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DISCUTIAMONE: Singleplayer o multiplayer, quale futuro?

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In che direzione stiamo andando? Inizio questo articolo subito con una domanda, anzi due dato il titolo. Il mondo ed il mercato videoludico hanno subito una profonda trasformazione negli ultimi 10 anni abbondanti, ovvero da quando tutti noi abbiamo iniziato ad essere sempre connessi alla rete. Internet ormai è parte fondamentale della nostra vita, lo usiamo per comunicare, per lavorare, per svagare, insomma per qualsiasi cosa possibile. Ciò ha quindi anche rivoluzionato il nostro modo di giocare, ha reso il multiplayer online “di massa” andando a ribaltare ciò che fino ad allora era sempre stata la normalità, ovvero la creazione di software destinati, nella maggior parte dei casi, ad un’esperienza da giocatore singolo (od al massimo, con degli amici ma su schermo condiviso); arrivando oggi a cercare di rendere invece i videogiochi il più “social” possibile. Vorrei quindi provare ad analizzare con voi questo trend, se è veramente come sembra, e provare ad immaginare anche il prossimo futuro verso cui stiamo andando. Ricordo che l’articolo vuole essere il più possibile informale; il mio obiettivo è portarvi le mie impressioni e le mie idee riguardo il tema in questione, cercando di creare spunti di discussione analizzando ed argomentando però sia elementi soggettivi che fattori anche più che oggettivi.

Per iniziare, potrei azzardarmi a dire che il multiplayer è una cosa meravigliosa. Perchè dare le cose per scontato è la cosa peggiore che possiamo fare: avremmo mai immaginato, da piccoli, di giocare e parlare con gente da ogni parte del globo, partendo dal nostro amico più fidato fino ad arrivare ad un qualsiasi neozelandese stante dalla parte diametralmente opposta del mondo rispetto a noi, in tempo reale e ogni volta che vogliamo? La tecnologia ci permette qualcosa di straordinario, che questo medium trasforma in un’esperienza ed una sfida senza pari. Nessuna intelligenza artificiale saprà mai eguagliare, almeno nel futuro più prossimo, l’imprevidibilità e la fantasia della mente umana. Per non parlare della possibilità di cooperare e giocare insieme ad i nostri amici, dando completezza, profondità e una sorta di maturità ludica a ciò che avveniva un tempo in split-screen nelle nostre camerette.

Parlando esclusivamente d’intrattenimento giocoso, quindi, possiamo concludere che tale esperienza al momento non abbia pari, vedendo l’alternativa piuttosto arretrata, la quale può solo provare a contrastare tale concorrenza per mezzo di un oculatissimo e a volte geniale game-design, o nella maggior parte dei casi creando una difficoltà artificiosa e sbilanciata, che potremmo definire “arcade” rispetto alla più realistica sfida contro i nostri simili.

Il singleplayer, però, ha dalla sua la magia; la possibilità di inserirci magistralmente in storie, mondi e realtà lontanissime dalla nostra vita di tutti i giorni. L’opera videoludica è la massima convergenza delle Arti, il punto d’incontro di scrittura, cinema, musica, fotografia, architettura, pittura etc; ove però, a differenza di qualsiasi altro medium, vieni catapultato realmente te stesso al centro dell’esperienza, coinvolgente tutte queste assieme. L’interattività è prerogativa esclusiva del videogioco (termine anzi forse ormai obsoleto, poiché si riferisce a qualcosa di ben più complesso rispetto a quando venne coniato; proprio per questo si va diffondendo la definizione, che potremmo definire più “colta”, di Opera Multimediale Interattiva, sicuramente più esplicativa di quella d’uso comune), e a mio parere solo i giochi in singolo possono permettere una vera esperienza artistica di questo tipo.

Ovviamente non è sempre così, non ci si può aspettare che ogni singleplayer sia profondo come un Bioshock od un Metal Gear Solid (a proposito, rigiocate Sons of Liberty ora che siete adulti e si spera consapevoli, capirete da voi il perchè), ma il punto del mio discorso è che un multiplayer non potrà mai garantire un livello così alto in questo ambito, proprio per la sua natura prettamente “giocosa”. Qui apro una piccola parentesi: i titoli in singolo che vogliono essere per l’appunto “giochi” fino al midollo hanno ugualmente piena dignità e diritto di esistere, lungi da me criticare per questo ad esempio mostri sacri quali Mario e Crash, od anche titoli come i vecchi Grand Theft Auto; non intendo assolutamente dire questo.

Ma perchè sembra che l’industria si stia progressivamente sempre più concentrando sui multiplayer, tanto che Electronic Arts qualche mese fa, ad esempio, ha addirittura chiuso lo studio Visceral Games; facendo tabula rasa sul loro progetto di uno Star Wars singleplayer lineare? Perchè è un’azienda, deve guadagnare e, per puntare al massimo, ha deciso che sarebbe stato preferibile dirottare le risorse su un nuovo titolo openworld con possibilità di interazioni online (rumors proprio degli ultimi giorni). E’ da demonizzare per questo? No, assolutamente, è il mercato a chiedere questo. Siamo noi giocatori. Rendiamoci conto che, prima di tutto, fare un videogioco non costa più come negli anni ’90. Aggiungiamoci il fatto che 60/70€ per un singleplayer da 20 ore ormai te li danno in pochissimi, e che con le vendite a prezzo poi ultra-ribassato non ti ripaghi le enormi spese di sviluppo. Ecco che entrano allora in gioco i titoli openworld ed i multiplayer, che possono offrire 100 e passa ore di intrattenimento (come minimo, perchè ad esempio i mmorpg sono potenzialmente infiniti) e quindi far sentire al consumatore di aver speso meglio i suoi soldi. Se poi aggiungiamo anche la “storicamente” recente aggiunta di (invasive e non) microtransazioni, ecco che abbiamo svelato l’arcano. E’ il modo migliore che hanno per guadagnare. E’ il loro lavoro. E “noi”, intesi come categoria, di fatto stiamo premiando questa loro direzione.

Quindi è questa la strada che abbiamo preso, e in futuro avremo sempre più multiplayer e singleplayer openworld con meccaniche online? Secondo me sì, almeno in ambito tripla-A, ovvero quando si parla dei giganti dell’industria. In un certo senso “quantity over quality”, il che non è affatto positivo; ma sta a noi giocatori spingere, sfruttando a dovere il nostro potere d’acquisto, verso la maggior qualità possibile. Le piccole realtà invece continueranno ad avere la capacità di regalarci esperienze più lineari e story-driver, essendo quelle indie produzioni meno onerose e quindi dovendo far meno fronte a spese galattiche da recuperare. I singleplayer non sono morti, si stanno solo trasformando per stare al passo con i tempi.

Voi invece che ne pensate? La vedete diversamente? Commentate e dite la vostra, discutetene anche tra di voi; l’obiettivo è proprio far nascere una discussione riguardante i temi trattati in questi articoli. Giocatori consapevoli e pensanti, dite la vostra!

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