Solo A Star Wars Story, la Recensione (no spoiler)

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Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…….

C’era un giovane, che sognava di diventare un pilota, voleva essere il miglior pilota della galassia, ma la vita per lui era stata difficile sin dall’infanzia.
Le vicissitudini della vita lo avevano portato a diventare un furfantello, che nonostante tutto sognava di fuggire da quella situazione, forse per fortuna personale, forse per amore o semplicemente per brama di gloria, comunque sia, il suo percorso era agli inizi e quello che sarebbe stato il suo futuro è già storia……

Cari amici proprio cosi, tutti conosciamo  le avventure del nostro amato Han contro l’impero e quella che è stata la sua vita, ma certamente quello che ci aspettiamo da questo Solo, è conoscere come e perché il nostro Han sia diventato, quell’intrigante personaggio conosciuto per la prima volta su Tatooine in episodio IV.
Tutti ci siamo chiesti almeno una volta, come sarà diventato quel malfidato individualista che abbiamo conosciuto in quella iconica cantina di Mos Eisley tanto tempo fa, come avrà ottenuto il leggendario Millennium Falcon e quali altri personaggi avranno influenzato la sua storia? Insomma tutte queste e tante altre domande ci affascinano da sempre, è vero che nella letteratura di Star Wars si trovano tante risposte o approfondimenti, ma vedere tutto in un film è un’altra storia.
Il mito di Star Wars è cominciato con un film e non con un libro (come spesso accade), quindi tutto ciò che gli riguarda, trova la sua massima resa nei suoi prodotti cinematografici e televisivi.

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Dopo questa breve introduzione, veniamo al sodo, merita o non merita? se leggete le mie recensioni, sapete che non mi piace essere neutro, anzi scrivo semplicemente la mia opinione con il mio giudizio personale.

Complessivamente ottimo prodotto e mi sento di dargli un bel 8!

Strano vero? non che gli ho dato 8, ma che il voto sta in mezzo alla recensione, lo so in genere va alla fine…. Ovviamente vi prendo in giro, non per l’8, ma per aver scritto in mezzo!

Scherzi a parte, ho voluto giocare con voi su questa tematica del voto, proprio perché come sempre, per questi ultimi film canonici e non di Star Wars, il pubblico si sta dividendo tra chi lo ama, chi lo odia, chi non lo sa ecc… ecc…

Secondo me c’è solo una cosa di cui bisogna rendersi conto, Harrison Ford si è invecchiato, se no, lo avrebbero fatto con lui il film, tolto questo piccolo particolare sostituirlo non sarebbe stato facile per nessuno (come attore) soprassedere all’affetto che tutti noi fan proviamo per Ford non è facile e nessun regista o produttore (Lucas compreso) avrebbe potuto farci cambiare idea. Allora vi chiedete cosa sto cercando di dirvi?
Il film è bello e Alden Ehrenreich ha fatto un ottimo lavoro nell’interpretare Han, il vero problema è che dobbiamo essere noi fan a renderci conto che Ford non poteva esserci e dobbiamo fare uno sforzo mentale nel dimenticarci il paragone e guardare il film senza pregiudizi.

Se riuscirete a fare questo, guardarlo senza criticismo ed apprezzarlo per quella che è l’opera in se stessa, vi piacerà tantissimo. Passati i primi 10 minuti in cui dovete superare questo senso d’ambientamento e in cui secondo me c’è proprio la parte più debole del film, infatti l’inizio non mi ha molto convinto, ma superato questo start-up poco convincente, va tutto alla grande; ci si diverte, si conoscono personaggi accattivanti ed in particolare il personaggio di Tobias Beckett (Woody Harrelson), fantastico, mi piace molto quest’attore. Non solo, anche Lando Calrissian (Donald Glover), funziona molto, pensando al Lando della vecchia trilogia, questo è molto credibile da giovane.
Insomma il cast ottimo, la storia divertente e convincente, poi lasciatemelo passare perché questo che vi dico non lo reputo uno spoiler, saprete finalmente come il Falcon sia diventato famoso per aver fatto la rotta di Kessel in 12 parsec. Vale la pena no?

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Fidatevi funziona il film, basta non stare li a pensare a Ford e all’immagine che conosciamo di Han, in generale la galassia di Star Wars presentata in questo film è molto credibile, piacevole e rende bene l’idea del mondo criminale che ruota dietro a tutto questo grande universo.

Poi ragazzi non finisce qui, state certi, ci saranno altre avventure……

Voto Finale: quello di prima non era uno scherzo!

P.S. andatelo a vedere, se non siete d’accordo con me, vi aspetto nei commenti.

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Deadpool 2, la Recensione “irriverente” (no spoiler)

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Come da titolo rasserenatevi, non ci saranno spoiler, ma se volete avere un anticipazione del fenomeno che vi aspetta al cinema, la lettura fa proprio al caso vostro.

Deadpool, alias Wade Wilson, alias Ryan Reynolds, alias… troppi alias? Ebbene si pomparsi, darsi arie e tanti nomi, è proprio da Deadpool! Perché lo troverete cosi, carico, irriverente, sarcastico, divertente e spumeggiante.
Ve lo ricordate il primo Deadpool? forte no?, allora prendetelo e moltiplicatelo x10, perché il nuovo Deadpool ha lavorato molto sulle caratteristiche che lo hanno reso indimenticabile e le ha proprio maggiorate.

Bene penso di avere reso l’idea con quest’introduzione, allora entriamo nel vivo della questione, di cosa parla questa nuova avventura;  degli X-man? dei super criminali? di amore e odio?, no! Parla di famiglia, parola di DP! dovrete vederlo per sapere il perché.
Quindi avete capito? non vi parlerò della trama, salvo farvi sapere che il nostro DP si unirà a nuovi amici per salvare il suo presente, passato e futuro!

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Troverete divertimento assicurato, azione, coinvolgimento e soprattutto intrattenimento! Se lo scopo di un film è quello d’intrattenere, Deadpool 2 rende onore a questo altissimo senso artistico del cinema. Infondo il cinema dovrebbe essere questo, “intrattenimento”; un significato ormai spesso dimenticato, dove si vanno a cercare grandi messaggi, messaggi nascosti e significati altissimi e di grandi qualità. Ma alla fine perché noi pubblico guardiamo i film? Io rispondo cosi… intrattenerci e vivere qualche ora del nostro tempo libero facendo qualcosa che ci piace. Deadpool 2 coglie pienamente il bersaglio in questo obbiettivo, alla fine vi lascia soddisfatti, ovviamente deve piacere il genere, se paradossalmente qualcuno odiasse in assoluto i film con comicità e commedia, non dovrebbe guardarlo, anche se scommetto che DP saprebbe farvi cambiare idea.

Cominciate a farvi un idea? confusi?, bhe la mia recensione è come il film, strana ma (spero io) divertentissima (il film) e mi auguro un minimo sullo stile di DP e che gli renda giustizia.

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State pensando e gli attori come recitano? gli effetti speciali? la sceneggiatura? insomma dove sono tutte le cose classiche di una recensione?, a che vi servono vi dico io, non è chiaro ancora? Va visto, assolutamente imperdibile!

Allora non state a perdere tempo con recensioni ed opinioni, andatevelo a vedere e divertitevi!

VOTO FINALE 8,8!!

p.s. pensate perché voto 8,8 e non 10 vista la mia presentazione?
Come dice DP la sceneggiatura è deboluccia, il budget basso e hanno risparmiato sugli attori! Scherzo! Mi raccomando non perdetevi le scene dopo i titoli, Spoiler!

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Avengers: Infinity War, la Recensione (no spoiler)

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Finalmente dopo anni e anni di costruzione di questo gigantesco universo cinematografico, siamo arrivati al culmine della storia: tutti gli eroi della Terra (e non solo) si uniscono per combattere il nemico più pericoloso della galassia.
Se si dovesse usare una parola per descrivere Avengers: Infinity War, sicuramente sarebbe “epico”; un film dal fortissimo impatto visivo, con colpi di scena continui in cui i fan sono sobbalzati dalle loro poltrone, scontri che sicuramente più avanti nel tempo verranno ricordati come memorabili, tra le storie delle battaglie Marvel e una sana dose di risate che in questi film non manca mai.

I fratelli Russo dopo Captain America: the winter soldier e Captain America: civil war, dimostrano ancora una volta di essere tra i migliori in questo genere; avevano un onere terribile sulle spalle e nonostante i cinquecento milioni di dollari di budget; dovevano gestire un cast gigantesco e soprattutto avevano l’incombenza di costruire Thanos. Questo “super cattivo” ci viene mostrato nella sua interezza, se prima era “una minaccia fantasma” (citazione dovuta) che muoveva i fili dei suoi burattini, ora è un cattivo fisico, con una volontà di ferro, assolutamente concentrato nel raggiungere il suo scopo e tra le altre cose non del tutto scontato.
Però il film comunque non è esente da difetti, come ad esempio alcune gag comiche forzate e un ritmo non troppo omogeneo; per i fan poco interessati all’universo MCU sarà difficile digerire il film, la storia potrebbe annoiare, anche se appositamente cosi è stato costruito. Non dove essere un film lineare, ma un prodotto che arrivi ad un punto di rottura, evitando spoiler (al quale dedicheremo un futuro articolo) la trama arriva ad un altissimo livello narrativo, visivo e soprattutto epico.

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Gli eroi lavorano benissimo insieme, tutti hanno il loro spazio nella storia, condividono grandi momenti e scontri mozzafiato, molti hanno dovuto compiere scelte difficili e avranno sicuramente dei cambiamenti dopo questo film. Per concludere, il film è davvero buono e probabilmente il miglior cinecomic del Marvel cinematic universe; in quanto i Marvel Studios hanno costruito pazientemente per ben dieci anni questo universo, tutto ruotava intorno a queste gemme dell’infinito e i Vendicatori si sono uniti proprio a causa di questa caccia al tesoro. Tutto adesso è connesso e a causa degli eventi del film e molte cose cambieranno per sempre.

CONSIDERAZIONE FINALE: congiunzione perfetta di un universo ben costruito
VOTO: 9

DISCUTIAMONE: perché Black Panther è un campione d’incassi?

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Come molti già sapranno, Black Panther si è classificato da pochi giorni al 10° posto nella classifica mondiale dei film con più alto incasso di tutti i tempi e al 3° posto nella classifica degli USA.

Ovviamente è un risultato incredibile, soprattutto se si pensa che stiamo parlando di un Cinecomic Marvel, un genere di film spesso non preso molto in considerazione dalla critica di livello e a riprova di questo, generalmente nessuno di questi film è stato mai candidato a premi importanti di settore.

Queste due premesse messe insieme da sole, bastano già per denotare come ci sia qualcosa che non quadri; come fa un film appartenente ad una categoria altamente commerciale e da molti inquadrata come di puro intrattenimento, a diventare il 10° film a questo punto più guardato di tutti i tempi al cinema?
Questa è la domanda che mi sono fatto io e da cui ho pensato di scriverci su, facendo un analisi da poter condividere insieme, voi ci avete pensato? Infinity War di conseguenza batterà altri record?

Sono tutte riflessioni che vengono spontanee, sono passati 10 anni di Marvel Cinematic Universe (MCU), prima di questo già da molti anni esistevano i film tratti dai fumetti, eppure dopo tutta questa popolarità ad oggi nessuno di questi film è mai stato preso seriamente in considerazione nei più popolari festival mondiali del cinema.
Mi chiedo forse qualcosa sta cambiando, oppure le domande più importanti da farsi sono: se sia proprio tutto merito di Black Panther? se sia un caso isolato? o se sia stato esageratamente strumentalizzato?

Sicuramente ci stiamo imbarcando in un mare ricco di possibilità e argomenti potenzialmente enormi da dover affrontare, io mi voglio concentrare su delle mie riflessioni, poi voi potreste dare le vostre.

Black Panther è un film molto politicamente impegnato, soprattutto nello scenario Holywoodiano che si è configurato negli ultimi anni, che vede il dibattito sull’importanza degli attori neri all’interno del mondo del cinema. Sempre più si sta spingendo sul ruolo dei neri all’interno del cinema, si discute di quanti pochi attori di successo ci siano in confronto ai bianchi e anche di quanti pochi premi a paragone siano dati agli attori neri a confronto di quelli bianchi. Quindi vien da se che un film, che sia per il 90% composto da attori neri, che abbia come protagonista un Super Eroe nero, che capovolge paradossalmente lo scenario mondiale attuale; facendo sembrare tutto l’occidente e le potenze economiche mondiali di paesi a maggioranza bianchi il terzo mondo, a confronto di un paese africano sviluppatissimo come il Wakanda.

Quindi in pratica Black Panther è un manifesto di proclamazione nera all’interno del mondo cinematografico, in un periodo dove c’è una fortissima sensibilità all’argomento.
Secondo me questo è stato un elemento di fortissimo impatto, che a cascata ha creato un meccanismo autoalimentante del suo successo e del suo forte impatto mediatico. Ma facciamo un passo indietro, è tutto qui? il successo arriva solo perché il pubblico ha voluto premiare questo ruolo dei neri nel cinema?

Non credo assolutamente sia solo questa la motivazione, come detto sono 10 anni di MCU, il pubblico che lo segue è arrivato alle stelle, milioni e milioni, a cui non frega nulla dei premi e della critica, che dall’alto della sua sapienza giudica riguardo il cinema di livello, d’autore, impegnato e chi più ne ha, più ne metta, che da anni si rifiuta di riconoscere il ruolo che hanno conquistato questo genere di film. Tutto questo successo ha preparato la strada per un’esplosione cosi importante di popolarità, a maggior ragione mettiamoci anche che a breve arriverà l’attesissimo Infinity War, rappresentante il culmine di un percorso durato 10 anni; costato ben 150 milioni di dollari solo in pubblicità, con il più grande e popolare cast racchiuso in solo film mai visto. Insomma credo che Black Panther sia capitato proprio al posto giusto e nel momento giusto. Sarà un caso quindi che la Marvel abbia deciso di prendere un personaggio del genere, e proporcelo nel suo film stand-alone proprio in questo periodo storico e quasi all’apice di tutto questo suo percorso?

Assolutamente no, anzi è stata studiata e siamo stati indotti a recepire senza rendercene conto tutti questi stimoli che ci portano ad incoronare questo film come a successo.
Un film unico, in nessuna scena a differenza di tutti gli altri, ci sono altri personaggi dell’MCU, un film totalmente stand-alone, con uno slogan Wakanda per sempre; quindi un vero e proprio manifesto nei confronti del mondo nero del cinema.

A questo punto ci si chiede, ma sarà un film ben fatto o dipende tutto dalla pubblicità?
A mio parere è un ottimo film, ben strutturato e con un parziale abbandono della comicità esagerata ormai straripante nei film del genere, complice sicuramente questa vena sociale della sua tematica di fondo; cioè il ruolo dei paesi del terzo mondo e come noi li percepiamo, spesso con una mancanza di voglia ed egoismo nel volerli aiutare e condividere le nostre risorse in eccesso. In questo film ho voluto leggerci questa morale impegnata, su come il Wakanda rappresenti il nostro attuale benessere e sia restio nel condividerlo, mascherandosi dietro false scuse e perbenismo, solo per non voler rischiare d’intaccare il proprio status e il resto del mondo invece, che a confronto rappresenta i paesi in difficoltà.
La morale è come può farlo il Wakanda, potrebbe farlo tutto il mondo.

Come già detto secondo me il film merita, ben strutturato, una trama più profonda rispetto altri film, una comicità dosata, un ottima prova del cast generale e ovviamente grandi effetti speciali.

Io o affrontato un po la tematica dal mio punto di vista, soprattutto quello sociale, come sempre è uno spunto per una discussione, quindi commentate e parliamone insieme.

 

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Ready Player One, la Recensione

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Immagina di vivere in una realtà dove quello che hai non ti piace, dove sei circondato dall’insoddisfazione e dove non c’è più molto spazio per la fantasia; ora unisci questa visione ad un’alternativa migliore, cioè avere tutte le cose che desideri, averne altre che nemmeno puoi immaginare di desiderare, fare cose oltre il possibile e trasformare l’impossibile in realtà. Bene metti insieme tutta questa visione e immagina di trasferirti all’interno di OASIS, un complesso mondo di realtà virtuale inventato in un futuro non lontano da oggi, nel 2045.
Sostanzialmente questa è la trama in breve; l’idea ti sembra un po strana? la trama ti sembra un tantino contorta o non del tutto chiara?
Non perdere tempo e vai a vedere questo film, perché soltanto vedendolo riuscirai ad avere un idea completa di tutta l’opera e di certo non voglio darti spoiler particolari.

Ora fatta questa dovuta premessa, voglio entrare nel vivo dell’argomento, Ready Player One; ultima visionaria opera diretta da Steven Spielberg, prodotta tra le altre, dalla Amblin Entertainment. Un film che si pone a mio parere un obbiettivo difficilissimo, portare su schermo un insieme di concetti ad oggi molto vicini ad un pubblico specifico, quello del videogiocatore e anche secondariamente (ad una prima impressione) a quello dell’appassionato di film.

Un opera che trascende il concetto di videogioco e realtà virtuale moderno, trasferendolo perfettamente all’interno di un film e facendolo cosi diventare una probabile versione del nostro prossimo futuro. La cosa che mi ha stupito in particolare è stata la capacità di tradurre questo linguaggio, in qualcosa di perfettamente comprensibile a qualsiasi spettatore, di qualsiasi età, anche estraneo a questi mondi. Perciò in particolare è un opera che si rivolge a tutti, di facile visione, ma soprattutto di immediata comprensione e fusione con l’attuale quotidianità, che vivono moltissime persone oggi nella nostra società.
Quindi spiegando meglio, la cosa in cui riesce assolutamente questo film è la semplicità con cui vengono rappresentati tutti questi elementi, tratti dal mondo dei videogiochi, del cinema, delle serie TV animate e non, ed in generale di tutta quella cultura pop tra gli ultimi decenni del secolo 900′ e i nostri giorni attuali. Tutte queste cose vengono sintetizzate in un facile linguaggio capace di avvicinare chiunque alle sue sfaccettature, trasformando tutto in un insieme di divertimento, azione, stupore ed emozioni; proprio le emozioni e una morale di fondo sono fortemente protagoniste in questa opera, che vuole anche metterci in guardia sul non perdere il contatto con la realtà e le possibili conseguenze a cui la nostra società potrebbe andare incontro.

Sicuramente il film viene apprezzato ed esprime il suo massimo potenziale con chi mastica di videogiochi, appassionato di cinema, cartoni animati e serie tv; ma mi sento di consigliarlo a tutti, è un qualcosa che racchiude dentro se stesso un cambiamento e un evoluzione dei tempi. C’è un essenza da dover cogliere guardandolo che spero caro amico lettore saprai cogliere.

Come si può leggere questa non è una classica recensione, ma alcune volte bisogna uscire dagli schemi, è più un voler trasferire le mie emozioni e renderle come augurio nel poterle vivere guardando questo film.
Sopratutto ci troviamo su CineVideogiochi, della cultura di essere “appassionati” tra i videogiochi, film e serie tv, qui se ne è fatta una bandiera e come questo film difficilmente altre opere sapranno omaggiare questa fusione di “arti” insieme tra loro.

In conclusione mi sento di innalzare questo film a vero grande tributo, di chi di queste nostre “passioni”, se ne ciba e alimenta quotidianamente, per la gioia della sua mente e vita.

Ciao alla prossima

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L’incredibile storia dietro Guerre Stellari

Uscito quarantun’anni fa nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, acclamato dal pubblico, capostipite di una delle saghe più popolari di tutti i tempi  e vincitore di sette Premi Oscar; Guerre Stellari è senza dubbio uno dei film più famosi e celebri di sempre. Una pellicola che rivoluzionò il mondo del cinema e dell’intrattenimento, influenzando e accompagnando la vita di milioni di persone. Eppure dietro questo prodotto si cela una storia molto travagliata e difficoltosa, fatta di problemi della produzione, continui ostacoli da superare, diffidenze da parte dei membri della troupe nella riuscita del progetto e tanti altri. In questo articolo andremo a scoprire questa incredibile storia grazie alle interviste fatte a George Lucas, ideatore della saga, da Leonard Maltin, reperibili negli speciali delle edizioni VHS.

Già dalla prima domanda rivolta a Lucas possiamo farci un quadro della storia:

Leonard:”[…] George se ti chiedessi di riassumere i tuoi sentimenti oggi guardando indietro a tutta l’esperienza di Star Wars, se te lo chiedessi ora di riassumerlo con una sola parola quale sarebbe?”
George:” L’esperienza di Star Wars per me è stata imprevedibile, sai non solo nella realizzazione dei film e la creazione della storia in primo luogo che era il divertimento alla fine, perché non sai dove andrà e sarà una grande avventura, ma il successo e tutte le cose che sono arrivate dopo, non avevo proprio idea di cosa sarebbe successo dopo”.

Lucas propose la sceneggiatura del film prima alla United Artists, ma non erano interessati all’idea, poi lo fece con la Universal per la quale aveva girato uno dei suoi primi lungometraggi: “American Graffiti”, ma anch’essa rifiutò l’offerta; infine si rivolse alla 20th Century Fox, la quale non capì bene la sceneggiatura ma accettò solo perché American Graffiti fu un buon successo e uno dei produttori difatti lo amò tantissimo. Nonostante la casa di produzione accettò il film, il budget stanziato fu basso: dieci milioni di dollari; all’epoca i film costavano in media venti/trenta milioni e un quinto del budget fu adoperato per la realizzazione degli effetti speciali per i quali Lucas produsse uno studio suo: la Industrial Light and Magic (ILM), dato che quelli a cui si rivolse non accettarono. George voleva soprattutto creare qualcosa di unico in questo ambito, infatti contattò Douglas Trumbull, il quale aveva lavorato con Kubrick in “2001: Odissea nello spazio”, ma non era interessato al progetto, comunque disse a Lucas di contattare il suo assistente John Dykstra, il quale invece accettò e diede un forte contributo alla realizzazione del film, che ad oggi con il senno di poi tutti noi sappiamo quale incredibile lavoro né uscì fuori.
Molti probabilmente non ci crederanno, ma inizialmente Lucas voleva che Tatooine, pianeta natale di Luke Skywalker, fosse un pianeta rigoglioso e molto fertile; così la Lucasfilm inviò sull’isola di Boracay, nelle Filippine, il produttore Gary Kurtz per fare un sopralluogo, ma sfortunatamente a causa delle allergie di cui egli soffriva, si cambiò location per il pianeta trasformandolo nella sua antitesi, ovvero un luogo arido e privo di vita.
E i problemi delle riprese erano appena iniziati: i meccanismi dei droidi funzionavano male, non rispondendo ai comandi; ci furono vari giorni di forte pioggia che distrussero i set e soprattutto il cast non era molto entusiasta del film. Alec Guinness, l’attore più famoso a partecipare al progetto, trovava i dialoghi scadenti così come Harrison Ford. Mark Hamill si comportava in modo molto infantile con i membri della troupe, trattando il tutto in maniera scherzosa. Questi atteggiamenti erano causati da una visione generale del film come un prodotto di serie B, il quale non sarebbe mai diventato un successo, lo stesso Lucas era assorto dai dubbi sulla sua riuscita, dato che praticamente tutti gli andavano contro, disapprovando le sue idee.

Dopo tutti questi avvenimenti molti avrebbero rinunciato alla realizzazione del film, ma Lucas credeva nella sua riuscita ed era disposto a tutto pur di vederlo nelle sale cinematografiche. Una storia che andrebbe insegnata a molti: non arrendersi mai e credere sempre fino in fondo nei propri sogni. Tutti quelli che all’epoca dubitarono dell’idea di Lucas, nel tempo si saranno ben ricreduti e alcuni probabilmente, si saranno mangiati le mani.

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Annientamento l’originale Netflix, la Recensione

Annientamento è un film del 2018 rilasciato nel mese di marzo sulla piattaforma Netflix, ovviamente si tratta di un film “originale Netflix”, con protagonista Natalie Portman (Star Wars episodi I, II e III).

Il film diretto da Alex Garland (Ex Machina), oltre che regista noto principalmente anche come sceneggiatore, ci trasporta in una storia macchiata da diverse influenze di generi tra l’horror, la fantascienza e il fantasy.
Il nodo centrale del film è una trama basata su degli stereotipi classici della fantascienza, condita con degli elementi canonici del cinema horror fantascientifico, ad esempio sul filone Alien con Sigourney Weaver o anche quelli più d’avventura tipo Anaconda con Jennifer Lopez e Jon Voight.

Volutamente ho portato esempi diversi e non per forza di film famosissimi, ma semplicemente perché la struttura del film in linea generale non presenta una forte originalità e anzi credo sia fortemente influenzata da altre produzioni.
La trama tratta senza fare spoiler, di un “fenomeno” apparentemente non spiegato che si verifica in una zona degli Stati Uniti, dove il personaggio di Natalie Portman, la biologa Lena, si troverà coinvolta a capirne l’origine e i suoi significati.

Per alcuni tratti si trovano somiglianze anche con film recenti come Arrival di Denis Villeneuve, per esempio nel tema della scoperta e nel capire questo fenomeno che sin da subito può far pensare a situazioni aliene. Purtroppo salvo per l’originalità di alcuni elementi, non ho trovato nel film un effetto Wow!, anzi rimane piuttosto piatto e di facile intuizione per quelle che sono le scene future mano mano che lo si guarda.
La tensione e la spruzzata di horror è troppo lieve e non riesce a tenere una suspense adeguata; in certi momenti secondo me si percepisce troppo l’inesperienza del regista. Nota positiva sicuramente la prova di Natalie Portman che nonostante tutto è buona, in generale tutto il cast lavora bene e non è male.
Altro aspetto degno di nota la fotografia che riesce a dare un buon riscontro alle ambientazioni e alle circostanze in cui ci si trova.

Ora detto tutto ciò non voglio sconsigliarlo, certamente non sarebbe un film valido al cinema, ma trattandosi di un home video ci può stare, senza sicuramente avvicinarcisi con grandi aspettative. Proprio le aspettative, regalate ad esempio dal trailer sono deleterie, in questo caso il lavoro di montaggio sul trailer è stato ottimo, tanto è che vedendolo si creano delle aspettative che almeno nel mio caso non hanno trovato molto riscontro guardando il film.

In conclusione un film come tanti, che cerca di creare una novità in un panorama ormai dove la concorrenza è veramente elevata, cerca le sue note originali che secondo me non riescono ad intonarsi con tutto il concerto di elementi messi insieme. La visione è scorrevole, per una serata casalinga va bene, ma inserito in un contesto cinematografico, non tiene il tempo e risulta proprio una voce fuori dal coro, di certo non in senso positivo.

Tutto considerato Voto Finale 6.

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90° Notte degli Oscar: in sintesi

Oggi alle 6 del mattino si è conclusa la 90esima premiazione dei Premi Oscar, quasi un secolo del riconoscimento cinematografico più famoso al mondo.
La cerimonia viene condotta per la seconda volta di fila da Jimmy Kimmel, che questa volta devo dire, non ha avuto una prestazione particolarmente eccitante, direi troppo poco stuzzicante. Il tutto è risultato abbastanza blando, non troppo noioso, ma sicuramente meno coinvolgente dello scorso anno, e senza questa volta sbagli di busta, come avvenuto lo scorso anno con il cambio tra La La Land e Moonlight. (accennato anche da Mark Hamill nella consegna di un Oscar).
Una cerimonia non esente da discorsi e tematiche razziali, dalle molestie sulle donne e in generale con forti spinte femministe, fin qui nulla di nuovo; è risaputa l’influenza politica nella premiazione, non è un mistero o un complotto, in qualunque cosa è presente un sotto testo che si riallaccia a tematiche o politiche.

I premi sono stati secondo me ben assegnati, eccetto qualcuno, in generale tutti abbastanza prevedibili e scontati, ad esempio: Cocomiglior film d’animazione, Dunkirkmiglior montaggio sonoro e miglior sonoro ed altri. Un premio che ha fatto storcere il naso a molti è stato il premio per miglior sceneggiatura non originale e miglior sceneggiatura originale, assegnati rispettivamente a Chiamami col tuo Nome e Get Out; molti speravano nella vittoria di Logan, dato che come cinecomic meritava moltissimo specie per la drammaticità della pellicola. A noi italiani però è rimasto il dolce in bocca per il premio ottenuto da Luca Guadagnino, mentre c’è stato un forte dissenso del pubblico sull’assegnazione del premio a Get Out, preferendo di gran lunga Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

In quanto ad attori c’è stata la meritata vittoria di Gary Oldman come miglior attore protagonista, nella sua interpretazione del primo ministro Winston Churchill per L’ora più buia, e per Sam Rockwell come miglior attore non protagonista  per Tre manifesti a Ebbing, Missouri.
La forma dell’acqua
colleziona i due premi più ambiti per miglior film e miglior regia, Del Toro si porta a casa una doppietta fantastica per il suo plurinominato film.

Di seguito vi portiamo la classifica dei film con più Oscar:

La forma dell’acqua – 4 su 13
Miglior film, miglior regia, miglior scenografia, miglior colonna sonora

Dunkirk – 3 su 8
Miglior sonoro, miglior montaggio sonoro, miglior montaggio

Tre manifesti a Ebbing,missouri – 2 su 7
Miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista

Blade Runner – 2 su 5
Miglior effetti speciali, miglior fotografia

L’ora più buia – 2 su 6
Miglior attore protagonista, miglior trucco

Coco – 2 su 2
Miglior film d’animazione, miglior canzone

Il filo nascosto
Migliori costumi

Chiamami col tuo nome
Miglior sceneggiatura non originale

Get Out
Miglior sceneggiatura originale

Una donna fantastica
Miglior film straniero

Icarus
Miglior documentario

The silent child
Miglior cortometraggio

Dear basketball
Miglior cortometraggio d’animazione

Heaven is a traffic jam on the 405
Miglior cortometraggio documentario

I, Tonya
Miglior attrice non protagonista

 

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Ore 15:17 – Attacco al treno, la Recensione

Ore 15:17 – Attacco al treno, diretto dal pluripremiato regista Clint Eastwood ed interpretato dagli uomini realmente presenti all’attentato; ci mostra una storia vera accaduta pochi anni fa, che tratta dell’ennesimo (purtroppo tra tanti) atto terroristico avvenuto in Europa.

Il lungometraggio, nonostante a dirigerlo ci sia la stessa persona che ha diretto “Million Dollar Baby” e “Mystic River” (tra i tanti e famosi), non centra precisamente il suo obiettivo e nel complesso fa quasi storcere il naso allo spettatore. Questo è dovuto principalmente al fatto che il fortunatamente fallito attentato è durato pochi minuti nella realtà e nel film occupa pochissimo spazio; in generale viene mostrato quasi marginalmente, lasciando invece molto spazio ai tre amici, la storia delle loro vite ed il loro viaggio per l’Europa.

Eastwood non è estraneo a film del genere: ad esempio Sully (2016) dello stesso genere biografico come Ore 15:17 – Attacco al treno, ma la differenza da quest’ultimo è l’interesse che suscitava la storia, come veniva raccontata e come tutto costantemente si concentrasse sul tema del disastro aereo e del dilemma riguardante l’abilità del pilota. Invece quest’ultimo lavoro di Eastwood risulta molto incoerente, specie per la separazione di sequenze riguardo l’attentato, le quali non riescono a mantenere alta l’attenzione del pubblico. Rispetto ad altre scene, specialmente nella parte finale, sembra come ci sia stato un cambio di stile totalmente diverso, riscontrabile in particolare attraverso l’impiego di musica ansiosa e movimenti di macchina dinamici.
Il film affronta molti temi e probabilmente aveva come obiettivo quello di mostrare la storia incredibile di tre amici, che insieme grazie alle loro conoscenze ed esperienze, riescono a fermare un terrorista. Purtroppo come già detto l’evento non è centrale ed anzi, viene appena sfiorato; lasciando durante tutto il tempo lo spettatore a domandarsi: “ma dov’è il treno?”.
La colpa non va data tanto a Eastwood, ma più che altro alla sceneggiatura del film, la quale aveva come soggetto il libro scritto dai veri protagonisti dell’episodio, ma trattato con toni troppo superficiali riguardo ad eventi che hanno riguardato fortemente l’Europa di pochi anni fa.
Consigliato? non troppo, l’attentato occupa troppo poco spazio, quando sarebbe dovuto essere più centrale; dopo tutto si intitola “attacco al treno”.

CONSIDERAZIONI FINALI: poco coerente e noioso
VOTO: 5

A chi è piaciuto ? Opinioni ?

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