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DISCUTIAMONE: perché siamo schiavi delle Microtransazioni?

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microtransazioni

Le microtransazioni ormai sono spesso l’argomento al centro delle discussioni di ogni nuovo videogioco in uscita, laddove sono o saranno presenti, immediatamente noi videogiocatori ci dividiamo tra chi a favore e chi no; ma vi siete mai chiesti come ha avuto inizio questo fenomeno?

In questo articolo voglio affrontare insieme a voi l’origine e le motivazioni, che spingono sempre di più il settore a puntare in questa direzione.

Inizio con il ripercorrere velocemente la storia evolutiva del videogioco, di quando era un qualcosa basato puramente sul concetto di divertimento, quando lo si giocava in purezza, divertendosi ed apprezzandolo esclusivamente per come fosse uscito dalla casa di produzione.
Qualche anno fa, gli sviluppatori si impegnavano per far uscire qualcosa che fosse realmente un prodotto finito e di successo, perché sapevano che non avrebbero avuto altre occasioni per metterci mano e arricchirlo successivamente di contenuti. Il mercato dei videogiochi e il modo di farci soldi, era basato tutto sul fare il maggior numero possibile di vendite e di conseguenza si doveva per forza puntare sullo sviluppo di prodotti il più ottimizzati (anche completi) possibile; cosi da vendere il maggior numero di copie.
Successivamente con la diffusione di internet e del multiplayeronline, i videogiochi hanno cominciato ad usufruire delle correzioni di eventuali bug o glitch e piano piano della possibilità di potersi ampliare con contenuti aggiuntivi, ma non fondamentali, che ne arricchissero la longevità. Questo passaggio inizialmente non era concepito come qualcosa di fondamentale e vitale all’interno di un videogioco, si tendeva sempre a lanciare sul mercato giochi completi e ricchi.

Qui mi fermo un attimo e apro una parentesi parallela su un altro fenomeno, che si sviluppava contemporaneamente in questi anni, ovvero lo sviluppo dei social network con facebook come capo bandiera.

Mano a mano che i videogiochi si evolvevano, anche i social prendevano piede e crescevano, con sempre più studi a base psicologica mirati a trovare nuovi modi di coinvolgere le persone e creare sistemi, che quasi generassero dipendenza, basati tutti su un sistema di ricompense a seguito di un azione. Vi state chiedendo a cosa mi riferisco?
Ormai è acclamato e confermato, di quanto i social riescano a generare dipendenze e come le piccole interazioni basate su notifiche, mi piace, commenti e condivisioni, possano influenzare il nostro modo di vivere il social. Parlo di quella voglia (spesso inconsapevole) sfrenata di vedere quanti mi piace si ottengono, interazioni nei propri post e la curiosità di leggere le attività degli altri. Ora questa non vuole essere un analisi dei social o una critica; ma uno spunto di riflessione che funge da premessa, come elemento fondamentale al fine di capire la psicologia delle microtransazioni.

Quindi da una parte abbiamo il videogioco che passa da prodotto finito basato sulla vendita, ad un prodotto che può ampliarsi e aggiornarsi facilmente tramite internet; mentre dall’altro lato la nascita dei social, gli studi connessi al fenomeno e su come coinvolgere sempre di più le persone creando una sorta di dipendenza.

Cominciate a farvi un idea?

Partendo da tutta questa serie di evoluzioni, si è affermato il concetto di multiplayer come community e il sempre maggior bisogno da parte delle persone, di voler dei videogiochi che li tenessero letteralmente incollati al gioco stesso, cercando sempre maggiori stimoli.
Cosi secondo voi, quanto è stato veloce il pensiero di abbinare a tutto ciò, la voglia di fare più soldi? lo sapete che addirittura EA ha un brevetto per il loro sistema e algoritmo di gestione delle microtransazioni? e su come farne fare sempre di più?

Alla fine tutta questa industria gira intorno ad un macrosistema basato sulle ricompense, il cercare di premiarci per ogni cosa che andiamo a fare, costruire videogiochi appositamente concepiti per farci venire voglia di avere sempre di più e non farci accontentare mai. Farci sapere che quel di più arriverà più avanti e instillare dentro di noi la voglia di avere, avere e avere sempre qualcosa di meglio, più forte e più ricco.

Siamo stati tutti addestrati a non accontentarci e soprattutto a sentirci insoddisfatti. Questa è la dura e cruda verità, perché potete credermi, io che sono un videogiocatore che ha vissuto tutta questa era d’innovazioni e trasformazioni, vi dico che i videogiochi prima bastavano a noi stessi, perché erano fatti per soddisfarci; mentre oggi vengono sviluppati all’origine proprio per non soddisfarci. Noi tutti spesso commentiamo e critichiamo quasi tutti i videogiochi, perché ci sembrano incompleti o pensati per farci pagare e poi finiamo sempre per pagare e volerne ancora. Realmente pensiamo che gli sviluppatori oggi siano incompetenti e non sappiano come si costruisca qualcosa di completo? che solo a noi vengano le idee su quello che serve all’interno di uno o dell’altro videogioco?
Veniamo tutti manipolati dal grande sistema economico, fatto da miliardi di dollari annuali, che ci vuole incastrati in questo sistema a commentarlo, criticarlo ed apprezzarlo. Qualcuno una volta ha detto: “non esiste cattiva pubblicità, esiste solo la pubblicità”, perciò tutto quello che alimenta le discussioni e questo grande ingranaggio va sempre e comunque bene.

Cari amici, sull’argomento c’è ancora moltissimo da dire e volendo potrei scrivere ancora il doppio; probabilmente tornerò sull’argomento, ma per oggi voglio fermarmi qui e sapere voi che cosa ne pensate.

Voi vi siete mai fermati a ragionare su tutto questo mondo? Parliamone insieme.

CineVideogiochi
“Scatena le tue Passioni”

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