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DISCUTIAMONE: Metal Gear Survive

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Oggi parliamo di Metal Gear Survive; primo titolo appartenente alla saga ideata da Hideo Kojima ad essere pubblicato dopo la sua fuoriuscita da Konami. L’azienda produttice, tra gli altri, anche degli storici Castlevania, Silent Hill e dello sportivo PES.

Una premessa è dovuta, più che altro un’analisi della backstory di produzione, poiché Survive non è un titolo come gli altri. La saga di Metal Gear Solid è Storia, con la “S” maiuscola ed il suo creatore Hideo Kojima è un maestro e genio visionario.

Sono passati 3 anni dall”arrivo di MGSV The Phantom Pain nelle nostre case e altrettanti dall’addio di Kojima a Konami; periodo che ha portato alla creazione di questo  titolo spin-off,  dichiaratamente non canonico e quindi estraneo ai capitoli precedenti. 
Il gioco è stato visto fin dal suo annuncio, dai giocatori e soprattutto dagli appassionati della saga, come un insulto al contesto in cui si inseriva, un progetto che abusava degli asset di MGSV per inserirsi nel mondo dei survival cooperativi con gli zombie, genere che un paio di anni fa era di moda tanto quanto lo sono ora i vari Battle Royal come PUBG e Fortnite. Sembrerebbe trattarsi di una mera mossa commerciale senza cuore ed anima e dedita al semplice guadagno, almeno apparentemente.

Ma com’è il software arrivato nelle nostre case? E’ davvero il titolo mediocre, o addirittura il disastro che tutti ci aspettavamo?

La risposta è semplice: no. Ed anzi, molto di ciò che pensate di questo gioco è dovuto ad una campagna pubblicitaria totalmente erronea, sballata e confusa riguardo a ciò che si è rivelato realmente Survive. Ecco, si potrebbe dire che questa erronea pubblicità sia la vera ed unica colpa grave di Konami in questo progetto, assieme alla folle richiesta di 10€ per il save slot del secondo personaggio (anche se, alla lunga, aggirabile accumulando il denaro in-game regalato ai giocatori come daily reward).

In primis, il gioco si basa principalmente sulla campagna single-player. Sorpresi? Proprio così, la co-op tanto anticipata fin dai primi trailer, non è altro che una modalità accessoria, un passatempo di contorno a ciò che è il vero cuore pulsante del gioco, la modalità in singolo. Una storyline alternativa che ci butta in un modo parallelo, specifico (come fa immediatamente anche il gioco) per tranquillizzare i Kojimiani più integralisti ed intransigenti. Niente di memorabile, ma superiore alle attese, con promesse di colpi di scena (anche se ogni tanto telefonati) e misteri da svelare. Il vero problema è come ci viene narrata, ovvero principalmente attraverso dialoghi statici, schermate in stile Codec; intervallati da qualche rara cutscene anche ben fatta che si rifà alla regia del passato Director. Può non piacere, può essere giudicata una scelta al risparmio, ma se comunque consideriamo il prezzo budget del gioco (pubblicato a 40€ e non a prezzo pieno) la si può accettare, con un po’ di pazienza e lasciandosi intrigare dalle vicende di questi sopravvissuti.

La parte migliore del gioco è proprio la “polpa” del single-player, ovvero il gameplay, che riprende le basi di The Phantom Pain e le ribalta. Perchè, se anche ad un primo impatto visivo possa non sembrare, pad alla mano è un gioco molto diverso. Riparte da quegli asset e li trasforma (integrandoli con idee interessanti e ben pensate) in ottime meccaniche da gioco survival, con un alto livello di sfida anche superiore alla media del genere. Sì, perchè, sarete sorpresi ancora, il gioco non è una mera operazione commerciale alla portata di tutti, ma richiede dedizione, pazienza ed abilità per essere portato a termine, dovendo saper sfruttare bene le risorse a propria disposizione e richiedendo anche una discreta tattica di approccio a certi combattimenti (ad esempio, diverse ondate di nemici in stile tower defense vi daranno filo da torcere, se non posizionerete bene le vostre difese e non sarete sempre pronti anche a cambi di strategia in corso d’opera). Nota a margine: le microtransazioni presenti non aiutano o sbilanciano il gioco come ci si potrebbe aspettare, anzi possono avere influenza solo verso l’endgame e sono totalmente secondarie.

E’ un survival, e va fino in fondo a questa sua natura. Fame, sete ed ossigeno vi ricorderanno sempre che la morte è dietro l’angolo, così come anche la gestione di ferite e malanni (che in parte si rifà a Snake Eater). Vi sarà d’aiuto la gestione della base, più viva ed utile rispetto alla vecchia Motherbase, inserendo quindi anche un lato gestionale più che apprezzato.

Come detto prima, il gioco (come tutti i survival) richiede pazienza. Più proseguirete nella trama, più saranno sbloccate meccaniche e possibilità che andranno ad arricchire il vostro gameplay, rendendolo sempre più interessante e complesso. Dategli tempo se l’inizio vi può sembrare lento, sappiate che più avanti vi ricompenserà a dovere.

Qual è quindi il risultato di questo progetto? Un gioco divertente, poco pretenzioso ma che ci pone davanti ad un sandbox survival con “zombie” e diversi misteri da svelare.

E’ un crimine il fatto che porti nella saga un genere diverso e che sia estraneo al creatore originale?

No, perchè non è il primo “esperimento” in questo senso, anzi; per andare sul semplice credo mi basti citare il più che apprezzato action game Metal Gear Rising Revengeance, sviluppato da Platinum Games. Purtroppo viviamo in anni in cui i lavori vengono classificati solo come capolavori e fallimenti, il senso di appartenenza a qualcosa è più importante della logica in un giudizio ed il pubblico della rete ha scoperto un piacevole e sadico gusto nell’affossare opere che non meriterebbero tale trattamento, come ad esempio Mass Effect Andromeda, altro gioco piacevole ma non eccellente, demolito a più riprese per la questione delle animazioni facciali (per altro corretto prontamente con una patch), ma che ormai era stato scelto come barzelletta virale dagli influencer della rete, che si sono portati dietro i click del loro pubblico e a catena le opinioni di parte della critica specializzata, che pur di accontentare la fame di distruzione della rete, si è aggiunta a questo movimento becero dedito alla distruzione del titolo e della saga in questione, poi parcheggiata da Electronic Arts fino a data da destinarsi.  

E’ doveroso boicottare il titolo a causa del comportamento pregresso di Konami nei confronti di Kojima, come chiedono molti fan che vorrebbero solamente veder bruciare Survive?

No. Riprendendo “Sins of the father”, dalla colonna sonora di MGSV, possiamo dire che in primis è sbagliato punire il gioco a causa delle colpe del “padre”, Konami appunto. Soprattutto se tale prodotto si è rivelato diverso a ciò che il pubblico si aspettava. C’è del lavoro dietro, della passione. C’è ancora gente brava a fare videogiochi all’interno dell’azienda, e se il risultato di ciò è valido, perchè boicottarlo? E’ uno spin-off, non offende nulla e nessuno, e garantisce ore di intrattenimento. Ovviamente, a patto che piaccia il genere survival, perchè in quel caso entra in gioco la soggettività, il gusto del giocatore in questione.

Questa è un mia riflessione sul gioco, l’opinione di un ragazzo che si è dovuto ricredere mettendo mano sul software in questione. Sì, perchè anche io non mi aspettavo niente di buono, ma ne sono uscito sorpreso. Faccio mea culpa. E’ un gioco piacevole, divertente e difficile, Non è un capolavoro, non è eccellente. Ma neanche un disastro come molti desideravano o si immaginavano. E’ un bel titolo, e a mio parere un ottimo survival, sicuramente per me uno dei più piacevoli da giocare.


Concludo qui questa mia prima “discussione”, possiamo parlarne e sentire anche chi di voi la pensa diversamente, sono sempre interessato ai feedback di ogni eventuale lettore! Spero di poter tornare per affrontare in futuro nuovi argomenti, intanto grazie di esservi interessati ed alla prossima!

Articolo scritto da Marco Costantin

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