Quanto sono importanti le esclusive per le console?

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Nelle community di videogiocatori, il tema delle esclusive è sempre uno dei più discussi. Sia per effettiva qualità dei giochi ed importanza tra le piattaforme concorrenti; che per un più semplice e limitato campanilismo, capace anche di sfociare in un simil-tifo calcistico tanto caro a noi italiani.

Sicuramente, i titoli prodotti in esclusiva per una determinata piattaforma sono un modo che hanno le grandi case produttrici (ovviamente Sony e Microsoft), per cercare di portare noi giocatori sulla propria ammiraglia. Quanti, negli anni, hanno acquistato l’una o l’altra console spinti dal desiderio di giocare alcuni determinati titoli, non disponibili sull’altra?

In questo periodo storico però, stiamo assistendo ad un fenomeno alquanto strano. Se la società giapponese continua a puntare forte su questa tipologia di investimenti (tra i tanti, giochi come Bloodborne, Uncharted 4, Horizon: Zero Dawn e God of War), la sua rivale, complici anche le difficoltà di Xbox One al lancio e qualche sfortuna con alcuni titoli cancellati come Scalebound, ha deciso di spingere meno su questa esclusività, provando invece a fondere pian piano il gaming tra console e PC (inteso solo come Microsoft Store però, facendo più problemi verso piattaforme come Steam e compagnia) e sfornando anche un’idea abbastanza nuova per il mondo dei videogiochi (al massimo paragonabile a EA Access), ovvero il videogioco come “servizio”, una libreria di titoli e funzioni ottenibile tramite l’abbonamento a Xbox Game Pass, sulla falsariga del successo ottenuto in altri settori da Netflix, il rampante Amazon Prime Video ed altri che hanno attuato tale politica.

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Solo il futuro ci dirà se sarà una scelta premiante o meno, e chi dei due avrà imboccato la strada migliore per il bene del gaming. Per ora non ci resta che provare a fare ipotesi, immaginare le eventuali conseguenze e vedere se per davvero i due colossi del mercato console si stanno separando verso due direzioni diverse.

Sony sta vedendo la sua linea premiata. Le esclusive vendono, eccome, e fanno vendere la console. Playstation 4 ha surclassato la rivale, che anche con Xbox One X non è riuscita a risollevarsi, e che, nonostante titoli come Sea of Thieves e il prossimo State of Decay 2 (entrambi cross-play con il PC, ricordiamo) non riesce a sfornare titoli capaci di invogliare i giocatori a passare alla casa di Seattle.

La speranza è che Xbox Game Pass possa aiutarla a risollevarsi, perché il mondo del gaming ha assoluta necessità di questo dualismo. La concorrenza, la sfida giorno dopo giorno a far meglio del proprio avversario, è un vantaggio soprattutto per noi giocatori. Più qualità, più scelta. Ma riuscirà a farlo senza esclusive degne della controparte? Halo e Gears of War non sono più quelli di una volta, ed appunto questi nuovi first-party del 2018 non sono al livello dei corrispondenti Sony,per quanto intriganti e divertenti. Speriamo che Phil Spencer e compagnia riescano a rendere davvero valido questo progetto, così da riportare un po’ di verve nel mercato, la quale ormai manca da fin troppo tempo.

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DISCUTIAMONE: Ambientazioni dei videogiochi

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Uno dei pregi principali dei videogiochi, è la possibilità di creare ambientazioni che vanno dal verosimile all’assurdo, spesso anche folli ed uniche, nelle quali i giocatori possono immedesimarsi e vivere storie ed emozioni fantastiche. A quanti di noi piace perderci in questi mondi 3D, pensati e costruiti fin nei minimi dettagli con amore e passione da parte di sviluppatori dediti a farci immergere pienamente nelle loro fantasie, tanto da farci sentire quasi fisicamente lì?

Il “Discutiamone” di oggi vuole trattare proprio questo tema, portando alcune delle più iconiche ambientazioni come anche quelle che maggiormente hanno colpito chi vi sta scrivendo, chiedendo anche a voi quali vi siano rimaste più nel cuore e nella memoria, di fatto quelle che potreste definire “vostre preferite”.

I miei ricordi mi impongono di cominciare da Cyrodiil, la regione di Tamriel che ha ospitato The Elder Scrolls IV: Oblivion. A dir la verità, l’intera serie meriterebbe di esser citata, ma scelgo questo capitolo poiché per me è stato quello più magico. Nell’immedesimarsi, conta molto anche il periodo che si sta vivendo, l’età che si ha e la propria predisposizione a lasciarsi coinvolgere da ciò che gli sviluppatori ci vogliono proporre. Questo infatti è stato il mio primo TES, e lo giocai nei mesi che precedevano l’uscita di Skyrim, quindi ormai anche “tardi” rispetto all’uscita effettiva sugli scaffali. Fu amore a prima vista. Mai prima di allora mi ero sentito così magicamente trascinato in un mondo digitale, un individuo con un compito così importante e speciale, mentre vagavo in una terra tanto meravigliosa quanto terribile. Tutto sembrava così vero e vivo attorno a me. L’unico gioco in grado di ridarmi certe sensazioni, posso affermare senza remore, è poi stato solo Kingdom Come Deliverance. Titoli magari non perfetti, ma sviluppati con così tanto amore e dedizione da trasudare magia allo stato puro.

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Appena un anno prima, però, avevo vissuto altre due spettacolari avventure, questa volta in mondi sì realistici, ma lontani da noi nel tempo. Parlo dell’Italia di Assassin’s Creed II e il West di Red Dead Redemption. Nel primo caso, parliamo del miglior titolo di Ubisoft, a mio parere; e quindi il punto più alto della saga. Firenze, Venezia, San Gimignano, Forlì ed un piccolo excursus nel finale a Roma. La straordinaria ricostruzione dell’ambientazione rinascimentale andava a braccetto con una storia incredibile, che mischiava personaggi reali e fittizzi con tale maestria da farti quasi credere che fosse realmente tutto vero. Il secondo invece, lo giocai all’uscita. Inizio dell’estate, scuola quasi e poi finita, io smanicato e accaldato su una sdraio davanti alla tv. Come detto prima, anche noi facciamo la nostra parte nel vivere un’ambientazione, perché così vissi personalmente a modo mio il West. Era John Marston, quindi non eccezionalmente immersivo da quel punto di vista (ovviamente non come un RPG), ma caspita se ne ho macinati di chilometri sotto il Sole, a cavallo del confine. Quanta sabbia ho mangiato, quanto sollievo provavo nel buttarmi la sera sul mio giaciglio, in quella bettola di Chuparosa. Cosa, dite che in realtà io non ho mai vissuto tutto ciò? Mah, io sono quasi sicuro del contrario, che sia questo il famoso Effetto Osmosi di cui parlano nella saga poco fa citata?

Un’altra menzione che mi sento assolutamente di fare riguarda The Witcher 3: Wild Hunt. CD Projekt RED, in questo terzo e finale capitolo della saga ha creato qualcosa di veramente meraviglioso ed unico. Ogni regione con il suo carattere, tutte caratterizzate e memorabili. Le luci, i suoni, i panorami stupendi e pericolosi e ci si ponevano davanti. Non dimenticherò mai il mio arrivo nelle Skellige, dopo il naufragio; ancora infuriava la tempesta, Geralt a cavallo di Rutilia con “The fields of Ard Skellig” in sottofondo. Magia. Oltretutto, aggiungo che mi ero così ben immedesimato nel Macellaio di Blaviken, che provavo il suo stesso fastidio ed odio nello stare in città (Novigrad), preferendogli di gran lunga la libertà e la natura di quelle che in realtà dovevano essere delle fogne a cielo aperto zeppe di mostri, ovvero le ripugnanti paludi del Velen. Potere dei videogiochi.

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Altre ambientazioni eccezionali e folli, invece, sono state Rapture e Columbia, di Bioshock e Bioshock Infinite. Unica, per impatto, è anche Anor Londo, quando vi si arriva per la prima volta in Dark Souls; così bella ed irreale, in un mondo tanto tetro e desolato. Sempre in tema “souls”, vogliamo parlare della Yharnam di Bloodborne?

Vi potete ritrovare nei mondi da me appena citati? E pensate che si tratta solo della punta dell’iceberg, sotto la superficie ci sarebbe così tanto, che un solo articolo non basterebbe. Ecco così che quindi do la parola a voi, alla vostra esperienza ed ai vostri ricordi. Quali sono le vostre ambientazioni preferite, quali vi sono rimaste più nel cuore, tanto da ricordarle ancora magari dopo anni ed anni? Ed invece, quali preferite tra quelle più recenti, e che ve ne pare delle lande nordiche che state scoprendo con Kratos, voi fortunati che state giocando al nuovo God of War? Fatecelo sapere, siamo qua apposta. Discutiamone!

 

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DISCUTIAMONE: Next Gen in arrivo?

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Nell’ultima settimana, per la prima volta dal 2013, c’è stato un costante susseguirsi di rumors e supposte anticipazioni riguardo le future console di nuova generazione di Sony e Microsoft, che erediteranno ciò che nel bene e nel male hanno costruito PlayStation 4 e Xbox One. Nulla di ufficiale, è d’obbligo specificarlo, ma se fin troppi insider hanno iniziato a parlarne, qualcosa di vero vuol dire che c’è.

L’ipotetica finestra di lancio, almeno seguendo la gran maggioranza delle voci, dovrebbe inserirsi tra il 2019 ed il 2020; quasi certamente in autunno/inverno, come d’abitudine per sfruttare poi anche Black Friday e feste natalizie. Quindi ancora pressappoco due anni di pieno supporto all’attuale generazione (sulla quale si spera di vedere uscire presto Death Stranding, ndr), per poi confluire tutti verso macchine più prestanti e moderne.

A proposito di ciò, vi sono numerose voci a riguardo. In molti non si aspettano nulla di rivoluzionario dalle nuove console, poiché per fare un vero “sbalzo” dovrebbero utilizzare della componentistica troppo costosa per il mercato di massa. Effettivamente con queste premesse sembrerebbe preannunciarsi un’ottava generazione-bis, con quindi hardware non estremamente all’avanguardia già dall’uscita, ma con effettivamente costi più contenuti (chi si ricorda quanto costava PlayStation 3 al suo debutto?); lasciando così modo ai due giganti del settore di proporre poi anche altre versioni ammodernate giusto qualche anno più tardi, come successo con Pro e S/X.

Cosa sarebbe meglio per noi giocatori, avere delle console tecnologicamente sbalorditive ma per pochi oppure aver subito qualcosa di più appetibile per il nostro portafogli, ma castrante per sviluppatori e creativi in termini di hardware? Qui sta un primo quesito che voglio porvi.

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Secondo, con PlayStation Pro e Xbox One X uscite rispettivamente da un anno e mezzo e sei mesi, quindi fresche fresche; è corretto verso i propri clienti andare a pensionarle dopo così poco tempo? Prendiamo la più recente, ovvero la nuova corazzata di casa Microsoft. Dopo aver costruito “la console più potente di sempre” ed averla venduta a 499€, perché rimpiazzarla dopo appena 3 anni di vita? E se consideriamo anche Pro, nata addirittura già arretrata rispetto alla X, la domanda è solo una: ha avuto senso questa mid-gen? O forse è servita solo a salvarsi la faccia, dopo il disastro effettuato immettendo sul mercato nel 2013 due console che praticamente non riescono a tenere i 30 frame fissi in 1080p (la One addirittura a 720p), in un decennio in cui lo standard si sta spostando verso il 4K?

Queste le perplessità, i dubbi e perché no anche le accuse, rivolte agli artefici dell’attuale generazione, i quali si spera abbiano ormai imparato la lezione e possano così quindi “regalarci” un futuro più roseo. Perché sì, ciò che ci aspetta è nelle loro mani e nelle loro teste. Vedremo PlayStation 5 puntare ancor più forte sulla tecnologia VR? Sarà retrocompatibile, dopo l’ondata di remaster giunta sulla 4? E Microsoft, come si risolleverà dal tracollo subito in questi anni? Nuove esclusive di valore o punterà ancora su un’offerta multimediale su più livelli, andando magari a fondersi con Windows e quindi il PC?

Anche qua, lasciamo a voi la parola. Ancora non si sa nulla, quindi perché non sbizzarrirsi e provare ad immaginare dove ci porterà la nuova generazione? Nel bene e nel male, noi siamo curiosi di sentire opinioni e desideri, di sapere come i nostri lettori vorrebbero che il gaming si evolvesse. Diteci la vostra, discutiamone!

 

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Recensione: BUD SPENCER & TERENCE HILL – Slaps And Beans

slapsE’ finalmente uscito dall’accesso anticipato il videogioco che tutti gli amanti dei film di Carlo Pedersoli (Bud Spencer) e Mario Girotti (Terence Hill) stavano aspettando!

Il titolo, sviluppato dall’italianissimo Trinity Team, ci riporta nei lavori dell’indimenticabile coppia, in un viaggio che partendo da “Lo Chiamavano Trinità” va a ripercorrere l’intera loro carriera. Ve lo anticipiamo subito, sappiate che Schiaffi e Fagioli è considerabile come l’ultimo lavoro della coppia, poiché è presente una storia nuova ed originale, inserita nell’apoteosi del fanservice.

La scrittura è meravigliosa. I dialoghi vi sembrerà di sentirli davvero con le voci originali, da quanto sono in tono con i caratteri dei personaggi. Bud è sempre Bud, burbero ed amante dei fagioli, come Terence farà sempre il marpione con qualunque donzella incontri sul suo cammino. Insomma, sembra davvero il capitolo finale delle loro avventure.

Artisticamente il gioco è un capolavoro. Riprendendo lo stile da cabinato arcade dei tempi che furono (e non solo per modo di dire, il menù lo è letteralmente!), gli sviluppatori hanno trasformato quella che doveva essere la semplicità della grafica retrò in una festa per gli occhi, tra dettagli maniacali e continui richiami ad elementi noti dei loro film, quasi sfidandovi a riconoscerli tutti uno per uno. Sappiamo che ve lo stavate chiedendo, e sì, la colonna sonora del gioco è composta dai pezzi originali dei loro film, quindi vi avvisiamo che potreste incantarvi ad ascoltare le canzoni che insieme a loro due sono state simbolo dell’infanzia (e non) di tanti, tantissimi di noi.

Il gameplay è divertentissimo. Ovviamente si tratta di un picchiaduro (che volevate fare con Bud e Terence, scusate?) “beat ‘em up” a scorrimento orizzontale, con talvolta anche interazioni “verticali” nell’ambiente visualizzato a schermo. Non stiamo a dire quanto sia consigliato giocarci con un amico, per di più appassionato anche lui dei loro film. Botte e risate assicurate. Il gioco cooperativo l’abbiamo trovato molto simile a titoli come Trine 2, in cui i giocatori non solo danno mazzate insieme agli avversari, ma hanno anche bisogno di lavorare coordinati e “di squadra” per superare alcuni punti della storia. Un avviso, al momento la cooperativa è solo locale, mentre gli sviluppatori hanno annunciato che continueranno a lavorare ed arricchire il titolo, aggiungendo in futuro anche quella online. Comunque, aggiunta a questo, vi sono anche vari minigiochi o sezioni di trama dal gameplay completamente diverso, come ad esempio l’iconica corsa a bordo della dune buggy rossa con cappottina gialla, altri richiamo che farà venire la bava alla bocca a tutti gli appassionati.

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Il titolo ha una discreta longevità, ed è anche rigiocabile (sempre considerando la coop) scambiandosi il personaggio con l’amico, poiché Bud e Terence avranno mosse ed abilità diverse che vanno a cambiare di gran lunga il gameplay e richiamano le storiche scazzottate viste su schermo, come il classico pugno in testa del primo e la raffica di schiaffi del secondo.

Sinceramente non ce la sentiamo di dirvi di più per paura di fare spoiler, il gioco è questo e sappiate che è di altissima qualità. E’ fatto con amore e passione, ed è diretto in primis a chi si divora i loro film come fa Terence quando ha davanti un bel piatto di fagioli fumanti. E’ piacevole anche per chi conosce poco la loro storia cinematografica, poiché come detto il gioco è divertente ed anche ben scritto, ma si andrebbe a perdere la miriade di chicche pensate ed incastonate per colpirci direttamente al cuore; quindi nel caso vi consigliamo di recuperare prima i loro film (anzi, fatelo ugualmente, con o senza gioco!).

Ricordiamo infine la produzione completamente italiana, con questi ragazzi che hanno davvero fatto un lavorone e meritano di essere premiati per le loro fatiche. Un grazie anche a Giuseppe Pedersoli (figlio di Bud) e Mario Girotti (Terence) che hanno supportato il progetto ed hanno reso tutto ciò possibile. Slaps & Beans è più che promosso, ora sta a voi acquistarlo ed amarlo!

 

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CineVideogiochi consiglia: AGE OF EMPIRES II: HD EDITION

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Siamo seri, la saga di Age of Empires ha bisogno di presentazioni? Voi più giovani, sappiate che è un colosso del genere RTS (real-time strategy), che ha debuttato con il primo capitolo nel 1997 e ha visto due seguiti nel 1999 e nel 2005. Da allora la serie si è interrotta, a causa della chiusura di Enseble Studios, ovvero gli sviluppatori della serie. Con il marchio passato direttamente in mano a Microsoft, nel 2013 è stata prodotta l’HD Edition del secondo capitolo, probabilmente quello rimasto più nel cuore degli appassionati; mentre alla Gamescom dello scorso anno sono state annunciati sia remake (Definitive Edition) del primo capitolo che la futura uscita di un Age of Empires IV, del quale però ancora non si sa nulla.

Oggi siamo qui proprio a parlare di questo pezzo di storia del gaming, AoE II: The Age of Kings, riproposto in alta definizione per adeguarsi agli standard dei PC odierni. Signori, si torna nel Medioevo, all’Età dei Re.

Il gioco, come ogni altro capitolo, ha infatti un setting temporale abbastanza preciso, nel quale potremo portare la nostra civiltà dall’Alto Medioevo, passando per l’età feudale e dei castelli, fino a quella imperiale. A proposito dei popoli utilizzabili, in questa edizione avremo una scelta abnorme; questo perché oltre alle 13 originali ne sono state aggiunte molte altre tra aggiornamenti e dlc vari, per un totale di 26.

In quanto a modalità, solo il gioco base offre 5 campagne storiche diverse (con un’altra dozzina tramite contenuti scaricabili), schermaglie personalizzabili ed un tostissimo reparto multiplayer online (lo dico perché stiate attenti, potreste trovare vere e proprie macchine da guerra umane), nel quale potrete sia affrontare giocatori randomici che organizzare partite insieme o contro i vostri amici.

Il gameplay è quello classico degli strategici in tempo reale (e che ci dovremmo aspettare, dalla rivisitazione di un gioco del 1999?), basato sempre sul rodato sistema rock-paper-scissors di contro-unità ed equilibri, anch’esso elemento comune del genere.

Graficamente, ovviamente è un videogioco di 19 anni tirato a lucido. Impossibile pretendere miracoli, dopotutto è solo una remaster, ma se non siete troppo giovani e schizzinosi non dovreste avere problemi; anzi vi farà piacere vedere come sia stato “aggiornato” il titolo con i contenuti in alta definizione.

Come detto prima, questa edizione ha anche visto l’uscita di 3 nuovissimi ed originali dlc, cosa abbastanza rara per la remastered di un gioco così datato. Ognuno di questi aggiunge tanti contenuti nuovi, come civiltà, campagne, mappe, unità ed altro ancora; andando ad arricchire l’enorme offerta che racchiude il titolo.

Il gioco offre anche pieno supporto al lavoro della community, essendo compatibile con il Workshop di Steam e quindi moddabile a piacere, seguendo i vostri gusti e la vostra fantasia.

Age of Empires II è storia, e speriamo con questo articolo di aver sia ricordato a qualche giocatore più stagionato le ore passate anni fa sul gioco, come magari di aver invogliato “nuove leve” ad approcciarsi al titolo, con la consapevolezza di avere davanti un capolavoro senza tempo, magari più digeribile per gli appassionati del genere ma un’esperienza ugualmente consigliabile a tutti. Magari mettetelo in Lista Desideri, e quando sarà scontato fatevi questo regalo.

 

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Troppi voti 10/10, che succede alle recensioni?

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L’uscita delle prime recensioni di God of War, esclusiva di lusso di Playstation 4, ha rivisto scomodato il numero 10 da parte di tantissime testate giornalistiche. Il voto per eccellenza, il “non plus ultra”, che dovrebbe rappresentare la perfezione ed il limite massimo insuperabile. Abbiamo però vissuto, soprattutto negli ultimi due anni, un certo abuso di tale giudizio. Concesso con una certa facilità, abbiamo visto titoli come Horizon: Zero Dawn, The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Nier Automata esser premiati con tale voto solo nello scorso anno (addirittura nel giro di pochi mesi). Opere di indubbia ed elevatissima qualità, ma siamo sicuri che meritassero giudizi complessivi pari alla perfezione? Oppure il 10 è diventato simbolo di qualcos’altro, un messaggio però spesso frainteso forse perché trasmesso nel modo sbagliato?

Cerchiamo di essere oggettivi il più possibile. Dimenticate e dimentichiamo i nostri gusti personali, e valutiamo “asetticamente” questi titoli. Non esiste il videogioco perfetto, come non esiste la perfezione in assoluto. Infatti nessuno di questi è esente da critiche, o da difetti. Sono tutti, e per fortuna, superabili e migliorabili in futuro. Allora perché assegnargli il voto massimo? Proviamo a capire.

Iniziamo con il dire che, con il passare del tempo, il pubblico ha progressivamente dato sempre più importanza al valore numerico. Spesso il lettore è pigro, ed invece di farsi una sua idea o più semplicemente leggere, affida tutto il peso del suo giudizio al voto. La stampa, erroneamente, si è adattata a questo, alzando sempre più l’asticella nei suoi giudizi, comprimendo follemente verso l’alto quindi questi ultimi. Se normalmente 6 è sufficiente e fino al 10 si è in positivo, sembra che nel mercato videoludico qualunque titolo sotto il 7.5/8 sia stato bocciato, che sotto al 9 abbia diversi difetti anche gravi, e che solo tra quest’ultimo ed il 9,5 siano racchiusi tutti i giochi effettivamente belli e consigliati senza remore, le cime della generazione. Il 10, se consideriamo l’ultimo “ciclo” di console compiuto e terminato, è stato assegnato a soli due titoli, The Last of Us e GTA V. Giochi e giudizi che sono arrivati con la “next gen” già annunciata e prossima alla commercializzazione, quindi comprensibilmente premiati come il massimo ottenibile non più superabile su PS3 e Xbox 360.

Ma cosa sta succedendo ora? Perché questa larghezza di maniche? Purtroppo il meccanismo, spinto sempre più allo stremo, si è inceppato e rotto. Spinti sempre più verso l’alto, ormai sembra che i titoli possano essere giudicati solo come dei gladiatori in un’arena romana. Vita o morte, promozione o bocciatura; niente mezzi termini o mezze misure. Allora come possono fare i recensori, quando davanti si trovano un videogioco che realmente si discosta dalla concorrenza e che, nel complesso o solo in parte, si innalza verso un nuovo standard? Scomodando il 10. Il voto massimo, il giudizio pari ad uno schiaffo, che ti colpisce direttamente e non puoi fare a meno di notare. L’ultima possibilità di farsi notare in positivo.

Una soluzione però sbagliatissima. Primo, perché dei professionisti non dovrebbero mai assecondare lo stomaco del loro pubblico. La radice del problema è proprio l’educazione che la stampa dovrebbe dare alla massa dei suoi lettori, invece di viziarli e permettergli di corrompere l’intero sistema. Secondo, viene delegittimizzato il 10. Il suo dovrebbe essere un ruolo quasi filosofico; quel qualcosa da rincorrere e che non si può raggiungere, ma che porta avanti il tuo lavoro spingendoti a migliorarlo ancora ed ancora, all’infinito. Non dovrebbe indicare “semplicemente” dei grandissimi e più o meno memorabili giochi. L’unica situazione in cui è concepibile assegnarlo, essendo il mercato videoludico suddiviso temporalmente in generazioni, è al culmine di quest’ultime. Quando è la tecnologia della macchina il tuo limite massimo, ed allora puoi davvero spremerla fino all’ultimo. Anche qua, però, il voto non significherebbe la perfezione, ma il massimo ottenibile con i mezzi a propria disposizione.

Siamo prossimi al collasso di questo sistema. Presto, anche questa soluzione sarà inefficace. Come reagirà la stampa, come si comporterà, cosa si inventerà pur di poter restare un riferimento per il suo pubblico? E quindi, come sopravvivrà? L’unica via è reinventarsi. Mettere tutto in gioco, ed avere il coraggio di imporsi sui propri lettori. Avere la mano ferma, ed educarli. Insegnargli ad apprezzare tutte le sfumature di grigio che passano dal 6 al 10, con quest’ultimo stella brillante al termine del lunghissimo cammino. Costringerli a deporre l’ascia di guerra, il sanguinario desiderio di distruggere od innalzare a capolavoro senza tempo qualsiasi opera. E’ necessario creare consapevolezza nel pubblico, solo così può esserci futuro.

Non dimentichiamo però la cosa più importante. Leggete. Il messaggio sta nelle parole, nella recensione. Non solo nel numero, in un limitato ed immediato giudizio. Questa è la prima lezione.

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CineVideogiochi consiglia: INSURGENCY

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Quanti first-person shooter ci sono sul mercato, oggi? Forse troppi, e la maggior parte è palesemente di dubbia qualità. Anche i colossi del genere, come Call of Duty e Battlefield, si sono un po’ persi negli ultimi dieci anni, diventando semplici arene multiplayer e poco più. Il feeling poi, s’è perso totalmente; finiti a sparare petardini e a vagare con il coltello per colpire alle spalle l’avversario. In questa stagnazione del genere, che attualmente non riesce a trovare una vera e propria via d’uscita dai suoi problemi, CineVideogiochi vuole consigliarvi un “piccolo” titolo, ma tosto e molto realistico. Intendiamoci, non intendiamo simulativo, è pur sempre un gioco; semplicemente non garantisce aiuti particolari, ormai classici nel genere.

Parliamo di Insurgency, titolo il quale ha debuttato nel 2014 e che al momento si trova scontato a 1,49€ sullo store di Steam. Vi ricordiamo che questa non è una recensione, ma un consiglio; un nostro tentativo di mettervi una pulce nell’orecchio, così da interessarvi e rendervi consapevoli di titoli magari non così famosi, ma  di qualità e che anzi magari offrono pure qualcosa in più rispetto ai loro “cugini” più rinomati.

Il gioco si presenta come uno sparatutto tattico su mappe aperte e molto grandi, che offrono vari tipi di approccio a seconda della propria attrezzatura, ampia e personalizzabile come più si preferisce. Le meccaniche di base del genere sono ovviamente sempre le stesse, ma Insurgency si differenzia sostanzialmente in un punto: il realismo. L’unico mirino è quello montato sull’arma, non vi è HUD, niente hitmarker né segnalazione della morte del nemico (già, dovrete rendervene conto voi se avete eliminato la minaccia). Altra chicca carina, che a nostro parere aumenta il feeling con la propria arma, è che non si ricarica in automatico; è necessario quantomeno essere accorti (se non lo si vuole proprio imparare) riguardo il numero di colpi a nostra disposizione, altrimenti si finisce con il fare “click click” in faccia al nemico nel momento peggiore e topico della battaglia. E sì, da tale situazione non se ne esce bene.

Credeteci, non vi sentite “privati” di qualcosa, senza tutte queste meccaniche fin troppo giocose. Ne guadagna l’immersività, perché a ciò si aggiunge un grandissimo gunplay che stacca, e di parecchio, l’esperienza offerta dalla concorrenza. Questa forse è la nota migliore di Insurgency, un gioco che costa come 3 caffè alle macchinette, ma che offre la miglior sensazione “armi in mano” a nostro parere disponibile sul mercato. Ripetiamo però, che il gioco è sì realistico ma non intende esser simulativo. Non è la serie Arma, state attenti; chiunque ci si può approcciare senza troppa fatica, basta non aspettarsi di poter correre a sparacchiare in giro.

Il gioco offre diverse modalità, tutte in multiplayer. Possiamo fare sia partite in cooperativa contro l’intelligenza artificiale (tutt’altro che stupida, anzi vorrei sottolineare come sia scalabile su più livelli di difficoltà, e come offra sempre una dura sfida) che scegliere tra le varie modalità contro altri giocatori umani. Tanta scelta, perché sono almeno 5 diverse per la prima categoria e 9 per la seconda; spaziando dai deathmatch alle infiltrazioni, conquista di avamposti e molto altro.

Quella che può essere la nota dolente è la grafica. Non che sia brutta, ma non è assolutamente al passo con i tempi. Fatto sta che è funzionale, permette al gioco di girare pure su PC poco performanti e se la rapportiamo al prezzo d’acquisto, è una meraviglia senza pari.

Il nostro consiglio è di giocarlo con un amico, parlandosi in cuffia. Sentire così la tatticità di questo gioco, è il modo migliore di affrontarlo. Non che sia necessaria chissà che strategia, ma come detto il feeling realistico di ciò che ci circonda è ancora più soddisfacente se vissuto in compagnia. Comunque, sappiate che l’utenza è ancora molto, tanto numerosa, quindi troverete sempre altre persone online con cui giocare.

Crediamo di avervi detto tutto riguardo Insurgency, o quanto meno il necessario per provare a suscitarvi interesse. Costa poco, ma l’offerta è grande. Se siete amanti di questo genere, dategli una chance, non ve ne pentirete. Dopotutto, fa sì le stesse cose che fanno gli altri giochi (non è certo rivoluzionario, intendiamoci); ma per quanto assurdo sia, le fa meglio.

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DISCUTIAMONE: companion nei videogiochi

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Qual è la miglior “spalla” che abbiate mai trovato nella vostra carriera videoludica? La mia domanda ci introduce in medias res nel tema che tratteremo quest’oggi. Tantissimi giochi ci propongono un compagno d’avventura controllato dall’IA, sia esso umano, animale o robotico (od anche un’IA stessa, vero Cortana?); oggi voglio sapere quale sia il vostro “preferito” e discutere anche del ruolo che ricoprono e dell’importanza che possono avere.

Per iniziare, individuiamone qualcuno. In quest’articolo parleremo solo di compagni abbastanza recenti, così da semplificare a voi lettori la comprensione avendo più facilmente comune esperienza. Voi però sentitevi liberi di nominare chiunque, con la massima libertà.

Partiamo con i nostri simili che ci hanno affiancato con più successo, di pubblico e di critica, negli ultimi anni. Personalmente, chi vi scrive può citare ad esempio Elizabeth di Bioshock Infinite, personaggio perfettamente caratterizzato sia per ruolo all’interno della storia che come spalla da un certo punto del gioco in poi. Non disturba, non infastidisce, anzi ci fa compagnia e si rende utile approfondendo la narrativa e recuperando oggetti utili. Forse in questo senso paragonabile anche ad Ellie, The Last of Us; questo ammetto di dirlo per sentito dire, non avendo avuto purtroppo l’opportunità di giocarlo. Meritano la menzione anche i roster di personaggi dei giochi Bioware (Mass Effect, Dragon Age), sempre ottimamente caratterizzati, grandi chiacchieroni e abili combattenti. Da giocatore di lunga data dei Gears of War, ho il Delta Team nel cuore; ed anche lo stesso Marcus Fenix, passato da protagonista a compagno, non sfigura nel quarto capitolo.

In quanto ad animali, mi pare più che scontato sottolineare come principalmente cani e soprattutto cavalli abbondino in questa categoria. Se mi sento di ricordarvi DD (Diamond Dog, Metal Gear Solid V) e Dogmeat nella serie Fallout, con tutti i fedeli equini che potrei citarvi monopolizzerei l’articolo. Ne bastano due per dare l’idea: Rutilia, il buggatissimo ed adorato cavallo di Geralt di Rivia (The Witcher 3); e Agro, compagno di Wander, riscoperto nel recente remake di Shadow of the Colossus. Aggiungo che mi ispira il felino nostro accompagnatore in Monster Hunter World, altro titolo che spero di recuperare su PC questo autunno.

“Amici” tecnologici invece personalmente non ne ho avuto mai avuti di significativi, gli unici per me degni di nota sono stati Cortana della serie Halo e Claptrap di Borderlands.

Nominati quelli che meglio ricordo per mia esperienza, posso dire che comunque la figura del companion, se resa bene, può essere davvero fondamentale, principalmente per immersività ed approfondimento del gioco stesso. Questo per gli umani o comunque per gli individui parlanti, mentre gli animali “digitali” li ho sempre trovati più che altro utili, come trasporto o ad esempio per strategie e sfruttamento di meccaniche di gameplay (esempio DD che individua e tagga i nemici). Essendo controllati dall’intelligenza artificiale, c’è da ricordare che una buona resa di questi è anche dovuta ad un buon lavoro/scelte furbe degli sviluppatori. Devono parlare il giusto e non essere invasivi, quindi essere ben integrati nel gioco: come non rovinare l’esperienza al giocatore (molte volte sono invisibili agli occhi del nemico, scelta facile per aggirare il problema che scaturirebbe dal dover scrivere un’IA molto complessa apposita per il nostro compagno). Una volta realizzati bene però, possono diventare per davvero quasi un “amico” digitale a cui affezionarsi.

Ognuno di noi, anche a seconda della propria sensibilità, come ha creato legami con i giochi, le musiche e con le storie, ha fatto lo stesso con i loro personaggi. Ed oltre ai protagonisti, meritano un certo riguardo anche coloro che ci accompagnano lungo le nostre avventure. Anche loro ci restano nel cuore. Ecco perché, a nome di CineVideogiochi, vi chiedo ancora: chi è il migliore, per voi? E vi fanno piacere, o li trovate fastidiosi ed/od invadenti?

 

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CineVideogiochi consiglia: CRUSADER KINGS II

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Siamo tutti consapevoli della mole impressionante di videogiochi presente sul mercato, e spesso capita di perdersi titoli interessantissimi e d’alta qualità, per poi scoprirli in ritardo e provare un sanissimo “dove sei stato per tutto questo tempo, perché non ci siamo incontrati prima?”. Noi di CineVideogiochi vogliamo proporvi quindi questa rubrica, se così vogliamo chiamarla, dove recuperiamo per voi alcuni di questi titoli (che siano vecchi, di nicchia, magari temporaneamente gratuiti), li analizziamo, e vediamo cos’hanno da offrire e perché ve li consigliamo. In futuro “CV consiglia” potrebbe trattare anche altri medium, come cinema e serie tv, che tanto ci stanno a cuore. Piccole perle poco note ai più, ma sempre d’indiscussa qualità.

Partiamo oggi con questo titolo, Crusader Kings II. Il gioco è riscattabile gratuitamente su Steam fino alla sera di sabato 7 aprile, quindi vi consiglio di approfittarne ora che è addirittura in regalo!

CKII è uno strategico in tempo reale ambientato nel Medioevo ed una delle punte di diamante nel roster di giochi di Paradox Interactive (gli amanti del genere avranno già ben noto il nome della casa). Il tratto distintivo, rispetto alla concorrenza, è l’obiettivo del gioco. Sì, perché solo qui sarete in grado di guidare una dinastia. Si tratta infatti di un simulatore dinastico, dove l’obiettivo è portare onore e prestigio al proprio blasone. Ovviamente controlliamo anche i nostri territori (che possono andare da una baronia sperduta in Islanda al Sacro Romano Impero), ma non sarà solo la guerra a permetterci di forgiare i nostri successi. Matrimoni e accordi politici saranno più importanti che mai, e poco ci vorrà perché vi trasformiate in un mostro assetato di potere e potenza. I personaggi hanno sistemi di tratti e punteggi in stile rpg, ereditabili in parte dagli eredi o trasmissibili tramite insegnamento. Vi troverete presto di fronte a decisioni come: “alleanza tramite matrimonio con la principessa gobba, o popolana con il tratto geniale?”. Il futuro della vostra casata è nelle vostre mani. Tutto ciò che farete, avrà una conseguenza.

Per gli appassionati di Game of Thrones, sappiate che questo gioco è uscito direttamente dalla testa di Tywin Lannister. La famiglia ed il nome di essa sopra di tutto. Anche a costo di fare cose indicibili. Volete un titolo in mano ad un bambino, e voi ne siete erede per qualche motivo dinastico? Dopo poche ore, sarete senza problemi a fare il tifo per il serpente che un vostro sottoposto gli avrà nascosto nel letto; ovviamente se avete abbastanza potere e capacità d’intrigo per farlo. Avete avuto un figlio nano, magari pure bastardo (cercatevi la teoria secondo cui Tyrion sia un altro Targaryen, nei libri è più che plausibile); ma è l’unico vostro erede ed riceverà il lavoro della vostra vita, e dei vostri padri prima di voi? A fatica, ve lo farete andar bene. Gli organizzerete un matrimonio con una bella nobildonna del Nord e il vostro blasone sarà salvo. E no, non vi sto solo raccontando le vicende dei Lannister, tutto ciò si può tranquillamente verificare anche nel gioco! PS nel caso, c’è una mod meravigliosa a tema GoT, con una ricostruzione al 100% fedele soprattutto ai libri di Martin.

Il gioco, abbastanza chiaramente, è diretto solo ad una certa nicchia di giocatori. Finchè gratuito, raccomando a tutti di riscattarlo e provarlo; scaduta la promozione mi sento di consigliarlo solo ad appassionati di storia e/o amanti di strategici e gestionali. Il gioco è completamente in inglese, ma non è difficile da padroneggiare; stesso per l’interfaccia, i menu e le meccaniche. E’ profondo e complesso, ma dopo poche ore saprete già come maneggiarlo. Uscito nel 2012, ad oggi è ancora supportato ed aggiornato dagli sviluppatori; l’ultimo dlc per l’appunto è stato pubblicato solo nel novembre dello scorso anno. A proposito di contenuti scaricabili a pagamento; sono tanti e variegati. Consiglio di approfittarne ora che sono scontati, ma non di acquistarli tutti in una volta; dati i prezzi. Non sono fondamentali per godere del titolo, ma aggiungono features preziose; quindi vi consiglio di “studiarli” e recuperare prima, magari due a due, quelli che più vi interessano e fanno per voi. Il dlc che vi consigliamo “über alles”, e che riteniamo aggiunga parecchio pepe al gioco, è Way of Life; vi permetterà di veder approfondite le meccaniche rpg del gioco, con varie quest ruolistiche molto immersive ed interessanti.

A voi che siete arrivati a legger fin qui, noi di CineVideogiochi speriamo di aver messo la pulce nell’orecchio. Il gioco merita, tantissimo. Ovvio, non è per tutti, ma se si confà alle vostre passioni, allora non potete lasciarvelo sfuggire.

 

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