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Troppi voti 10/10, che succede alle recensioni?

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top10

L’uscita delle prime recensioni di God of War, esclusiva di lusso di Playstation 4, ha rivisto scomodato il numero 10 da parte di tantissime testate giornalistiche. Il voto per eccellenza, il “non plus ultra”, che dovrebbe rappresentare la perfezione ed il limite massimo insuperabile. Abbiamo però vissuto, soprattutto negli ultimi due anni, un certo abuso di tale giudizio. Concesso con una certa facilità, abbiamo visto titoli come Horizon: Zero Dawn, The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Nier Automata esser premiati con tale voto solo nello scorso anno (addirittura nel giro di pochi mesi). Opere di indubbia ed elevatissima qualità, ma siamo sicuri che meritassero giudizi complessivi pari alla perfezione? Oppure il 10 è diventato simbolo di qualcos’altro, un messaggio però spesso frainteso forse perché trasmesso nel modo sbagliato?

Cerchiamo di essere oggettivi il più possibile. Dimenticate e dimentichiamo i nostri gusti personali, e valutiamo “asetticamente” questi titoli. Non esiste il videogioco perfetto, come non esiste la perfezione in assoluto. Infatti nessuno di questi è esente da critiche, o da difetti. Sono tutti, e per fortuna, superabili e migliorabili in futuro. Allora perché assegnargli il voto massimo? Proviamo a capire.

Iniziamo con il dire che, con il passare del tempo, il pubblico ha progressivamente dato sempre più importanza al valore numerico. Spesso il lettore è pigro, ed invece di farsi una sua idea o più semplicemente leggere, affida tutto il peso del suo giudizio al voto. La stampa, erroneamente, si è adattata a questo, alzando sempre più l’asticella nei suoi giudizi, comprimendo follemente verso l’alto quindi questi ultimi. Se normalmente 6 è sufficiente e fino al 10 si è in positivo, sembra che nel mercato videoludico qualunque titolo sotto il 7.5/8 sia stato bocciato, che sotto al 9 abbia diversi difetti anche gravi, e che solo tra quest’ultimo ed il 9,5 siano racchiusi tutti i giochi effettivamente belli e consigliati senza remore, le cime della generazione. Il 10, se consideriamo l’ultimo “ciclo” di console compiuto e terminato, è stato assegnato a soli due titoli, The Last of Us e GTA V. Giochi e giudizi che sono arrivati con la “next gen” già annunciata e prossima alla commercializzazione, quindi comprensibilmente premiati come il massimo ottenibile non più superabile su PS3 e Xbox 360.

Ma cosa sta succedendo ora? Perché questa larghezza di maniche? Purtroppo il meccanismo, spinto sempre più allo stremo, si è inceppato e rotto. Spinti sempre più verso l’alto, ormai sembra che i titoli possano essere giudicati solo come dei gladiatori in un’arena romana. Vita o morte, promozione o bocciatura; niente mezzi termini o mezze misure. Allora come possono fare i recensori, quando davanti si trovano un videogioco che realmente si discosta dalla concorrenza e che, nel complesso o solo in parte, si innalza verso un nuovo standard? Scomodando il 10. Il voto massimo, il giudizio pari ad uno schiaffo, che ti colpisce direttamente e non puoi fare a meno di notare. L’ultima possibilità di farsi notare in positivo.

Una soluzione però sbagliatissima. Primo, perché dei professionisti non dovrebbero mai assecondare lo stomaco del loro pubblico. La radice del problema è proprio l’educazione che la stampa dovrebbe dare alla massa dei suoi lettori, invece di viziarli e permettergli di corrompere l’intero sistema. Secondo, viene delegittimizzato il 10. Il suo dovrebbe essere un ruolo quasi filosofico; quel qualcosa da rincorrere e che non si può raggiungere, ma che porta avanti il tuo lavoro spingendoti a migliorarlo ancora ed ancora, all’infinito. Non dovrebbe indicare “semplicemente” dei grandissimi e più o meno memorabili giochi. L’unica situazione in cui è concepibile assegnarlo, essendo il mercato videoludico suddiviso temporalmente in generazioni, è al culmine di quest’ultime. Quando è la tecnologia della macchina il tuo limite massimo, ed allora puoi davvero spremerla fino all’ultimo. Anche qua, però, il voto non significherebbe la perfezione, ma il massimo ottenibile con i mezzi a propria disposizione.

Siamo prossimi al collasso di questo sistema. Presto, anche questa soluzione sarà inefficace. Come reagirà la stampa, come si comporterà, cosa si inventerà pur di poter restare un riferimento per il suo pubblico? E quindi, come sopravvivrà? L’unica via è reinventarsi. Mettere tutto in gioco, ed avere il coraggio di imporsi sui propri lettori. Avere la mano ferma, ed educarli. Insegnargli ad apprezzare tutte le sfumature di grigio che passano dal 6 al 10, con quest’ultimo stella brillante al termine del lunghissimo cammino. Costringerli a deporre l’ascia di guerra, il sanguinario desiderio di distruggere od innalzare a capolavoro senza tempo qualsiasi opera. E’ necessario creare consapevolezza nel pubblico, solo così può esserci futuro.

Non dimentichiamo però la cosa più importante. Leggete. Il messaggio sta nelle parole, nella recensione. Non solo nel numero, in un limitato ed immediato giudizio. Questa è la prima lezione.

CineVideogiochi
“Scatena le tue Passioni”

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