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DISCUTIAMONE: Ambientazioni dei videogiochi

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battlecraft

Uno dei pregi principali dei videogiochi, è la possibilità di creare ambientazioni che vanno dal verosimile all’assurdo, spesso anche folli ed uniche, nelle quali i giocatori possono immedesimarsi e vivere storie ed emozioni fantastiche. A quanti di noi piace perderci in questi mondi 3D, pensati e costruiti fin nei minimi dettagli con amore e passione da parte di sviluppatori dediti a farci immergere pienamente nelle loro fantasie, tanto da farci sentire quasi fisicamente lì?

Il “Discutiamone” di oggi vuole trattare proprio questo tema, portando alcune delle più iconiche ambientazioni come anche quelle che maggiormente hanno colpito chi vi sta scrivendo, chiedendo anche a voi quali vi siano rimaste più nel cuore e nella memoria, di fatto quelle che potreste definire “vostre preferite”.

I miei ricordi mi impongono di cominciare da Cyrodiil, la regione di Tamriel che ha ospitato The Elder Scrolls IV: Oblivion. A dir la verità, l’intera serie meriterebbe di esser citata, ma scelgo questo capitolo poiché per me è stato quello più magico. Nell’immedesimarsi, conta molto anche il periodo che si sta vivendo, l’età che si ha e la propria predisposizione a lasciarsi coinvolgere da ciò che gli sviluppatori ci vogliono proporre. Questo infatti è stato il mio primo TES, e lo giocai nei mesi che precedevano l’uscita di Skyrim, quindi ormai anche “tardi” rispetto all’uscita effettiva sugli scaffali. Fu amore a prima vista. Mai prima di allora mi ero sentito così magicamente trascinato in un mondo digitale, un individuo con un compito così importante e speciale, mentre vagavo in una terra tanto meravigliosa quanto terribile. Tutto sembrava così vero e vivo attorno a me. L’unico gioco in grado di ridarmi certe sensazioni, posso affermare senza remore, è poi stato solo Kingdom Come Deliverance. Titoli magari non perfetti, ma sviluppati con così tanto amore e dedizione da trasudare magia allo stato puro.

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Appena un anno prima, però, avevo vissuto altre due spettacolari avventure, questa volta in mondi sì realistici, ma lontani da noi nel tempo. Parlo dell’Italia di Assassin’s Creed II e il West di Red Dead Redemption. Nel primo caso, parliamo del miglior titolo di Ubisoft, a mio parere; e quindi il punto più alto della saga. Firenze, Venezia, San Gimignano, Forlì ed un piccolo excursus nel finale a Roma. La straordinaria ricostruzione dell’ambientazione rinascimentale andava a braccetto con una storia incredibile, che mischiava personaggi reali e fittizzi con tale maestria da farti quasi credere che fosse realmente tutto vero. Il secondo invece, lo giocai all’uscita. Inizio dell’estate, scuola quasi e poi finita, io smanicato e accaldato su una sdraio davanti alla tv. Come detto prima, anche noi facciamo la nostra parte nel vivere un’ambientazione, perché così vissi personalmente a modo mio il West. Era John Marston, quindi non eccezionalmente immersivo da quel punto di vista (ovviamente non come un RPG), ma caspita se ne ho macinati di chilometri sotto il Sole, a cavallo del confine. Quanta sabbia ho mangiato, quanto sollievo provavo nel buttarmi la sera sul mio giaciglio, in quella bettola di Chuparosa. Cosa, dite che in realtà io non ho mai vissuto tutto ciò? Mah, io sono quasi sicuro del contrario, che sia questo il famoso Effetto Osmosi di cui parlano nella saga poco fa citata?

Un’altra menzione che mi sento assolutamente di fare riguarda The Witcher 3: Wild Hunt. CD Projekt RED, in questo terzo e finale capitolo della saga ha creato qualcosa di veramente meraviglioso ed unico. Ogni regione con il suo carattere, tutte caratterizzate e memorabili. Le luci, i suoni, i panorami stupendi e pericolosi e ci si ponevano davanti. Non dimenticherò mai il mio arrivo nelle Skellige, dopo il naufragio; ancora infuriava la tempesta, Geralt a cavallo di Rutilia con “The fields of Ard Skellig” in sottofondo. Magia. Oltretutto, aggiungo che mi ero così ben immedesimato nel Macellaio di Blaviken, che provavo il suo stesso fastidio ed odio nello stare in città (Novigrad), preferendogli di gran lunga la libertà e la natura di quelle che in realtà dovevano essere delle fogne a cielo aperto zeppe di mostri, ovvero le ripugnanti paludi del Velen. Potere dei videogiochi.

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Altre ambientazioni eccezionali e folli, invece, sono state Rapture e Columbia, di Bioshock e Bioshock Infinite. Unica, per impatto, è anche Anor Londo, quando vi si arriva per la prima volta in Dark Souls; così bella ed irreale, in un mondo tanto tetro e desolato. Sempre in tema “souls”, vogliamo parlare della Yharnam di Bloodborne?

Vi potete ritrovare nei mondi da me appena citati? E pensate che si tratta solo della punta dell’iceberg, sotto la superficie ci sarebbe così tanto, che un solo articolo non basterebbe. Ecco così che quindi do la parola a voi, alla vostra esperienza ed ai vostri ricordi. Quali sono le vostre ambientazioni preferite, quali vi sono rimaste più nel cuore, tanto da ricordarle ancora magari dopo anni ed anni? Ed invece, quali preferite tra quelle più recenti, e che ve ne pare delle lande nordiche che state scoprendo con Kratos, voi fortunati che state giocando al nuovo God of War? Fatecelo sapere, siamo qua apposta. Discutiamone!

 

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“Scatena le Tue Passioni”

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