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La serie Britannia non colpisce, le prime impressioni

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In assenza de Il Trono di Spade potrete ingannare l’attesa con questa serie” questo è uno dei molti slogan promozionali per pubblicizzare la serie TV Britannia, prodotta da Amazon e Sky ed attualmente in onda su quest’ultima rete televisiva. Ovviamente si tratta di espedienti per destare interesse nel pubblico, facendo uno pseudo-paragone con l’acclamata serie TV della HBO, il quale però non sussiste a causa di molte differenze, che andremo ad elencare in seguito. In questo articolo non andremo a fare una recensione completa (anche perché la prima stagione è ancora in corso), ma un pensiero a caldo su quello che fin’ora abbiamo colto e cosa ci ha trasmesso in queste prime puntate. Dopo la visione dei primi due episodi, la voglia di continuarla è molto bassa e, oltre che per gusto personale, c’è un eccessivo miscuglio di tematiche e concetti troppo di parte e soprattutto “buonisti”. Inoltre gli elementi di politically correct sono troppo sottolineati e mal contestualizzati, ad esempio il “Black-washing”, ovvero il rendere persone o personaggi storici bianchi in neri o viceversa, i quali ovviamente non lo erano (è vero che nell’esercito romano vi erano unità di varie nazioni, ma la maggior parte non erano assolutamente di questa etnia sud africana, specie i centurioni).

In varie interviste il regista ha affermato di aver incentrato la sua serie soprattutto sull’aspetto mistico e religioso dei druidi, il quale è andato abbastanza perduto nel corso della storia, quindi ha scelto di farla più fantasy che storica, prendendosi moltissime licenze storiche. L’idea di base è interessante, ma perché allora inserire così tanti riferimenti storici? Sarebbe stato più in linea con la sua visione farne di meno, dato che la visione principale era sull’aspetto fantasy, ed invece hanno provato a stravolgere alcuni eventi storici, esagerando, cosi che probabilmente una parte di pubblico finirà addirittura per credere siano veri. Esempio di questo, la rappresentazione di Cesare fuggito dalla Britannia, quando in realtà non fu cosi, anzi scatenò l’Inferno come disse un certo “Decimo Meridio” (citazione più che adatta). La serie tiene un profilo soprattutto punk ed anticonformista, si nota soprattutto dalla sigla con i suoi colori molto accessi (tonalità sul rosa) e la musica “country” in sottofondo, in netto contrasto con l’ambiente antico e mistico che permea la storia, ma che in fondo è in linea con ciò che vogliono trasmettere: messaggi contro le forme di ordine ed esaltazione di una piena libertà (specialmente anarchica), si può notare anche dalla frase “no one wants to be civilised” (nessuno vuole essere civilizzato) sui poster promozionali.

La trama in generale ci presenta un’invasione a cui i nativi divisi in varie tribù dovranno opporsi; ci si aspettava uno scontro di culture e lingue? no, il tutto è completamente di parte: i problemi di linguaggio non sono presenti (scelta condivisibile o meno), ma dei Romani si ha solo il punto di vista del generale Aulo Plazio, il quale ha una caratteristica molto importante: ha la faccia del cattivo (non a caso hanno scelto lo stesso attore che ha interpretato il Governatore di The Walking Dead, antagonista di quella serie). Non vi è un incontro tra due civiltà diverse, troviamo direttamente gli invasori e gli invasi. Abbiamo esclusivamente il punto di vista delle tribù native e dei druidi, per questo i confronti con Il trono di spade non sussistono: in quest’ultima vi sono varie visioni tutte in un modo o nell’altro condivisibili, in Britannia no e questo crea un vero e proprio divario di forma.

Un bel punto a favore della serie però è la scelta delle location, in cui si può ammirare tutta la bellezza di questa terra: selvaggia, aperta e libera. Comunque per farvi una vostra opinione vi consigliamo la visione almeno del primo episodio, magari i personaggi o i temi potrebbero interessarvi, cosa che con noi non è riuscita.
CONSIDERAZIONI FINALI: idea interessante sviluppata male.

 

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britannia

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