o anche quelli più d’avventura tipo Anaconda con Jennifer Lopez e Jon Voight.

Volutamente ho portato esempi diversi e non per forza di film famosissimi, ma semplicemente perché la struttura del film in linea generale non presenta una forte originalità e anzi credo sia fortemente influenzata da altre produzioni.
La trama tratta senza fare spoiler, di un “fenomeno” apparentemente non spiegato che si verifica in una zona degli Stati Uniti, dove il personaggio di Natalie Portman, la biologa Lena, si troverà coinvolta a capirne l’origine e i suoi significati.

Per alcuni tratti si trovano somiglianze anche con film recenti come Arrival di Denis Villeneuve, per esempio nel tema della scoperta e nel capire questo fenomeno che sin da subito può far pensare a situazioni aliene. Purtroppo salvo per l’originalità di alcuni elementi, non ho trovato nel film un effetto Wow!, anzi rimane piuttosto piatto e di facile intuizione per quelle che sono le scene future mano mano che lo si guarda.
La tensione e la spruzzata di horror è troppo lieve e non riesce a tenere una suspense adeguata; in certi momenti secondo me si percepisce troppo l’inesperienza del regista. Nota positiva sicuramente la prova di Natalie Portman che nonostante tutto è buona, in generale tutto il cast lavora bene e non è male.
Altro aspetto degno di nota la fotografia che riesce a dare un buon riscontro alle ambientazioni e alle circostanze in cui ci si trova.

Ora detto tutto ciò non voglio sconsigliarlo, certamente non sarebbe un film valido al cinema, ma trattandosi di un home video ci può stare, senza sicuramente avvicinarcisi con grandi aspettative. Proprio le aspettative, regalate ad esempio dal trailer sono deleterie, in questo caso il lavoro di montaggio sul trailer è stato ottimo, tanto è che vedendolo si creano delle aspettative che almeno nel mio caso non hanno trovato molto riscontro guardando il film.

In conclusione un film come tanti, che cerca di creare una novità in un panorama ormai dove la concorrenza è veramente elevata, cerca le sue note originali che secondo me non riescono ad intonarsi con tutto il concerto di elementi messi insieme. La visione è scorrevole, per una serata casalinga va bene, ma inserito in un contesto cinematografico, non tiene il tempo e risulta proprio una voce fuori dal coro, di certo non in senso positivo.

Tutto considerato Voto Finale 6.

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Ore 15:17 – Attacco al treno, la Recensione

Ore 15:17 – Attacco al treno, diretto dal pluripremiato regista Clint Eastwood ed interpretato dagli uomini realmente presenti all’attentato; ci mostra una storia vera accaduta pochi anni fa, che tratta dell’ennesimo (purtroppo tra tanti) atto terroristico avvenuto in Europa.

Il lungometraggio, nonostante a dirigerlo ci sia la stessa persona che ha diretto “Million Dollar Baby” e “Mystic River” (tra i tanti e famosi), non centra precisamente il suo obiettivo e nel complesso fa quasi storcere il naso allo spettatore. Questo è dovuto principalmente al fatto che il fortunatamente fallito attentato è durato pochi minuti nella realtà e nel film occupa pochissimo spazio; in generale viene mostrato quasi marginalmente, lasciando invece molto spazio ai tre amici, la storia delle loro vite ed il loro viaggio per l’Europa.

Eastwood non è estraneo a film del genere: ad esempio Sully (2016) dello stesso genere biografico come Ore 15:17 – Attacco al treno, ma la differenza da quest’ultimo è l’interesse che suscitava la storia, come veniva raccontata e come tutto costantemente si concentrasse sul tema del disastro aereo e del dilemma riguardante l’abilità del pilota. Invece quest’ultimo lavoro di Eastwood risulta molto incoerente, specie per la separazione di sequenze riguardo l’attentato, le quali non riescono a mantenere alta l’attenzione del pubblico. Rispetto ad altre scene, specialmente nella parte finale, sembra come ci sia stato un cambio di stile totalmente diverso, riscontrabile in particolare attraverso l’impiego di musica ansiosa e movimenti di macchina dinamici.
Il film affronta molti temi e probabilmente aveva come obiettivo quello di mostrare la storia incredibile di tre amici, che insieme grazie alle loro conoscenze ed esperienze, riescono a fermare un terrorista. Purtroppo come già detto l’evento non è centrale ed anzi, viene appena sfiorato; lasciando durante tutto il tempo lo spettatore a domandarsi: “ma dov’è il treno?”.
La colpa non va data tanto a Eastwood, ma più che altro alla sceneggiatura del film, la quale aveva come soggetto il libro scritto dai veri protagonisti dell’episodio, ma trattato con toni troppo superficiali riguardo ad eventi che hanno riguardato fortemente l’Europa di pochi anni fa.
Consigliato? non troppo, l’attentato occupa troppo poco spazio, quando sarebbe dovuto essere più centrale; dopo tutto si intitola “attacco al treno”.

CONSIDERAZIONI FINALI: poco coerente e noioso
VOTO: 5

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Maze Runner la Rivelazione, la Recensione

Maze Runner la Rivelazione è il capitolo conclusivo della trilogia cinematografica tratta dai romanzi di James Dashner, che narrano di un futuro post apocalittico dove l’umanità è messa in ginocchio da un virus e gli esseri umani contagiati, simili per aspetto a degli zombi, ormai superano i gran numero i superstiti prossimi all’estinzione.

Il contesto e lo scenario in cui tutta la trilogia si muove è qualcosa di visto e affrontato ampiamente sia nel cinema che nella letteratura, ovviamente non è un qualcosa di originale in se, anche se presenta un originalità nella sua organizzazione di alcuni elementi ed espedienti che rendono il tutto non del tutto scontato.
Questa è una valutazione complessiva, che mentre per i primi due film trova maggior riscontro con il tema del labirinto e della fuga come elementi originali, in questo terzo film invece troviamo tutti gli elementi più tipici del genere apocalisse zombie.

Con questa volata generale sull’elemento trama che unisce tutta la trilogia, non voglio andare a sminuire l’opera a se stante di questo “La Rivelazione”, anzi trovo che il film funzioni e sia un’adeguata conclusione per tutta la vicenda.

La trama di questo terzo capitolo, gira tutta intorno al tentativo di Thomas e dei suoi compagni di voler salvare Minho (rapito nel precedente film “La Fuga”), quindi questo tentativo di salvataggio li porterà alla scoperta di altri segreti e ci fornirà ancor di più a noi spettatori una panoramica sullo scenario, che ormai va a comporre il futuro dell’umanità.

La regia di Wes Ball, già regista degli altri due precedenti capitoli è ben fatta, un buon lavoro di fotografia e sulle inquadrature accompagnano le sequenze d’azione, di certo non è tra le pietre miliari del cinema, ma svolge bene il suo compito.

Di particolare nota l’interpretazione di Dylan O’Brien che si conferma un giovane di talento in forte crescita nel panorama Hollywoodiano, dal suo debutto con la serie TV Teen Wolf nel 2011, sta pian piano dimostrandosi un attore capace e in grado di dare spessore ai suoi personaggi. Oltre a Dylan merito della riuscita del film, va sicuramente anche al resto del cast che in linea generale si comporta bene e riesce a dare il giusto spessore.
Quindi in linea generale un buon film, anche se meno originale nella trama rispetto al primo in particolare, riesce a concludere in maniera adeguata tutto il percorso. Da vedere assolutamente se si sono già visti i primi due, in particolare a mia opinione classificherei il primo come il migliore, a seguire questo e poi il secondo.

Concludiamo ricordando come oltre questa trilogia esistano altri due romanzi prequel e un terzo diciamo di contorno, quindi potenzialmente potremo vedere ancora al cinema nuovi episodi legati a questo universo post apocalittico immaginato da James Dashner.

 

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Insidious l’Ultima Chiave la Recensione

“Fate attenzione alle porte rosse”, con questo tra i tanti originali espedienti inseriti in questa saga Horror, possiamo identificare un ben preciso universo creato da Leigh Whannell  insieme ai contributi del sapiente James Wan.

Proprio da questo punto voglio partire nell’analisi di questo quarto capitolo di una saga, che si propone in un contesto che seppur sfruttatissimo nel cinema horror, quello del demoniaco, riesce a trovare un identità originale, capace soprattutto di non stancare all’indomani di un quarto capitolo che molto probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo.

Insidious l’Ultima Chiave a livello temporale degli avvenimenti narrati si colloca tra il primo film e il terzo (prequel) e ci fa approfondire la conoscenza del personaggio di Elise (la medium), del suo passato e delle sue interconnessioni con gli eventi successi negli altri film. Ci apre delle porte “rosse” e non che potenzialmente potranno aprire nuovi sbocchi cinematografici.
Scopriremo l’infanzia di Elise, scopriremo l’origine di molte cose e i risvolti che hanno avuto nella sua vita. La battaglia contro le forze del male sarà accesa e questa volta le anime in gioco potrebbero essere più del previsto.

Con una trama concettualmente legata a degli stereotipi classici del genere, il film riesce come nei capitoli precedenti a rendersi originale, confermando la solidità alla base dell’idea che presuppone a tutto questo universo cinematografico. Il concetto di “altrove”, “porte rosse”, “forze demoniache e spirituali”, tutte collegate a questo filo conduttore legato al personaggio di Elise, sono la vera chiave del successo di questa saga.
Questo quarto capitolo in particolare, non risulta banale, anzi piuttosto originale e soprattutto inaspettato, non si riesce a prevedere i risvolti di questo passato di Elise, certo alcuni passaggi sono un classico sul genere, però non si cade nel male che colpisce generalmente le saghe troppo longeve, ovvero quello che gli ultimi film siano esagerati, scontati e spesso proprio scadenti. Anzi in linea generale questo film potrebbe reggersi anche da solo senza aver visto gli altri, certamente conoscendo tutti i film la godibilità è massima.

La cosa fondamentale è che riesce a creare il giusto effetto paura/tensione che un horror di questo filone dovrebbe offrire e a maggior ragione trattandosi di un quarto capitolo questo elemento merita di essere sottolineato particolarmente. Quando le saghe si allungano, Il rischio di trovarsi difronte a una caduta di stile e scontatezza è quasi sempre in agguato, ma non è questo il caso.

L’interpretazione di Lin Shaye (Elise) è ottima, perfetta nel ruolo, anche le sue due controparti aiutanti Angus Sanpson (Tucker) e Leigh Whannell (Specs) sono adeguati nel ruolo e rendono il tutto il giusto “meno teso”, rappresentano quella componente sdrammatizzante che aiuta a metabolizzare tutto il percorso, che rischierebbe se no di sforare in un eccessiva pesantezza e seriosità.

In ultimo il lavoro di regia di Adam Robitel e della fotografia sono di buon livello, ma a farla da padrone è il suono che colpisce sempre in maniera perfetta, enfatizzando le scene e gli effetti shock, qualche volta forse esageratamente, ma comunque con un opera complessivamente pregevole.

Quindi in conclusione un film che riesce ad essere vincente, svolge il suo compito di horror perfettamente e soprattutto lascia la voglia di vederne ancora uno e saperne di più su questi personaggi e nuove avventure.

Consigliato? Si, meglio vedere gli altri per capirlo meglio e anche perché se non li avete visti sono ottimi titoli consigliati del genere.

 

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Open House l’originale Netflix, la Recensione

Open House, l’originale Netflix che vi farà sbadigliare, questo potrebbe essere lo slogan per un film che seppur con una trama che cerca di essere originale, in un genere molto sfruttato, non riesce ad uscire fuori e coinvolgere lo spettatore.

La trama inizialmente scontata, ci parla di una famiglia madre e figlio che dopo una tragedia si trasferiscono nella classica casa di campagna, isolata e un po inquietante.
La novità sul genere è che questa casa non sarà infestata da fantasmi, ma diciamo minacciata da una presenza, da cui i nostri due personaggi principali, dovranno cercare di difendersi.

Il nome Open House è dato dal fatto che questa casa è in vendita secondo il modello “open house”, quindi liberamente visitabile da chiunque in giorni stabiliti e sarà proprio da questo concetto che partirà la vicenda.

Purtroppo il film sebbene carico di speranze non riesce ad entusiasmare, piuttosto piatto e povero di momenti ad “alta tensione” in generale lento e con una progressione degli eventi piuttosto noiosa.

Il cast complessivamente è sconosciuto, il protagonista Dylan Minnette ha recitato in film non particolarmente degni di nota e alcune serie televisive. Sicuramente proprio la prova recitativa generale tiene il film piuttosto basso e oltretutto non contribuisce la regia e la sceneggiatura di Matt Angel a risollevare le cose, un regista giovane del 1990 esordiente che ovviamente fa percepire una certa mancanza di esperienza.

Il film sicuramente a basso costo, è anche una prova di come Netflix comunque dia spazio ai giovani, che alcune volte come dimostra la storia del cinema, partendo da film semplici emergono diventando delle icone del loro tempo.
Esempi tra tanti sono stati Steven Spielberg, o  Sylvester Stallone, professionisti partiti da progetti inizialmente non molto sostenuti che poi hanno sfondato, lo Squalo per Spielberg o Rocky per Stallone.

Quindi ben venga lo spazio ai giovani, ma purtroppo questa volta non assisteremo alla replica di tali successi.

 

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