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DISCUTIAMONE: Kingdom Come: Deliverance

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Questo inizio di 2018 ci ha portato molti giochi, per tutti i gusti, ma soprattutto tanti temi su cui discutere. Se il primo è stato Metal Gear Survive, ho pensato che Kingdom Come: Deliverance (KC:D d’ora in poi) non potesse che meritare anch’esso tale trattamento. Specifico, l’articolo vuole essere il più possibile informale; il mio obiettivo è portarvi le mie impressioni e le mie idee riguardo il gioco in questione, cercando di creare spunti di discussione analizzando ed argomentando però sia elementi soggettivi che fattori anche più che oggettivi.

KC:D, gioco di ruolo story-driven open-world, ci porta nel 1403 in Boemia (facente allora parte del Sacro Romano Impero), nel pieno delle lotte di potere succedute alla morte di Carlo IV, aventi come protagonisti due figli del sovrano, il legittimo re (ed imperatore, anche se non fu mai incoronato tale) Vanceslao IV, e il re d’Ungheria Sigismondo. Il nostro protagonista è un ragazzo, Henry, figlio di un fabbro; il quale, diversamente da molti giochi e storie del genere, è un Signor Nessuno. Dico veramente, non è un prescelto di qualcosa, non è un eroe né un avventuriero in cerca di fortuna; potremmo per davvero essere noi catapultati indietro fino al Medioevo. Questo perchè il gioco vuole essere storicamente realistico: infatti fin dall’inizio, quando ancora era un semplice progetto su Kickstarter, riportava tra le descrizioni poste dagli sviluppatori la dicitura “Dungeons and (not) Dragons”. Questa cosa mi è rimasta a cuore, perchè come il più famoso dei GDR da tavolo, riesce a farti immedesimare davvero tanto nel mondo in cui ti trasporta; ma a differenza di esso questo è realmente il nostro mondo. Niente magia né bestie fantastiche, la vera sfida è la vita medievale di tutti i giorni (ed allora, rispetto a molte comodità che abbiamo oggi, era davvero molto più rispecchiante la parte “Dungeons” della descrizione sopra). Non so voi, ma per me anche questa è “magia”.

Il gioco, per come è strutturato è pensato per farti vivere le reali condizioni di questo ragazzo, e comunque quelle di un normalissimo popolano dell’epoca, può sembrare a molti fin troppo lento, noioso e macchinoso. Il punto che vorrei trattare in questo articolo è proprio questo: è gusto personale, oppure un difetto? Perché il titolo ha fatto discutere, eccome, spaccando in due il pubblico dei videogiocatori.

Fin dai primi istanti, il feeling che regala KC:D riesco ad associarlo solo all’ormai vecchiotto Oblivion, ovvero The Elder Scrolls IV. Riesce ad essere classico ed innovativo, grezzo e pieno di dettagli preziosi allo stesso tempo. La lentezza ti consente di sentirti vivo all’interno di quel mondo, perchè ti permette di scoprire tutto l’amore che gli sviluppatori hanno infuso nella loro opera. Per gli appassionati di storia, dire che è manna dal cielo è fin troppo limitante. Io, personalmente, potrei chiudermici per ore solo a leggere il codex, dettagliatissimo e ricco, strabordante di informazioni e nozioni riguardo l’epoca, dalla vita dei sovrani alla dieta e l’abbigliamento dell’ultimo dei contadini. Parlando del gameplay vero e proprio, come non citare dei pareri di esperti di scherma medievale ed equitazione, che ho avuto la fortuna di leggere in proposito giusto nei giorni scorsi? Il combattimento si rifà al realismo storico, dimenticandosi l’imbarazzante sistema quasi hack-and-slash che, ad esempio, Bethesda continua a propinarci da una ventina d’anni; anzi è una gioia per chi è consapevole di come avvenivano le schermaglie all’arma bianca a quell’epoca. Il cavallo? Pare sia uno dei meglio realizzati nei videogiochi, per comportamento e movimenti, tanto da destare sorpresa per la realistica responsività dei comandi in chi, più di me e di molti altri, vive a stretto contatto con essi tutti i giorni. I dettagli da citare sono tantissimi, dalla diminuzione del tuo chiamiamolo “carisma” se sei ferito o sporco di sangue alla capacità di ammaliare le donne tramite il tuo medievale “puzzo” virile, nel caso non ci si lavasse frequentemente, rimediando però una scarsa considerazione da parte dalle altre persone. Potrei continuare per chilometri e chilometri di pagine, ma ci siamo capiti; il gusto personale te ne fa innamorare, perchè se sei amante della storia ed uno dei tuoi sogni è “vivere” il Medioevo, questo gioco non ha paragoni.

Ma se non è la tua passione, anzi magari hai sempre fatto fatica a digerirla a scuola ed ora te la trovi pure in casa dopo una dura giornata di lavoro, quando vorresti semplicemente svagare un po’, come recepisci questo gioco? Male. Almeno, questo è quello che ho colto leggendo e sentendo opinioni di giocatori con gusti molto diversi dai miei (se non si fosse capito dal paragrafo sopra). Il gioco risulta snervante, morboso; inutilmente macchinoso ed un passo indietro rispetto ad altri titoli, che parcheggiando il realismo hanno portato una struttura più action e alla portata di tutti. Li capisco. Una sezione del gioco ti porta a diventare una guardia cittadina, e sarai costretto a fare una lunga ronda camminando adagio, mentre il tuo superiore ti racconta l’interessantissima storia della sua vita e delle torri della cinta muraria. Dato che ciò ha spazientito un pelo pure me, non faccio fatica ad immaginare gente che avrà coloritamente maledetto la torre, la guarda, sua mamma, gli sviluppatori e le loro mamme a loro volta. Proprio per questi motivi il gioco, complici comunque tanti altri difetti, piccoli per un appassionato (ad esempio più di qualche glitch grafico o bug di sorta, che stanno provando a risolvere con varie patch) ma fastidiosi per un giocatore normale, si è attirato addosso anche parecchio dissenso e critiche, contrapposte invece ai tantissimi elogi più che meritati ricevuti dalla critica specializzata, la quale nella maggior parte ha riconosciuto il gran lavoro svolto dal debuttante studio; sopratutto considerando che tutto era partito da un piccolo progetto indie su Kickstarter.

Vorrei concludere il discorso arrivando al dunque. Viviamo in un’epoca che contrappone il bianco al nero, dimenticandosi tutte le tonalità nel mezzo. Per voi, il fatto che il gioco sia realmente e pienamente apprezzabile solo da chi ama profondamente il contesto, è un difetto sì o no? E se fosse semplicemente “ni”, per cui potrebbe solamente essere un gioco di nicchia che ha avuto un’enorme risonanza mediatica, fino ad arrivare in mano a consumatori poco attenti e/o disinformati, tanto da trovarsi semplicemente un prodotto non nelle loro corde?

Qualcuno già l’ha bollato come “brutto gioco”, proprio per i motivi spiegati sopra; mentre altri al tempo stesso già ne parlano come di un “capolavoro grezzo”. Per me è appunto un titolo non per tutti, tutt’altro che perfetto ma che sarà amato e ricordato da chi riuscirà a comprenderlo. Per gli altri, invece, non prendetevela con KC:D; semplicemente non è stato fatto per voi.

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“Scatena le Tue Passioni”

kingdomcome

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